Oggi a Napoli parte il G20 sul clima, e non è mai stato importante come ora

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Photo credit: Ivan Romano - Getty Images
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È un gioco di equilibrio e anche un po' di prestigio quello che l'Italia dovrà tirare fuori dal cilindro oggi e domani a Napoli per la due giorni dedicata al G20 sul clima. In qualità di Paese ospite spetterà infatti a noi e in particolare a Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica, trovare una sintesi tra le istanze più innovatrici di Stati Uniti e Unione Europea e quelle più oltranziste di Cina, Russia, India e Arabia Saudita, scettici sulle linee guida fissate dal Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico e sull’ipotesi dell’impatto zero entro tre decenni.

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Diversi i temi in agenda: in primis biodiversità – con una speciale attenzione alla tutela dei mari e degli oceani e alla difesa e al ripristino del suolo – e finanza verde. Grande spazio verrà poi dedicato all'economia circolare, dove molti Paesi nel mondo sono ancora scarsamente impegnati. Secondo le stime dell’ultimo Circularity Gap Report infatti il 90% delle risorse che entrano nell’economia vengono sprecate, un trend che non mostra segni di miglioramento e che se non venisse invertito porterebbe all'emissione di 65 miliardi di tonnellate di gas serra (GHG) nel 2030. Accanto a queste sfide all'Italia toccherà intraprendere una delicata trattativa con Pechino, l'interlocutore più ostico (e influente), che si teme opporrà resistenza alla volontà di accelerare il taglio di emissioni di CO2, oggi fissato al 2060. Altro tema scottante sarà l'addio al carbone: l’Italia chiede non prima del 2025, ma ci sono nazioni europee, come Polonia e Repubblica Ceca, che chiedo una transizione ancora più morbida.

Photo credit: FILIPPO MONTEFORTE - Getty Images
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Il G20 dovrebbe inoltre celebrare la fine dei sussidi statali ai combustibili fossili (letteralmente esplosi tra il 2015 e il 2019) e inaugurare l'applicazione di una “carbon border tax” per i beni prodotti ed esportati da quei Paesi che non tassano la CO2. Ma anche a questo proposito le posizioni non potrebbero essere più divergenti fra gli Stati, che promettono di dare battaglia sul carbon pricing, ossia il prezzo, ancora da stabilire, sul carbonio emesso nell’atmosfera.

Photo credit: FILIPPO MONTEFORTE - Getty Images
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Mai come in questo summit le parole utilizzate avranno un peso notevole nelle trattative sul clima. Specialmente quando domani verrà aperto lo spinoso dossier clima-energia: se sulla necessità di tagliare le emissioni di gas serra converge l'accordo di tutti, distanti sono le posizioni in merito a strumenti, tempistiche e persino lessico. L’Arabia Saudita, per esempio, non vuol sentire parlare di “neutralità carbonica” (assorbire tanta CO2 quanta se ne emette), ma solo di “emissioni bilanciate”. Al di là della forma sarà importante per l'Italia tenere il punto anche con le sottili armi della diplomazia, che in summit così decisivi e partecipati possono davvero fare la differenza. Il successo del Cop26, la conferenza Onu sul clima che si terra a inizio novembre a Glasgow, dipenderà in gran arte dall'esito di queste due giornate.

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