"Non c’è un solo modo di essere donna e nemmeno di amare" parola di Laura Bispuri oggi a Venezia

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Photo credit: courtesy
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A volte le più grandi rivoluzioni si fanno fra le mura di casa, liberandosi dalla gabbia di convenzioni e segreti nella quale siamo stati rinchiusi, magari per troppo amore. Accade ai personaggi di Il paradiso del pavone, il nuovo film di Laura Bispuri su una famiglia riunita per un pranzo che non avverrà mai perché un dramma inaspettato sconvolge la giornata, e le vite di tutti. Nel suo cinema, da sempre, la regista romana abbatte ogni cliché sulla femminilità, perché non c’è un solo modo di essere donna e nemmeno di amare. «Racconto le donne oltre i luoghi comuni», dice Bispuri. «Il cambiamento della società parte anche dallo scardinamento degli stereotipi femminili sui quali il cinema stesso ha poggiato».

La sua opera prima Vergine giurata raccontava una ragazza albanese che, per essere libera, era costretta a vivere da uomo, il successivo Figlia mia era il ritratto di due madri antitetiche. Al centro di Il paradiso del pavone, in concorso a Venezia nella sezione Orizzonti, c’è Nena, interpretata dalla diva francese Dominique Sanda, una signora matura che da sempre vive un doppio amore per il marito e per la domestica Lucia (Maddalena Crippa). Al suo pranzo di compleanno nella casa di Ostia arrivano i figli Caterina (Maya Sansa), che ha nascosto ai genitori di essersi separata, e Vito (Leonardo Lidi) con la moglie Adelina (Alba Rohrwacher), la figlioletta e il loro pavone, involontario motore dello scompiglio famigliare.

Il pavone è inusuale come animale domestico…

È la sintesi simbolica della bellezza e della vanità umana. I personaggi sono sfaccettati, diversi fra loro, ma non si ascoltano, sono appunto come pavoni. Spesso nascondiamo i segreti più importanti proprio alle persone che ci conoscono meglio: una fonte d’ispirazione è stato il film Segreti e bugie di Mike Leigh.

Nena scavalca ogni cliché sull’amore in età matura e sul concetto di famiglia tradizionale.

Sembra la classica padrona di casa perfezionista, poi finalmente mette a nudo quello che per quarant’anni ha nascosto ai due figli, e si rivela una donna non convenzionale. Il suo rapporto d’amore con il marito e la domestica è l’aspetto più rivoluzionario del film. Quante famiglie conosciamo in cui uomini o donne hanno avuto amanti stabili, mantenendo in casa una situazione meschina? I miei personaggi invece condividono la convivenza sotto lo stesso tetto e un’armonia: il film dice che si può fare.

Com'è riuscita a coinvolgere Dominique Sanda?

Non è stato facile rintracciarla: vive da vent’anni in Uruguay, in una bellissima casa sul mare. È stata coraggiosa: dopo anni che non recitava ha accettato la sfida e ha preso un aereo per viaggiare dall’altra parte del mondo durante la pandemia.

Perché le donne spesso non riescono a rivelarsi davvero in famiglia?

Accade anche agli uomini. In generale, nella famiglia, alcuni caratteri non riescono a uscire dai loro ruoli. Il film è un invito a intraprendere questo viaggio di svelamento: la media borghesia, alla quale i personaggi appartengono, forse ha iniziato a farlo.

Le sue madri hanno dubbi, sbagliano, ma amano molto. Nascono anche dalla sua esperienza personale?

Ho una figlia di 12 anni e diventare madre mi ha fatto riscoprire anche l’essere figlia con un punto di vista completamente diverso. Indago questo tema enorme con curiosità. Anche qui c’è la figura di una madre superiore, Nena, mentre Caterina scopre che forse non sarà mai mamma, e Adelina riscatta il suo rapporto con la figlia.

Ha girato tutti i suoi film con Alba Rohrwacher: cosa c’è di speciale nel vostro rapporto?

Vergine giurata ci ha rapite: abbiamo vissuto insieme un’avventura incredibile, girato in luoghi difficili, mentre Alba studiava l’albanese. In Figlia mia ha un personaggio opposto, esplosivo. Stavolta le ho chiesto di tirare fuori anche il suo lato comico: Adelina ha momenti struggenti e ironici, ha vissuto la malattia, la paura di scomparire. È una delle domande del film: dove si va quando si scompare? I personaggi comprendono che nella vita c’è anche la morte.

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