Nonostante le promesse iniziali dei talebani, a Kabul entra in vigore il divieto di lavorare per le donne

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Photo credit: HOSHANG HASHIMI - Getty Images
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Avevano detto che sarebbe stato diverso, avevano promesso di garantire almeno in parte i diritti delle donne (sempre secondo le norme della sharia), avevano creato l'illusione che non fosse tutto completamente perduto come negli anni tra il 1996 e il 2001. E invece le cose stanno andando male (e, chissà perché, non siamo stupite). I talebani stanno adottando misure sempre più restrittive nei confronti delle donne e delle ragazze e in questi giorni hanno stabilito che a Kabul le donne dipendenti del comune dovranno rimanere a casa: per ora, secondo il sindaco ad interim della città Hamdullah Nohmani, c'è solo un lavoro che può essere fatto dalle donne, quello di pulire i bagni pubblici femminili.

Domenica il governo dei talebani ha chiuso il ministero degli Affari femminili che finora costituiva una sorta di ministero delle Pari opportunità. D'ora in poi si chiamerà ministero per “la diffusione della virtù e la prevenzione del vizio” e il cambiamento è decisamente emblematico. Per protesta, a seguito della decisione, alcune donne afghane hanno organizzato una manifestazione davanti alla sede del ministero. Stringevano dei cartelli con scritto "Istruzione, lavoro e libertà", "Le ragazze dovrebbero andare a scuola" e "L'eliminazione delle donne è l'eliminazione degli esseri umani". Dopo uno scontro verbale con un funzionario talebano, le donne sono tornate a casa e la protesta si è conclusa, ma non è stato l'unico tentativo di ribellione di questi giorni. Anche le impiegate del ministero dopo essere state sospese hanno protestato davanti alle telecamere: "Preferisco morire piuttosto che perdere il lavoro", si sentiva urlare una madre single costretta a perdere lo stipendio con cui mantiene la famiglia.

Photo credit: Anadolu Agency - Getty Images
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Come spiega la CNN, l'ordine dei talebani lascerà centinaia di donne senza lavoro. Il sindaco Nohmani, infatti, ha detto che ci sono 2.930 persone che lavorano per il comune, il 27% delle quali sono donne. "Inizialmente abbiamo permesso a tutte loro di continuare a portare avanti i loro impieghi, ma poi l'Emirato islamico ha deciso che era necessario che per qualche tempo il loro lavoro si fermasse", ha dichiarato Nohmani, "Allora abbiamo tenuto solo quelle donne di cui avevamo bisogno, voglio dire per lavori che gli uomini non potevano fare o per lavori che non sono da uomini. Per esempio, ci sono i bagni pubblici femminili nei bazar".

Il sindaco ha aggiunto che "finché la situazione non tornerà a uno stato normale, abbiamo chiesto loro di rimanere a casa" spiegando che è necessario "predisporre un ambiente di lavoro adeguato" per le donne così come per le studentesse. "Oggi ciò che sta accadendo in Afghanistan è contro le promesse fatte dai talebani e contro i valori islamici" ha dichiarato Fawzia Koofi, ex deputata afghana, negoziatrice di pace e attivista per i diritti delle donne, "Oggi si sente dire che le ragazze non possono ricevere un'istruzione, le porte degli uffici sono chiuse loro in faccia, non ci sono rappresentanti donne nella leadership politica". Se davvero i talebani vogliono farci credere di essere diversi, dovranno dimostrarlo con i fatti, per ora i nostri pensieri vanno alle donne di Kabul e ai loro cartelli di protesta.

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