Obsolescenza programmata: ecco perché ti ritrovi a cambiare spesso il telefono

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obsolescenza programmata
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Forse hai sentito parlare della lampadina centenaria di Livermore, in California, accesa da oltre un secolo. Cosa c’è che non va con quelle che usiamo oggi, che durano decisamente molto meno?

La storia racconta che, nel 1924, un gruppo di grossi produttori di elettronica provenienti da Stati Uniti, Germania e Regno Unito si riunirono per discutere sulla durata dei prodotti. Stabilirono, con unanime consenso, che le lampadine di lunga durata fossero dannose per gli affari e decisero di ridurre le ore di autonomia delle lampadine. Inoltre, decisero persino di poter imporre delle multe tra loro, per impedire che qualcuno infrangesse il patto.

Questa mossa è chiamata obsolescenza programmata. È ingiusta, ma ha perfettamente senso dal punto di vista degli affari. Da allora, molte case produttrici hanno usato la stessa cospirazione. Un esempio su tutti: nel 2018, Samsung e Apple sono state multate per aver intenzionalmente reso obsoleti i loro prodotti (si trattava di una multa piccola, comparata alla grandezza delle aziende in questione).

Ma cos’è l’obsolescenza programmata?

Per definizione, l’obsolescenza programmata è una strategia aziendale che consiste nel pianificare e mettere in atto la “fine” di un prodotto fin dalla sua progettazione. Un prodotto diventa obsoleto quando è “superato” dai modelli successivi o diventa completamente inutilizzabile.

I quattro tipi principali di obsolescenza programmata sono la durata pianificata, l’impossibilità della riparazione, l’obsolescenza hardware e i mancati aggiornamenti software.

Obsolescenza programmata in azione

Le multe hanno impedito a Samsung, Apple o qualsiasi altro produttore di smartphone di gravare sui consumatori con prodotti scadenti? Probabilmente no: ci sono tanti modi di rendere intenzionalmente obsoleti i prodotti prima del tempo, anche rimanendo perfettamente entro i limiti della legalità. Vediamo alcuni esempi per capire come fanno queste aziende a indurci il bisogno di un nuovo acquisto con cadenza annuale o giù di lì.

La riparazione impossibile

Anche tu odi quando scopri che il dispositivo che hai acquistato con il tuo sudatissimo denaro non è riparabile? Al giorno d’oggi succede molto spesso, alla luce del sole.

La più grande colpevole è Apple. Se possiedi uno dei loro dispositivi, probabilmente hai già avuto modo di notare quanto sia complicato far riparare o sostituire le sue parti. Le viti usate da Apple sono particolari e richiedono cacciaviti appositi: praticamente non è possibile aprire un dispositivo a casa per ripararlo e trovare un professionista che lo faccia diventa così costoso che, alla fine, spesso conviene comprare un nuovo dispositivo.

L’azienda ha dichiarato che tutto ciò avviene per motivi di sicurezza e per scongiurare l’utilizzo di parti di qualità inferiore, che potrebbero invalidare la garanzia. Comunque, si tratta di obsolescenza programmata.

Obsolescenza hardware

Una delle forme più evidenti di obsolescenza programmata riguarda la parte hardware. In cosa consiste? Semplice: le aziende utilizzano parti che si consumano troppo in fretta, oppure fanno in modo che non siano sostituibili.

Le batterie al litio non funzionano in modo ottimale per sempre. Dopo poco più di un anno di utilizzo, si iniziano già a vedere cambiamenti nelle prestazioni dello smartphone: di conseguenza, si dovrà cominciare a ricaricare il dispositivo più di una volta al giorno. In diversi dispositivi, le batterie al litio non possono essere sostituite: o ti tieni gli inconvenienti che questo comporta, o compri un nuovo telefono. E spesso vince la seconda opzione.

L’obsolescenza hardware avviene anche con altri dispositivi elettronici, come le stampanti: l’acquisto sembra un affare… fino al momento in cui si scopre che l’inchiostro costa più della stampante stessa. Alcune aziende, infatti, hanno anche sistemi integrati per garantire che il livello di inchiostro non scenda al di sotto di un determinato livello, per continuare a farti acquistare cartucce.

Aggiornamenti software

A volte ti trovi in una situazione dolorosa in cui, per giocare, devi installare un motore grafico, forse persino uno che hai usato prima, ma scopri che non è compatibile con il tuo dispositivo o sistema operativo. Scegli di aggiornare il tuo sistema operativo, ma scopri che l’iOS 14.7.1 che stanno cercando è disponibile solo per iPhone 6s e versioni successive. E le cose potrebbero andare anche peggio per gli utenti Android.

Puoi ovviare a questo difetto attenendoti a giochi che richiedono semplicemente internet per funzionare, come i giochi dei casinò online e i giochi per browser, che comunque potrebbero creare problemi richiedendo di scaricare ulteriori applicazioni.

Ecco cos’è l’obsolescenza relativa agli aggiornamenti software. Si tratta di scegliere tra non poter più utilizzare la tua app preferita o comprare un nuovo smartphone che toglierà qualche centinaio di euro dal tuo conto in banca. Se scegli la seconda opzione, avrai i servizi che desideri… almeno fino a quando qualche azienda miliardaria non deciderà che è il momento di farti spendere altri soldi.

Un esempio recente di obsolescenza programmata legata agli aggiornamenti software ha riguardato alcune app destinate alla scansione dei codici QR per le vaccinazioni, che si sono rivelate un po’ “schizzinose” a seconda dei sistemi operativi.

L’obsolescenza percepita

In questo caso, probabilmente, noi utilizzatori abbiamo più colpe delle aziende produttrici.

L’obsolescenza percepita è un’astuta strategia di marketing usata ormai da tutti i produttori di smartphone. Non c’è nemmeno bisogno che uno smartphone abbia dei problemi perché si senta il bisogno di sostituirlo: basta che le aziende immettano sul mercato nuovi prodotti nella stessa linea ogni anno (si pensi alle serie Note o S di Samsung).

Ogni azienda lancia un modello aggiornato ogni anno e, a ben vedere, ci si rende subito conto che non ci sono quasi mai differenze significative tra la nuova versione e la precedente. I nuovi modelli hanno semplicemente una forma leggermente diversa, la fotocamera posizionata altrove o pulsanti diversi, oppure sono disponibili in altri colori. A volte il design riprende modelli più vecchi, ormai dimenticati. E quando tutti intorno a te cominciano ad avere il modello nuovo di zecca, finisci col cedere e comprarne uno anche tu.

La giustificazione

Produttori e tecnomani di tutto il mondo hanno un’importante tesi a favore dell’obsolescenza programmata: ovvero, che essa favorisca il progresso e l’innovazione.

Se le aziende proponessero un solo prodotto, molto durevole, i consumatori non farebbero nuovi acquisti così spesso. Di conseguenza, i ricavi scenderebbero e le aziende potrebbero persino essere costrette a chiudere (ma, anche se rimanessero aperte, non ci sarebbe molto spazio per le nuove tecnologie). Questo fermerebbe del tutto l’innovazione tecnologica.

La questione ambientale

Oltre al discorso delle spese superflue, l’obsolescenza programmata risulta problematica dal punto di vista ecologico: più prodotti nuovi acquistiamo, più rendiamo inutili quelli vecchi.

Per non parlare del problema dello smaltimento dei rifiuti elettronici. Molti di noi conservano con cura i vecchi dispositivi in un cassetto ma, prima o poi, toccherà buttarli via. I rifiuti elettronici globali, considerando solo il periodo tra il 2010 e il 2019, sono stati 53,6 milioni di tonnellate: un aumento di oltre 44 milioni di tonnellate in soli quattro anni.

Come ostacolare l’obsolescenza programmata?

Fortunatamente, i consumatori hanno dalla loro parte alcune persone che vigilano su questi meccanismi. Per esempio, su YouTube si trovano molti video in cui viene spiegato come aprire lo smartphone. Inoltre, il sito web iFixit (in inglese) fornisce guide dettagliate per la riparazione della maggior parte dei dispositivi tradizionali.

Anche alcuni governi (come quello del Regno Unito) stanno prendendo atto della questione e approvando, molto lentamente, leggi e incentivi contro l’obsolescenza programmata. Una misura efficace è la riduzione delle tasse sui prodotti progettati per durare più a lungo.

Nel frattempo, ecco alcune dritte per prolungare la durata della batteria del tuo smartphone: evita temperature estreme, soprattutto a pieno regime (potrebbero influire sulla capacità); ricarica a voltaggio più basso, perché la tecnologia di ricarica rapida genera molto calore; infine, mantieni un intervallo di carica compreso tra il 25% e il 75% (sia lo scaricamento completo che la ricarica eccessiva aumentano l’usura della batteria).

Conclusione

Il problema dell’obsolescenza programmata è difficile da risolvere. Nel complesso, la maggior parte dei governi la sostiene (grazie ai vantaggi economici che ne derivano); le grosse aziende, che la alimentano, ne traggono solo vantaggi; infine, noi consumatori siamo troppo impegnati a voler stare sempre al passo con le novità, anche quando non ce ne sarebbe alcun bisogno. Insomma, pare che ne avremo ancora per molto tempo.

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