Orzaiolo no problem: cos'è e come si cura

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Photo credit: Constance Estrada Tourni De Tourniel / EyeEm - Getty Images
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L'orzaiolo è una fastidiosa infezione agli occhi di cui tanti soffrono che ha cause precise, anche alimentari, igieniche, legate allo stress e all’ansia. Un problema frequente, per cui però non mancano cure e rimedi, naturali o medicinali. Il suo nome scientifico è hordeolum, e si tratta di un'infiammazione delle ghiandole sebacee vicine alle ciglia, che forma una piccola protuberanza rossa sulla palpebra superiore o inferiore dell'occhio. Quando si sviluppa proprio all'interno della palpebra è detto interno. Chi lo ha percepisce dolore più o meno forte intorno agli occhi e in alcuni soggetti l’infezione può espandersi. Altri sintomi possibili sono: maggiore sensibilità alla luce, formazione di croste, lacrimazione eccessiva, pelle arrossata, gonfiore vicino alla palpebra e la sensazione di avere qualcosa di invadente e fisso dentro l’occhio. Entro circa una settimana, per lo più, l’infiammazione svanisce, ma specifici trattamenti possono diminuirne il fastidio ed evitare che si diffonda oltre la palpebra, magari generando altri problemi.

Orzaiolo cause e sintomi

In circa il 90% dei casi, l’orzaiolo si verifica a causa del batterio Staphylococcus aureus. La seconda causa più comune è il batterio Staphylococcus epidermidis. Questi batteri attaccano la zona circostante o interna alla palpebra quando vi entrano in contatto e questo avviene principalmente tramite le dita o asciugamani e salviette con cui ci si tampona il viso. Si può essere colpiti dall’orzaiolo anche secondariamente, cioè dopo altre infezioni o patologie. Si tratta della blefarite (un’infiammazione delle palpebre che produce anche pus e ascessi), della dermatite seborroica (che produce chiazze squamose e arrossamento della pelle su capelli e viso), dell’acne rosacea (che fa sembrare gli occhi acquosi o iniettati di sangue) e del diabete.
Nel caso dell’orzaiolo interno, poi, vengono infettate le ghiandole di Meibomio, quelle che producono uno strato oleoso sulla superficie dell'occhio, per favorirne una corretta lubrificazione. Il dolore e il gonfiore sono maggiori rispetto all’orzaiolo esterno, ed è quindi opportuno rivolgersi a un medico specializzato.

Orzaiolo: cause psicosomatiche e alimentari

Sono tanti i fattori di rischio che aumentano la probabilità di prendere l’orzaiolo. Innanzitutto fluttuazioni ormonali o un affaticamento generale debilitano il sistema immunitario e facilitano l’attacco batterico. Questo si lega allo stress, a un’ansia prolungata (anche associata a disturbi psicosomatici) e alle abitudini alimentari: un lavoro troppo pressante, un cattivo sonno prolungato, l’accumulo di preoccupazioni o pasti poco sani e disorganizzati sono tutte cose da evitare. Ma è soprattutto la mancanza di igiene ad accrescere il rischio dell’orzaiolo e a far sì che in alcuni sia così frequente. Per questo bisogna evitare di toccarsi gli occhi o sfregare l’area intorno alle palpebre con mani poco pulite, oppure toccare prima il naso e subito dopo l’occhio (rischiando di diffondere germi dal muco alla palpebra). Le mani, poi, vanno lavate in modo più accurato prima di inserire le lenti a contatto negli occhi e bisogna mantenere pulito il contenitore del pennello per il trucco, cambiandolo almeno ogni sei mesi. Da evitare infine la condivisione con altri di cosmetici, asciugamani o spazzole e il mantenimento di residui di trucco per troppo tempo (possono ostruire le ghiandole dell’occhio). Anche il cibo può aiutare la formazione dell’orzaiolo, soprattutto alimenti troppo grassi: certo, non esiste una dieta per prevenire o addirittura curare questa infiammazione, ma evitare alimenti altamente proteici o grassi può aiutare soprattutto contro quello legato alla dermatite seborroica.

I rimedi naturali contro l’orzaiolo

Solitamente l'orzaiolo regredisce in 3-5 giorni, ma un semplice rimedio naturale contro l’orzaiolo è l’impacco termico con acqua e sale o camomilla tiepida sull’occhio chiuso allevia il dolore e favorisce l’eliminazione del pus. In alternativa si può provare a massaggiare delicatamente l’area intorno all’infiammazione per alcuni minuti con le dita (dopo aver lavato molto bene le mani). Questo può aiutare a liberare le ghiandole ostruite, facendo attenzione a non esercitare troppa pressione: assolutamente mai provare a far scoppiare la protuberanza come fosse un brufolo, l'effetto sarebbe solo di peggiorare drasticamente l’infiammazione in corso. Dopo i trattamenti si può coprire l’occhio con una benda, ma non in maniera prolungata.

La miglior cura, però, è la prevenzione: combattere stress e ansia, curare l’igiene e mangiare bene, in particolare assumendo la giusta dose di acidi omega 3, che aiutano a mantenere sana la superficie oculare.

Orzaiolo: cure alternative e farmaceutiche

Oltre ai rimedi naturali esistono cure e terapie più complesse. Le meno invasive, che non richiedono la prescrizione di un medico, sono quelle a basi di unguenti e scrub specifici, acquistabili in farmacia, in parafarmacia o su siti specializzati.

I primi contengono principi attivi di olio minerale e vaselina bianca, prevengono l'irritazione degli occhi e alleviano il dolore. Bisogna mettere poca sostanza sull’infiammazione e nell’usarli bisogna far attenzione a non contaminare l’interno dei contenitori. Gli scrub per palpebre, invece, contengono acqua e altri ingredienti non irritanti su tamponi preumidificati. Queste salviettine preconfezionate, che si usano anche per rimuovere i residui di trucco, riducono o eliminano i batteri che causano l’orzaiolo, evitando soprattutto il formarsi di palpebre squamose. Richiedendo il consulto di un medico, invece, si possono ottenere creme e pomate antibiotiche.

Orzaiolo frequente: cosa fare se non guarisce?

Se l’orzaiolo è frequente e se non guarisce dopo due settimane, diventando sempre più grande alterando sostanzialmente la vista o si espande rapidamente, è il caso di contattare un medico. Il dottore potrebbe prescrivere un unguento o un collirio antibiotico topico anti-batterico, realizzato appositamente per gli occhi. Si tratta dell’unguento o di un collirio alla tobramicina, quello all'eritromicina e quello alla bacitracina. Il primo si applica sull’infiammazione dalle due alle quattro volte al giorno, il secondo fino a sei, il terzo due o tre, per un tempo che deve essere indicato dal medico. Prima di usare questi ungenti sulla zona infetta, bisogna pulire accuratamente le palpebre con acqua per rimuovere squame e croste. Attenzione sempre agli effetti collaterali: irritazione, arrossamento o dolore ulteriori agli occhi, cambiamenti nella vista, orticaria, gonfiore e prurito, che vanno prontamente comunicati al medico.

Raramente possono essere prescritte specifiche pillole antibiotiche. Ad esempio se si sono formate significative macchie cutanee (un vero e proprio eritema), se c’è un’infezione acuta dei tessuti che circondano l’occhio o una disfunzione della ghiandola di Meibomio. Nei casi più gravi si può procedere all’iniezione di un farmaco steroideo nell’orzaiolo per ridurre il gonfiore, oppure a un intervento chirurgico per evitare che l’orzaiolo diventi cellulite superficiale, un’infezione più grave che può portare alla creazione di un ascesso. L’operazione, che consiste nel far drenare il pus con un ago o un altro strumento apposito, si fa in anestesia locale da un oculista o un chirurgo specializzato. Può seguire un trattamento di 7-10 giorni con antibiotici.