"Non tutte le persone con il ciclo sono donne". E fu così che Tampax ci insegnò il diritto di essere

Di Elisabetta Moro
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Photo credit: Jim Craigmyle Photography - Getty Images
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From ELLE

Ok, vogliamo parlare della polemica di Tampax che ha twittato il suo sostegno alla comunità trans scatenando il solito (e ormai inaccettabile) putiferio. Ma prima di tutto dobbiamo fare breve ripasso perché altrimenti si cade sempre sui soliti punti. Che cosa si intende per identità sessuale? Allora: ognuno di noi ha una propria identità sessuale che si costruisce nel corso della vita ed è fluida e mutevole. Poi: questa è costituita da diversi aspetti della nostra identità ovvero il sesso biologico dettato dalle caratteristiche genetiche, ormonali e anatomiche che definiscono l’appartenenza al sesso maschile, femminile o a una condizione di intersessualità; l'identità di genere, cioè il genere in cui ci identifichiamo (uno, più di uno o nessuno); l'orientamento di attrazione, vale a dire verso chi siamo attratti, e l'espressione di genere, ovvero il modo in cui manifestiamo la nostra identità di genere tramite caratteristiche estetico-comportamentali che possono o meno rispecchiare i ruoli di genere dettati dalla società. Ecco, detto questo, possiamo entrare nel vivo della polemica Tampax.

Che cosa è successo? In realtà l'azienda leader nella produzione di assorbenti interni del gruppo Procter&Gamble si è limitata a constatare l'ovvio in un Tweet: "È un fatto: non tutte le donne hanno il ciclo", ha twittato Tampax, “Ed è sempre un fatto che non tutte le persone con il ciclo sono donne. Celebriamo la diversità di tutte le persone che sanguinano". Eppure, ancora nel 2020, evidentemente tutto questo tanto ovvio non è. Sui corpi delle donne e degli uomini trans è tuttora in corso una battaglia che finisce per andare alla radice del significato di "maschio" e "femmina" (con infiniti voli pindarici) e per mostrare così tutti i pregiudizi della nostra società. E infatti al tweet di Tampax hanno risposto in molti dicendo che chiunque abbia le mestruazioni è semplicemente una donna, punto. Insomma, un po' come la posizione sostenuta qualche tempo fa sempre su Twitter JK Rowling che ha fatto indignare giustamente i suoi fan ("'Persone che hanno le mestruazioni.' Sono sicuro che una volta c'era una parola per quelle persone. Qualcuno mi aiuti. Denne? Dinne? Daanne?").

Il punto è che identificare automaticamente chiunque abbia un utero, una vagina, delle ovaie e sanguini mensilmente come "donna" nega l'identità degli uomini trans e allo stesso tempo sminuisce la condizione delle donne trans, delle persone intersessuali e anche di tutte quelle donne cisgender che non hanno le mestruazioni. "Non mi piace che le persone usino le mestruazioni come un modo per tracciare una linea per la femminilità", scrive Fallon, che si identifica come non-binary, su Hello Clue. "Se sanguini allora sei una donna? Non funziona così, anche se sei cis o qualsiasi altra cosa. Non tutte le donne cisgender hanno il ciclo. Anche nella sua logica più elementare, questo ragionamento è difettoso. A mia zia sono stati asportati entrambi i seni, le sono appena stati asportati anche l'utero e le ovaie, e ora lei ha paura di non essere più una vera donna. Fa male a tutti usare organi, parti del corpo e qualsiasi altra misura arbitraria per definire una persona".

Fa ancora più male, poi, se a farlo sono persone che si identificano come "femministe" e si scagliano contro la dichiarazione di Tampax in nome dei diritti delle donne ricordando all'azienda che in quanto produttrice di dispositivi sanitari femminili dovrebbe sostenere le persone uteromunite e non stare a fare cavilli su identità e disforia di genere. Chi glielo spiega alle Terf (ovvero le Trans Exclusionary Radical Feminist, ndr) che a renderci donne (o uomini, o non binary o quello che vogliamo) è qualcosa di ben più profondo e complesso di un assorbente interno? Noi comunque stiamo con Tampax: #transisbeautiful e ben venga la diversity che - credeteci - fa bene a tutt*.