Oggi parlare dell'anniversario della morte di Paolo Borsellino è un atto più dovuto che mai

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Photo credit: Fabrizio Villa - Getty Images
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Ci sono date, giorni, pagine di storia che restano impresse nella memoria collettiva per la forza prorompente che le ha generate. Sono scritte nella pietra, come la lapide che ricorda la strage di via D'Amelio del 29 luglio 1992, l'attentato di matrice terroristico-mafiosa che portò alla morte di Paolo Borsellino e della sua scorta e di cui ricorre oggi il 29eismo anniversario. Ricordata ogni anno come una data simbolo del lungo e accidentato percorso della lotta contro la mafia, oltre che come uno dei momenti più bui della storia della Repubblica, che quasi trent'anni fa non riuscì a proteggere alcuni dei suoi migliori uomini, la strage avvenne ad appena 57 giorni di distanza dalla morte del collega e amico Giovanni Falcone, anche egli caduto vittima di un attentato insieme alla moglie Francesca Morvillo e ai tre uomini della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, il 23 maggio dello stesso anno a Capaci.

Photo credit: Stefano Montesi - Corbis - Getty Images
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A poche ore dall'audizione di Borsellino, che il 20 luglio avrebbe dovuto rilasciare una dichiarazione al procuratore capo Giovanni Tinebra proprio in merito alla strage di Capaci, il giudice, 51 anni, da 28 in magistratura, pranzò a Villagrazia di Carini con la moglie Agnese e i figli Manfredi e Lucia, per poi recarsi insieme a sei agenti della polizia in via D'Amelio, dove vivevano sua madre e sua sorella Rita. Alle 16:58 una Fiat 126 imbottita di tritolo, che era parcheggiata al civico 21, sotto l'abitazione della madre, detonò al passaggio del giudice, uccidendo oltre a Borsellino anche cinque agenti di scorta: Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina ed Emanuela Loi (prima donna della Polizia di Stato a cadere in servizio). Solo Antonino Vullo sopravvisse, scampato miracolosamente all'attentato perché al momento della deflagrazione stava parcheggiando uno dei veicoli della scorta.

Photo credit: Stefano Montesi - Corbis - Getty Images
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Una morte annunciata, quella del procuratore, che dopo l'uccisione dell'amico Falcone non aveva voluto sentire ragioni e aveva anzi intensificato il suo impegno nel contrasto a Cosa Nostra senza peraltro chiedere mai un rafforzamento della scorta, temendo che l'organizzazione potesse scegliere come bersaglio qualcuno della sua famiglia. "L'attentato di via D'Amelio, ventinove anni or sono, venne concepito e messo in atto con brutale disumanità - così il presidente Sergio Mattarella, colpito lui stesso nei suoi affetti più cari dalla mafia con l'uccisione del fratello Piersanti, presidente della Regione Sicilia, nel gennaio del 1980, nel ricordare il magistrato e i suoi uomini -. Paolo Borsellino pagò con la vita la propria rettitudine e la coerenza di uomo delle Istituzioni. Con lui morirono gli agenti della scorta, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina. La memoria di quella strage, che ha segnato così profondamente la storia repubblicana, suscita tuttora una immutata commozione, e insieme rinnova la consapevolezza della necessità dell'impegno comune per sradicare le mafie, per contrastare l'illegalità, per spezzare connivenze e complicità che favoriscono la presenza criminale".

Per ricordare e onorare il sacrificio di Paolo Borsellino e dei suoi uomini, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando conferirà la cittadinanza onoraria alla Polizia di Stato le cui donne e uomini, ancora oggi, sono in prima linea nel contrastare la criminalità nel capoluogo siciliano. "In questo 29esimo anniversario della strage di via D'Amelio tornano alla mente le immagini terribili dell'attentato, degli effetti devastanti dell'autobomba. Per chi ha vissuto quei giorni la memoria di quell'orrore è indelebile, ma conforta che il ricordo delle vittime resti vivo a dispetto del tempo passato e che sia diventato patrimonio di tutti, anche di chi quel giorno non era nato". Così la professoressa Maria Falcone, sorella di Giovanni Falcone e presidente della Fondazione che del magistrato porta il nome, che per questo 29esimo anniversario ha scelto di ricordare Paolo Borsellino facendo omaggio alla sua famiglia e alla città di Palermo di un murale che lo raffigura accanto a quello che ritrae Giovanni Falcone. "Abbiamo chiamato l’opera, di Andrea Buglisi, ‘La Porta dei Giganti’ in memoria di due uomini che hanno lasciato un ricordo indelebile e che sono tornati vicini, come vicini sono stati in vita, sulle facciate di due palazzi di questa nostra città che ha tanto bisogno di bellezza e riscatto”.

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