Nuovo studio conferma che il Covid può infettare anche l'orecchio più interno

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Covid, orecchio
Covid, orecchio

Secondo una nuova ricerca il Covid può infettare anche la parte più interna dell’orecchio: da questo potrebbero nascere i fastidi uditivi che talvolta riportano i pazienti risultati positivi.

Covid, il nuovo studio sul virus arriva dagli Stati Uniti

Secondo una nuova ricerca del MIT, il Massachusetts Institute of technology, il Covid può infettare anche la parte più interna dell’orecchio, cellule ciliate, utili per l’udito e per l’equilibrio della persona, incluse. Non sono occhi e naso quindi, anche l’orecchio è una via d’ingresso per il virus.

Covid, il nuovo studio sul virus: lo sviluppo della ricerca

Tra le nuove ricerche in ambito scientifico sul virus, tra le quali alcune sono state condotte in Italia, come quella che ha dimostrato il legame tra Covid e problemi cardiaci dei pazienti al San Raffaele di Milano, questa è la prima che si concentra sull’apparato uditivo. Lee Gehrke e Konstantina Stankovic, coordinatori del team di ricerca del MIT, hanno sviluppato nuovi modelli cellulari dell’orecchio umano più interno. I ricercatori, che stavano già cercando di realizzare, in epoca pre-Covid, modelli cellulari per studiare le infezioni dell’orecchio, hanno adattato i loro studi al virus Sars Cov-2, prelevando cellule di pelle umana per trasformarle in cellule staminali pluripotenti indotte.

Covid, il nuovo studio sul virus: i risultati della ricerca

I ricercatori hanno scoperto che alcune cellule dell’orecchio, come le ciliate, producono le proteine che il virus utilizza per entrare nelle cellule. Hanno così dimostrato che il Covid può “passare” attraverso l’orecchio, infettandone la parte più interna. Il MIT ha spiegato così la ricerca: “L’andamento dell’infezione osservato nei campioni di tessuto sembra corrispondere ai sintomi osservati in un gruppo di 10 pazienti Covid che aveva segnalato problemi alle orecchie. La malattia sembra quindi causare problemi di udito ed equilibrio, anche se non è ancora nota l’incidenza”.

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