Oscar 2021: cara Glenn Close, dopo sette nomination, quest'anno con Elegia americana sarà la volta buona?

Di Francesca D'Angelo
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Photo credit: Rich Polk - Getty Images
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Dai, che magari è la volta buona! Nonostante il suo strepitoso curriculum e le precedenti sette nomination agli Oscar, Glenn Close non ha mai assaporato la soddisfazione di portarsi a casa la mitica statuetta. Ora ci riprova, per l'ottava volta, e chissà che il suo sogno di sentire il proprio nome nella celebre frase "The winner is..." non si avveri.

Noi agli Oscar 2021 facciamo tutti il tifo per lei anche se la nostra, onestamente, sembra avere altre priorità. In fondo a 74 anni non ha bisogno di dimostrare più nulla, Oscar o non Oscar. Semmai la candidatura può essere uno strumento molto efficace per dare visibilità a un tema al quale lei tiene moltissimo: i disturbi mentali. Ed è proprio questo a cui mira Gleen.

Come è noto l'attrice corre per la categoria Miglior attrice non protagonista con il film di Netflix Elegia americana: una storia toccante, che ha per protagonista un ex marine, di nome J.D. Per una serie di vicissitudini il nostro dovrà tornare alla sua casa d'origine, nel sud dell'Ohio, affrontando i problemi irrisolti con la sua famiglia appalachiana. In particolare, la madre è affetta da dipendenze. Glenn Close interpreta il ruolo della nonna.

Ebbene, il tema dei disturbi mentali sta personalmente molto a cuore a Close perché l'ha vissuto sulla sua pelle, o meglio, in casa. "La maggior parte delle famiglie ha a che fare con alcuni aspetti della salute mentale", ha dichiarato Close alla CNN. "Quando mia sorella Jess è venuta da me e mi ha detto: 'Ho bisogno di aiuto perché non riesco a smettere di pensare di uccidermi', è stato come un fulmine a ciel sereno". Prima di avere una diagnosi esatta Jess ha dovuto aspettare di avere 50 anni: solo allora le hanno confermato un disturbo bipolare. Eppure, come conferma Close, i sintomi c'erano tutti: da bambina la sorella si sfregava le dita, fino ad arrivare alla pelle cruda e a sanguinare, ma all'epoca "non esisteva un vocabolario per questo: in famiglia non se ne parlava". Poi è stata la volta del figlio di Jess al quale è stato diagnosticato un disturbo schizzoaffettivo nel 2001. Da quel momento, Close ha toccato con mano le fatiche di una quotidianità differente, spesso stigmatizzata dalla gente. Così ha deciso di scendere in campo, prima dando vita all'organizzazione no profit Bring Change to Mind, e poi appunto con il film Elegia. In fondo il cinema è la più grande, ed efficace, cassa di risonanza per l'opinione pubblica.

Tra l'altro secondo la National Alliance on Mental Illness, ogni anno negli Stati Uniti un adulto su cinque soffre di malattie mentali e un bambino su sei di età compresa tra 6 e 17 anni soffre di un disturbo di salute mentale.

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L'Oscar quindi sarebbe un modo per dare voce a chi non ce l'ha. E' questa la priorità di Close. Per la verità la vittoria non è così scontata: le concorrenti sono temibili (a cominciare dalla nonna di Minari...) e la critica è stata molto dura con il film, accusandolo addirittura di rileggere in chiave faziosa e politica la realtà delle famiglie degli Appalachi. "Il film non è stato realizzato con un intento politico", aveva precisato Close, di rimando alle critiche. "Alla base c’è lo sguardo di Ron Howard (il regista, ndr), e credo che lui sia riuscito a raccontare meravigliosamente la storia di questa famiglia specifica". Vedremo cosa deciderà l'Academy domenica notte.

Noi comunque pensiamo che l'attrice si meriti il riconoscimento. La sua interpretazione in Elegia americana è strepitosa come la maggior parte dei ruoli interpretati dall'attrice in tutti questi anni. Come dimenticare, per esempio, la sua Alex in Attrazione fatale? Per non parlare della mitica Crudelia in La carica dei 101 o di Patty nella serie tv Damages. Per inciso, sua è anche la voce di Mona nei Simpson, dal 1995 a oggi. Insomma, Close è davvero un'interprete eclettica e talentuosa che meriterebbe l'Oscar.