Orari di lavoro estremi = 750.000 decessi all'anno

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Troppo lavoro uccide. E non si fa per dire.

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha già denunciato i rischi di questo problema per la salute della popolazione generale, in particolare nell’epoca post-Covid, con la pandemia scoppiata all’inizio del 2020.

Si calcola che più di 745mila persone abbiano perso la vita solo nel giro di un anno (2016), a causa di malattie del cuore o infarti legati al lavoro.

Lo studio è il primo a livello globale effettuato dall’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), che parla di lavoro eccessivo quando le ore settimanali raggiungono o superano le 55 ore. Per questi impiegati, il rischio di ictus aumenta del 35%, mentre aumenta del 17% anche la probabilità di sviluppare una malattia cardiaca.

Ancora, la ricerca rivela che il 75% dei partecipanti deceduti a causa di orari di lavoro estremi erano uomini di mezza età.

«Abbiamo riscontrato alcune prove che indicano che, con il lockdown nelle varie nazioni, il numero di ore lavorative è incrementato di circa il 10%», ha dichiarato Frank Pega, ufficiale tecnico della OMS.

Lavorare troppo è stato associato anche ad un terzo di tutte le malattie (approssimativamente). Pega lancia un appello alle autorità per favorire iniziative di prevenzione per la salute e per la produttività dei lavoratori.

«È davvero una scelta saggia quella di non aumentare le ore di lavoro durante una crisi economica», conclude l’esperto.

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