Ottavio Bianchi: "Maradona mi disse: 'Voglio vivere al massimo'. Capii che non potevo farci niente"

Stefano Baldolini
·Ufficio centrale HuffPost
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NAPLES, ITALY - OCTOBER 17: Diego Maradona and head coach Ottavio Bianchi of Napoli are seen during a training session at the Centro Paradiso di Soccavo on October 17, 1986 in Naples, Italy. (Photo by Etsuo Hara/Getty Images) (Photo: Etsuo Hara via Getty Images)
NAPLES, ITALY - OCTOBER 17: Diego Maradona and head coach Ottavio Bianchi of Napoli are seen during a training session at the Centro Paradiso di Soccavo on October 17, 1986 in Naples, Italy. (Photo by Etsuo Hara/Getty Images) (Photo: Etsuo Hara via Getty Images)

Ottavio Bianchi ci ha messo una notte a “metabolizzare il dolore” per la morte di Maradona. Lo hanno chiamato subito, dall’Argentina, e ha chiuso il telefono lasciando la figlia Camilla in balia dei giornalisti di tutta Italia, “non risponde più nemmeno a me, inizio a preoccuparmi”.

“Io come al solito non tengo i contatti con nessuno dopo. A me interessava solo sapere se stava bene o meno. Ogni tanto cadeva, ma vedevo che si rialzava, dribblava la vita. Stavolta non ce l’ha fatta. Me lo voglio ricordare come l’ho vissuto io, a quattr’occhi. Il resto non mi interessa. Me lo voglio ricordare con i nostri litigi, la nostra contrapposizione, la nostra differenza”. Passata la nottata, il freddo, il distaccato, il bergamasco, l’allenatore che portò Napoli al primo scudetto della sua storia, che si trovò a gestire forse la persona più lontana da sé, è pronto a raccontare il suo Diego.

O meglio, “l’altro Diego”. “Quello di campo, quello che ho conosciuto io”. “Con Diego avevamo una comunicazione strana, personalissima, che nessuno dei due per pudore ha mai fatto trapelare, perché eravamo due caratteri completamente diversi”. Pudore. La prima parola che non ti aspetti. Maradona, il dio del calcio, era capace di pudore? “Mi fanno sempre la stessa domanda ‘gestire Maradona deve essere stato difficile?’, e io rispondo sempre ‘gestire chi si crede Maradona è stato molto difficile’”.

“Guardi, - continua Bianchi - nessun uomo al mondo, anche culturalmente più preparato, anche con estrazione sociale diversa, sarebbe stato capace di gestire la pressione che aveva Diego”. Lungo silenzio. “Diego era solo, povero ragazzo. Aveva il mondo addosso sin da quando era piccolo. A quindici anni era già un passaparola. Tutti approfittavano della sua generosità...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.