"Non mi prendo troppo sul serio" Signore e Signori la giurata (e molto di più) Virginie Efira

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Photo credit: Francesco Margutti/Photomovie
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Che fatica! Ma come fa? È la prima domanda, prosaica ma legittima, che sorge seguendo sullo schermo le peripezie di Judith, protagonista di Madeleine Collins, film di Antoine Barraud presentato alle Giornate degli autori a Venezia 78. Molti spettatori, già sopraffatti dal ménage di una sola vita, assistendo al suo avvicendarsi, sempre più folle e affannoso, tra due esistenze diverse, e altrettante famiglie, lavori e compagni, proveranno un potente senso d’ansia. Ma Madeleine Collins è più di questo: è un thriller psicologico che scopre le sue carte poco a poco, una gigantesca prova d’attrice per Virginie Efira, interprete raffinata e brillante, reduce dal clamoroso ruolo di suora lesbica in Benedetta di Paul Verhoeven a Cannes, qui a Venezia anche tra le quattro giurate del Concorso: «Una vita per me è sufficiente», scherza Efira. «E poi come bugiarda sono piuttosto scarsa, non perché non sia una brava attrice, ma perché ci vuole una grande lucidità per mentire e io sono troppo pigra».

Quanta distanza corre tra il personaggio di Benedetta e quello di Judith?

Credo che abbiano parecchi punti in comune: entrambe cercano di trovare una via di fuga, una forma di libertà nei loro rispettivi mondi. Come Benedetta, Judith si pone la questione dell’identità. Raddoppia se stessa e le proprie relazioni per darsi più spazio nel mondo e respirare. È come se fossero entrambe delle attrici. E le capisco: c’è qualcosa di irresistibilmente romanzesco nelle bugie.

Ha messo qualcosa di suo in Judith?

Naturalmente sì: questo slittamento continuo di identità assomiglia molto alla pratica della recitazione, fare l’attore è un po’ come sottoporsi a un processo incessante di psicoanalisi.

Quale delle sue due esistenze sceglierebbe?

Mi verrebbe da dire quella con l’amante più giovane e bello, interpretato da Quim Gutiérrez (ride), ma anche l’altro ha un suo appeal e, soprattutto, nell’architettura dei suoi sentimenti l’uno non potrebbe esistere senza l’altro, una cosa che accade spesso anche nella vita.

La sua carriera sta prendendo il volo, come si sente?

Colgo le differenza rispetto a prima perché sono qui al Lido a chiacchierare con lei, ma non lo sento come un sogno che si avvera. Certo, ci sono più strade che si aprono e forse i vantaggi sono maggiori per una donna della mia età che per un'attrice alle prime armi, ma non mi monto la testa. Forse perché sono nata in Belgio, dove nessuno si prende mai troppo sul serio.

Sarà comunque una bella iniezione di autostima?

Non mi pongo più la questione della legittimità, se allude a questo, se sia abbastanza brava per fare quello che faccio: sono troppo vecchia per chiedermelo. Non so se ho trovato davvero il mio posto al sole, ma quando sei un attore, anche questo tipo di certezze è in continuo movimento. Per me è sufficiente riuscire a essere coerente.

La vedremo finalmente in un film accanto al suo compagno Niels Schneider?

È già accaduto in passato, ma abbiamo un nuovo progetto insieme.

Di che cosa parla?

D’amore, naturalmente.

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