"It's ok not to be ok" il pezzo di Naomi Osaka per il TIME parla di tutti noi (e, sì, anche di Meghan Markle)

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Photo credit: PAUL CROCK - Getty Images
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"It's ok not to be ok", è ok stare male, è ok avere una giornata no, è ok prendersi una pausa. Certo, ma come la mettiamo se il sistema in cui siamo inseriti non lo riconosce? Se il nostro "non essere ok" sta di fronte a una società che ci vuole sempre e comunque al meglio e iper performanti? Dovrà sempre un aut aut tra la nostra salute mentale e il resto del mondo? C'è esattamente questa domanda alla base dell'editoriale scritto da Naomi Osaka per TIME magazine dove la tennista commenta gli ultimi fatti che l'hanno portata a prendersi una pausa dal tennis. It's ok not to be ok, ma dobbiamo parlarne e chiedere che la salute mentale diventi un valore davvero riconosciuto.

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Osaka aveva fatto parlare qualche mese fa dopo essersi ritirata dal Roland Garros per motivi legati alla salute mentale. La tennista aveva chiesto di poter saltare le conferenze stampa con i giornalisti perché sono per lei un motivo di forte ansia, specie se sommate allo stress del torneo. Il permesso però non le era stato accordato dimostrando ancora una volta come i disagi legati alla salute mentale non siano presi seriamente quanto quelli fisici. Quando poi Osaka aveva saltato la prima conferenza stampa era stata multata e criticata aspramente costringendola a prendere la decisione di lasciare il torneo. La tennista sul TIME cita e ringrazia le persone che in quel momento difficile l'hanno supportata come Michelle Obama (of course), gli atleti Michael Phelps, Steph Curry e Novak Djokovic e naturalmente Meghan Markle che di problemi di salute mentale ignorati da tutti in nome delle apparenze ne sa qualcosa. "Ho numerosi suggerimenti da offrire ai piani alti del tennis", scrive poi, "ma il mio suggerimento n. 1 è quello di consentire un piccolo numero di 'giorni di malattia' all'anno in cui sei esonerato dai tuoi impegni con la stampa senza dover rivelare le tue ragioni personali".

Photo credit: Elsa - Getty Images
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La tennista nel pezzo parla di quanto sia stato difficile per lei dover argomentare e cercare di spiegare le sue ragioni rivelando anche dettagli personali. "In qualsiasi altro tipo di lavoro, sarebbe accettato prendersi una giornata per motivi personali qua e là, purché non sia abituale", ha scritto. "Non saresti costretto a rivelare i tuoi sintomi più personali al tuo datore di lavoro; ci sarebbero probabilmente misure per le risorse umane che proteggano almeno un certo livello di privacy". Al contrario, Osaka ha raccontato di aver sentito "una grande pressione" perché rivelasse la sua "anamnesi personale" e spiegasse i motivi della sua pausa dal confronto con i media. Secondo la campionessa, il problema non sono i giornalisti in sé con cui dice di aver sempre mantenuto ottimi rapporti, ma il modo "obsoleto" in cui sono strutturate. Ha anche esortato le persone a riconoscere che "gli atleti sono esseri umani" pur con tutti i privilegi del giocare ad alti livelli (perché se ancora non sei "arrivato" spesso una pausa non te la puoi nemmeno permettere). Il punto è che la nostra società non è ancora disposta a riconoscere e tutelare le necessità che tutti abbiamo per poter mantenere il nostro benessere ed equilibrio mentale: proprio per questo non possiamo più assecondare questo sistema. "Mi è diventato evidente che letteralmente tutti soffrono di problemi legati alla loro salute mentale o conoscono qualcuno che ne soffre", ha scritto Osaka, "Spero che le persone possano capirmi e capire che va bene non essere ok, e va bene parlarne".

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