Ode alla ragazza magica di Tokyo 2020, Bebe Vio l'Araba Fenice da cui dovremmo imparate T-U-T-T-O

Photo credit: Tasos Katopodis - Getty Images
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Inarrestabile la nostra ragazza magica. La fenice della scherma italiana Bebe Vio ha fatto incetta di medaglie ai Giochi paralimpici di Tokyo, aggiudicandosi l'oro nel fioretto individuale contro la cinese Zhou Jingjing, già battuta a Rio 2016, e l'argento nel fioretto a squadre con le compagne Ionela Andreea Mogos e Loredana Trigilia, migliorando il bronzo di cinque anni fa. Eppure Bebe queste paralimpiadi non avrebbe nemmeno dovuto disputarle.

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Come ha raccontato lei stessa dopo la finale di sabato, un grave infortunio al braccio sinistro e una successiva infezione da stafilococco hanno rischiato di porre fine al sogno azzurro di una delle atlete paralimpiche più apprezzate e influenti di sempre. In gioco non solo la partecipazione a Tokyo e la possibilità di poter continuare a tirare di scherma, ma la sua stessa sopravvivenza. "Ho rischiato l'amputazione del braccio" confessa al Corriere della Sera, mentre spiega di non aver voluto far trapelare la notizia prima della gara per evitare che, in caso di sconfitta, lo stop forzato e la preparazione atletica in soli due mesi fossero considerati un alibi. Tanto l'orgoglio della fiorettista veneta che, colpita nel 2008 da una meningite fulminante che obbligò i medici a procedere con l'amputazione di gambe e avambracci per salvarle la vita, sa bene cosa significhi trovarsi ogni giorno a fare i conti con se stessa e con il proprio corpo.

Photo credit: Carmen Mandato - Getty Images
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"I primi quattro anni della preparazione sono andati benissimo, anche nel periodo del Covid, anche grazie ai miei allenatori e alle Fiamme Oro perché ho ripreso persino prima delle altre avversarie. L'ultimo anno, invece, è stato parecchio «sfigato» per via dell'infortunio che ho avuto" ha spiegato al Corriere. "Lo scorso 4 aprile mi sono dovuta operare e sembrava che questa Paralimpiade non doveva esserci, abbiamo preparato tutto in due mesi, non so come cavolo abbiano fatto. Non ci credevo di arrivare fin qui, perché ho avuto un'infezione da stafilococco che è andata molto peggio del dovuto e la prima diagnosi era amputazione entro due settimane (dell'arto sinistro, ndr) e morte entro poco. Sono felice, hai capito perché ho pianto così tanto?" – chiede al suo intervistatore la campionessa, che dopo la stoccata finale si è sciolta in un abbraccio con il suo allenatore Giuseppe Cerqua. E aggiunge scherzando: "L'ortopedico ha fatto un miracolo, si chiama anche Accetta tra l'altro... è stato bravissimo, tutto lo staff lo è stato. Questa medaglia assolutamente non è mia, è tutta loro".

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Niente prima della cerimonia di inaugurazione aveva fatto presagire una simile rivelazione. Anche se un piccolo campanello d'allarme era arrivato con la sua mancata partecipazione alle gare di sciabola, per le quali si era tanto allenata negli ultimi mesi migliorando le sue prestazioni e facendoci già sperare in un exploit anche in quest'arma. Il suo ritiro aveva destato qualche preoccupazione tra i tifosi, ma lei con il suo irresistibile sorriso aveva tranquillizzato tutti: "Spero di potervi dare spiegazioni dopo le gare. Grazie a tutti quelli che hanno creduto in me e in questa missione non impossibile ma solo rimandata”.

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Anche se le spiegazioni ufficiali in merito al ritiro della gara non sono ancora arrivate, c'è chi ipotizza che la decisione sia dipesa proprio dallo stato di salute di Bebe, che per non affaticare il fisico avrebbe preferito non cimentarsi in un'arma così pesante come la sciabola, puntando tutto sulla sua specialità: il fioretto. Con un entusiasmo contagioso la schermitrice si gode il suo doppio successo paralimpico con la sua famiglia, ma già guarda al futuro della sua Bebe Vio Academy, mentre continua a ripetere come un mantra "sono stata fortunata". No Bebe, siamo noi che siamo fortunati ad averti.

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