Nunzia De Girolamo: «Ecco Gea, mia figlia»

Di Redazione Gente
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Photo credit: Foto di Livio Anticoli
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From ELLE

Da quando è nata Gea, per Nunzia De Girolamo dormire una notte intera, di filato, è un sogno che si realizza di rado. «Da otto anni non so che significhi andare a letto e riposare senza interruzioni. Sono molto apprensiva: non passa notte senza che mi svegli più volte per vedere se mia figlia sta bene, se è coperta abbastanza. Tra noi c’è un legame fortissimo e io, lo ammetto, ho mille paure irrazionali da quando c’è lei. Non riesco a farci nulla: nella vita sono soprattutto una mamma». Nunzia lo dice piena di orgoglio.

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La donna brillante e sicura di sé, avvocato con la passione per la politica, deputata in due legislature, ministro delle Politiche agricole del governo Letta, diventata poi opinionista in Tv, e dal 13 febbraio conduttrice del programma Ciao Maschio, un viaggio nell’universo maschile, in seconda serata su Raiuno, confida: «Quando ho scelto di diventare madre, per la mia famiglia è stata una sorpresa e vedermi totalmente calata nel ruolo li ha lasciati a bocca aperta. Ma ha stupito anche me: sono sempre stata molto ambiziosa, un’ambizione sana, votata alla carriera. Quando ho conosciuto mio marito - Francesco Boccia, ora ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, ndr - , non avevo come obiettivi nozze e figli. Era il 2009. Eravamo entrambi impegnatissimi: la nostra vita era senza orari, il telefono sempre acceso. Ho avuto carriera e soddisfazioni. Poi, a 36 anni, ho sentito che mi mancava qualcosa: abbiamo scelto di avere un figlio. Sognavo una bimba, e volevo chiamarla Gea».

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Gea è il nome greco della Terra e, in effetti, questa bimba deliziosa, con gli occhi scuri e vivaci, rappresenta il mondo di Nunzia. «Ho sempre delegato il minimo indispensabile, facendo di tutto per rientrare a casa e occuparmi di lei». Che bimba è Gea? «Molto autonoma, piuttosto impegnativa dal punto di vista intellettuale, vuole che le si spieghino bene le cose. È brava a scuola, anche se sulle tabelline potrebbe migliorare, non è vivace, come lo ero io alla sua età, ed è più vanitosa di me, che sono un po’ maschiaccio». Poi Nunzia racconta: «Insieme stiamo combattendo la sua timidezza: gliel’ho rappresentata come se fosse un muro da abbattere con un grande martello. Ce la stiamo facendo», racconta. Poi ci spiega la ragione del nome Gea. «Quando ero all’università a Roma studiavo moltissimo e, nel tempo libero, avevo iniziato a scrivere un libro. La protagonista si chiamava Gea. Era un po’ l’altra me, quella più sensibile, più delicata. Sono aspetti che per molto tempo ho celato, perché nel mondo del lavoro è difficile farli emergere. Quando conobbi Francesco eravamo politicamente agli opposti: centrodestra (io) e centrosinistra (lui) si detestavano, il nostro era un rapporto bipartisan e per molto tempo ci siamo nascosti. Francesco mi aveva registrato sul suo cellulare come Gea. Ci eravamo ripromessi che se avessimo avuto una bambina quello sarebbe stato il nome. Il libro non è stato ultimato, in compenso abbiamo avuto lei».

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Nunzia racconta il legame con il marito, il primo incontro. «All’epoca ero in Parlamento ma non l’avevo mai notato. Un giorno andai a Napoli per un convegno e, appena salita sul palco, vedendolo sono stata colpita: classico colpo di fulmine. Durante la giornata abbiamo parlato, ma nulla di più. Tornata a casa, mi sono resa conto che quell’uomo l’avevo in testa. Così gli inviai una mail». Rispose subito? «Sì, con queste parole: “Ero certo che mi avresti scritto”. In pratica era una sfida. Per molto tempo andammo avanti con la corrispondenza e basta. Poi mi invitò a pranzo: fu tranquillo, piacevole. Francesco mi conquistò immediatamente dal punto di vista intellettuale: aveva tante cose da dire e sapeva dirle bene. Avevamo, e tutt’oggi abbiamo, idea politiche diverse. All’inizio siamo stati messi a dura prova, ma abbiamo sempre vinto su tutto». Il segreto? «Sappiamo quando fare un passo indietro, senza mai calpestare l’altro, e siamo sempre complici. Lui è tranquillo, riflessivo, io mi infiammo, ma abbiamo creato un buon equilibrio. Le diversità ideologiche possono essere un arricchimento. Non litighiamo mai per ragioni politiche. La politica la lasciamo fuori dalla porta di casa».

Nunzia dice di essere un maschiaccio, di aver avuto spesso amici uomini, soprattutto da ragazzina. Ora sarà l’unica donna in studio nel suo nuovo programma. E ospiterà solo maschi. «Tre a puntata, con profili e mondi diversi. Sarà interessante parlare con loro, confrontarsi. Avere un’indole schietta e per nulla civettuola mi aiuterà a entrare in profondo contatto con loro. In ogni puntata avrò anche un politico, ma non per parlare di politica, né di gossip. Mi piacerebbe umanizzare il mio mondo di provenienza. Aiuterebbe molto in tempi di disaffezione».

Ma passiamo dall’universo maschile alla femminilità. Quando Nunzia ha partecipato a Ballando con le stelle ha sfoderato una sensualità inaspettata... «All’inizio è stato un trauma fare i conti con la mia femminilità, con i vestitini, le trasparenze. Ho sempre nascosto la mia presunta bellezza, l’idea di seduzione non è mai stata un’ossessione, ho preferito investire in altre cose. Ma avevo un maestro eccezionale, Raimondo Todaro, che mi ha permesso di essere più leggera, spensierata. Sono molto severa con me stessa e quell’esperienza mi ha aiutato a scoprire e mostrare il lato più femminile». Gelosia a casa? «Mio marito no, è molto sicuro di sé. La gelosa sono io. Il nostro legame è solido, ed è rimasto intatto. Dopo 11 anni insieme, la magia dell’inizio è rimasta. Siamo riusciti a mantenere vive le fiamme».

Testo di Sabrina Bonalumi

Tutte le foto sono state pubblicate da Gente