Non c'è più spazio per il sessismo alla Casa Bianca e Michelle Obama difende Jill Biden a spada tratta

Di Elisabetta Moro
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Photo credit: Kris Connor - Getty Images
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From ELLE

La domanda è sempre la stessa: che problemi hanno certi uomini (bianchi, etero cisgender, of course) con le donne ambiziose e di successo? Evidentemente più di quanti possiamo immaginare e la recente vicenda che ha preso di mira Jill Biden ce ne dà atto. Per farla breve, il giornalista Joseph Epstein del Wall Street Journal ha deciso di impiegare il proprio tempo confezionando un pezzo 100% sessista che attacca la futura first lady. Il motivo? Secondo lui Jill Biden dovrebbe smettere di usare il titolo di "dottoressa" dal momento che non è medico e essere contenta di potersi definire semplicemente "first lady" e moglie dell'uomo più potente degli Stati Uniti (ottimo). Ora, tralasciando il fatto che Biden ha legittimamente ottenuto il suo titolo di Doctor of Education alla University of Delaware e quindi lo usa mettendo quel "Dr." che infastidisce tanto il giornalista prima del suo nome, il punto è un altro. Evidentemente Epstein non sopporta che la futura first lady non voglia abbandonare la propria carriera di insegnante e quindi la attacca sminuendo la sua professione. Peccato per lui che la mossa sia stata prontamente catalogata per quella che è (spoiler: becero sessismo) e diverse donne si sono schierate a fianco di Jill Biden per difenderla, Michelle Obama in prima linea (e evviva la sorellanza).

"In questo momento, stiamo tutti vedendo cosa succede a davvero tante donne professioniste, indipendentemente dal fatto che i loro titoli siano Dr., Ms., Mrs. o persino First Lady: troppo spesso, i nostri risultati vengono accolti con scetticismo, persino ridicolizzati."Veniamo messe in dubbio da coloro che scelgono la debolezza della derisione piuttosto che la forza del rispetto". "È davvero questo l'esempio che vogliamo dare alla prossima generazione?" si chiede Michelle Obama difendendo l'amica che, come racconta nel post su Instagram, per otto anni ha collaborato con lei e con i rispettivi mariti riuscendo a conciliare "più di una responsabilità alla volta, dai suoi doveri di insegnante ai suoi obblighi ufficiali alla Casa Bianca ai suoi ruoli di madre, moglie, e amica".

Photo credit: JEWEL SAMAD - Getty Images
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Il punto è che, come scrive Keli Goff sul The Guardian, negli Stati Uniti alle first lady è solitamente richiesto di mettere da parte la loro carriera per svolgere i compiti cerimoniali a fianco del marito. Jill Biden, però, da questo punto di vista rappresenta un'eccezione dato che ha da subito messo in chiaro che, anche nell'eventualità che suo marito fosse stato eletto presidente, lei avrebbe continuato la sua carriera come professoressa conciliando le due cose come del resto ha fatto negli anni passati da second lady. Tutto questo, secondo la visione patriarcale, è semplicemente inaccettabile: la first lady deve essere materna, accudente, di sostegno ma non certo ambiziosa e volitiva altrimenti rischia di apparire minacciosa. Basti pensare - come fa notare Goff - alla rabbia nei confronti di Hillary Clinton quando risultava una first lady troppo coinvolta e in prima linea nelle battaglie politiche del marito.

Anche Hillary Clinton comunque ha difeso Jill Biden con un semplice e categorico "Il suo nome è Dr. Jill Biden, fatevene una ragione" (molto Hillary) e lo stesso ha fatto anche la figlia di Martin Luther King Jr ricordando a tutti che anche suo padre usava il titolo di Dr., nonostante non fosse un medico. Dal canto suo Jill Biden ha pubblicato un tweet semplice ma efficace: "Insieme, costruiremo un mondo in cui i successi delle nostre figlie saranno celebrati, piuttosto che sminuiti". Touché.

"È per questo che sento così fortemente che non potremmo chiedere una First Lady migliore", ha concluso Michelle Obama, "Sarà un modello formidabile non solo per le ragazze ma per tutte noi, indossando i suoi risultati con grazia, buon umore e sì, orgoglio. Sono entusiasta che il mondo vedrà quello che ho imparato a conoscere: una donna brillante che si è distinta nella sua professione e nella vita che vive ogni giorno, cercando sempre di sollevare gli altri, piuttosto che abbatterli". Sorry, alla Casa Bianca non c'è davvero più spazio per il sessismo.