Non sono ancora iniziate e le Olimpiadi di Tokio sono già i Giochi dei diritti (ed è bellissimo)

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Photo credit: ASANO IKKO - Getty Images
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"Nessun tipo di dimostrazione o propaganda politica, religiosa o razziale è consentita in qualsiasi sito, sede o altre aree olimpiche" così recita la Regola 50 della Carta Olimpica che vuole che lo sport si mantenga "neutrale" e lontano da battaglie politiche o per i diritti civili. Ma oggi è davvero possibile? E soprattutto: dov'è il limite oltre il quale la neutralità si trasforma in indifferenza? Sembra che il CIO abbia in parte ceduto alle richieste degli scorsi mesi da parte degli atleti di consentire qualche forma di manifestazione di solidarietà ad importanti battaglie per i diritti civili. Detto fatto: a Sapporo alla partita di calcio femminile che ha inaugurato il torneo di Tokyo 2020 le calciatrici di Gran Bretagna e Cile si sono inginocchiate prima della partita in segno di solidarietà verso Black Lives Matter. Questi giochi olimpici ancora non sono stati ufficialmente inaugurati, ma sembra già un ottimo inizio.

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Era il 1968 quando sul podio i velocisti John Carlos e Tommie Smith alzarono i pugni indossando dei guanti neri a sostegno del movimento 'Black Power', oggi invece abbiamo il cosiddetto "take a knee", il gesto simbolo della lotta al razzismo, ormai ben noto. Dopo gli Europei di calcio (e le polemiche annesse e connesse) aspettiamo sempre di vedere se le squadre in campo sceglieranno di manifestare il loro supporto alla comunità Black contro la violenza della polizia e il razzismo sistemico. Le calciatrici britanniche e cilene non si sono tirate indietro e, subito dopo, anche Svezia e USA hanno fatto lo stesso. Nel 68 il Comitato Olimpico Internazionale aveva chiesto l’immediata esclusione di Smith e Carlos dal villaggio olimpico e la loro sospensione dalla squadra americana, proprio in nome della Regola 50, oggi, invece, sembra intenzionato a "chiudere un occhio".

Photo credit: Bettmann - Getty Images
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Formalmente, certo, la regola è ancora in vigore e gli atleti sono spinti a limitare l'espressione delle loro idee politiche in momenti meno formali come le interviste. Il gesto di inginocchiarsi, però, forse anche per la sua notevole diffusione, sembra tollerato e il presidente del CIO, Thomas Bach, ha detto in una conferenza stampa mercoledì scorso che "Non è una violazione della regola 50. Questo è espressamente ciò che è consentito in queste linee guida". Una certa diffidenza verso le battaglie politiche in campo, tuttavia sembra permanere tanto che il The Guardian aveva rivelato ieri che il Comitato Olimpico Internazionale e gli organizzatori di Tokyo 2020 avevano vietato ai loro social media manager di pubblicare foto degli atleti che si inginocchiano a questi Giochi Olimpici. Un insider aveva infatti raccontato al quotidiano britannico che un messaggio con il divieto era stato consegnato "dall'alto" martedì sera, ora di Tokyo, con un riferimento specifico alla prima partita di calcio femminile. Oggi però: colpo di scena, il profilo Twitter delle Olimpiadi ha postato una foto delle atlete inginocchiate, che sia un segno di apertura? Non ci resta che stare a vedere.

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