Nuovo Dpcm, verso una zona gialla potenziata dal 3 dicembre

Pietro Salvatori
·Giornalista politico, Huffpost
·2 minuto per la lettura
Italian Prime Minister Giuseppe Conte wearing a protective face mask gestures as he speaks during a news conference on government's new anti-COVID-19 measures, as the outbreak of the coronavirus disease (COVID-19) continues, at Chigi Palace in Rome, Italy October 25, 2020. REUTERS/Yara Nardi (Photo: Yara Nardi / Reuters)
Italian Prime Minister Giuseppe Conte wearing a protective face mask gestures as he speaks during a news conference on government's new anti-COVID-19 measures, as the outbreak of the coronavirus disease (COVID-19) continues, at Chigi Palace in Rome, Italy October 25, 2020. REUTERS/Yara Nardi (Photo: Yara Nardi / Reuters)

Una zona gialla potenziata. Si potrebbe riassumere così l’idea del governo relativamente a quel che accadrà dal 3 dicembre, data in cui Giuseppe Conte sarà chiamato a firmare un nuovo dpcm che sostituisca l’attuale in scadenza la settimana prossima. I contagi stanno rallentando e l’indice Rt si sta riavvicinando al valore di 1, una soglia che colora di ottimismo l’orizzonte degli eventi. “Ma sarebbe sbagliato dare un segnale di pericolo scampato”, continua a ripetere ai suoi interlocutori Giuseppe Conte, memore di quanto successo l’ultima estate, e consapevole che basta il minimo passo falso per permettere alla curva di impennarsi nuovamente. Per questo non si vuole dare comunicativamente l’idea di un rilassamento, il punto di fondo di tutti i ragionamenti fatti nel vertice fiume che ha visto il premier chiuso a Palazzo Chigi con i capi delegazione dalle 11 del mattino fino a sera inoltrata.

Sulle scuole il confronto si è infuocato. Alla fine l’hanno spuntata Roberto Speranza e Dario Franceschini, convinti che una riapertura prima delle feste sarebbe stata assolutamente controproducente per la diffusione del virus. Non è bastata la dura opposizione di Teresa Bellanova e di Alfonso Bonafede, che in rappresentanza di Italia viva e Movimento 5 stelle hanno sostenuto la necessità di un ritorno in classe che fosse almeno simbolico. È pesato l’intervento di Silvio Brusaferro e Franco Locatelli, che all’ora di pranzo hanno raggiunto presidente del Consiglio e ministri per illustrargli i risultati del monitoraggio settimanale, ma soprattutto il parere dei presidenti delle Regioni, compatti con pochissime eccezioni nel chiedere che le scuole rimangano chiuse almeno fino alla Befana. Respinta la proposta di Paola De Micheli, che per ovviare all’eventuale riapertura e al conseguente sovraccarico del trasporto pubblico locale ha proposto di spalmare le ...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.