Otto film d'autore per raccontare (e combattere) la violenza domestica sulle donne

Di Isabella Prisco
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Photo credit: Courtesy Silvia Giambrone, Studio Stefania Miscetti, Galleria Marcolini, Richard Saltoun Gallery e Fondazione In Between Art Film
Photo credit: Courtesy Silvia Giambrone, Studio Stefania Miscetti, Galleria Marcolini, Richard Saltoun Gallery e Fondazione In Between Art Film

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Un'espressione in codice per combattere, anche durante il lockdown, la violenza domestica sulle donne: Mascarilla 19. È così che in Spagna, il premier Pedro Sanchez ha avviato la campagna S.O.S Segreto lanciata nel cuore della pandemia per soccorrere le donne che, vittime di prepotenza e soverchieria, si sono ritrovate prigioniere delle proprie mura domestiche e impossibilitate a richiedere aiuto. Bastava che in farmacia dicessero «avrei bisogno della mascherina 19», per far partire un protocollo d’emergenza. Da qui è nato Mascarilla 19 – Codes of Domestic Violence, il primo progetto promosso dalla Fondazione In Between Art Film che, attraverso la realizzazione di otto nuove produzioni video, commissionate ad altrettanti artisti internazionali, ha deciso di partecipare al dibattito internazionale sul dramma degli abusi che avvengono in casa e sul loro inasprirsi nei mesi di emergenza da Covid-19. Solo in Italia, infatti, da un’analisi condotta dall'Istat sui dati contenuti nel dataset del numero verde 1522 nel periodo compreso tra marzo e giugno 2020, le chiamate sia telefoniche sia via chat sono più che raddoppiate rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+119,6%), passando da 6.956 a 15.280. Un dato allarmante che rivela l'altro lato, oscuro, dello spazio domestico: per tanti è un rifugio, per molti, purtroppo, è ancora una prigione.

Photo credit: Courtesy Iván Argote, Galerie Perrotin, Galería Vermelho, Galería Albarrán Bourdais e Fondazione In Between Art Film
Photo credit: Courtesy Iván Argote, Galerie Perrotin, Galería Vermelho, Galería Albarrán Bourdais e Fondazione In Between Art Film

La Fondazione In Between Art Film, riferendosi all'iniziativa spagnola, ideata sulla scia dell’appello del Segretario Generale dell’ONU Antonio Gutierrez, ha così voluto, da un lato, richiamare l’attenzione su un’emergenza globale, dall’altro, dare uno stimolo agli artisti, fornendo loro anche un sostegno concreto alla produzione di nuovi progetti in un momento molto delicato per l'intero settore filmico. Gli otto creativi invitati a misurarsi con il tema della violenza domestica nell’inedito scenario dell’isolamento mondiale sono Iván Argote (Colombia/Francia, 1983), Silvia Giambrone (Italia/Inghilterra, 1981), Eva Giolo (Belgio, 1991), Basir Mahmood (Pakistan/Paesi Bassi, 1985), MASBEDO (Italia, Nicolò Massazza, 1973 e Iacopo Bedogni, 1970), Elena Mazzi (Italia, 1984), Adrian Paci (Albania/Italia, 1969) e Janis Rafa (Grecia, 1984). Il risultato? Un'esplorazione corale che, in ciascuna trama sviluppata individualmente, diventa il manifesto non spettacolarizzato di una delle piaghe più profonde e orribili che segna da sempre e ovunque la nostra società. Proprio nel luogo che più di ogni altro dovrebbe restituirci protezione e amore: la casa.

Photo credit: Courtesy  MASBEDO e Fondazione In Between Art Film
Photo credit: Courtesy MASBEDO e Fondazione In Between Art Film

Tra le differenti interpretazioni, Argote sceglie di riprendere nel suo Espacios Seguros le scritte del collettivo di attiviste anonime “collage feminicides”, che, nel suo quartiere di Parigi, denunciano la diffusione della violenza di genere e dei femminicidi in Francia. Dimostrando come la violenza sulle donne non sia più una questione privata, l'artista nato a Bogotà sposta il terreno del confronto dallo spazio domestico a quello pubblico, costringendo lo spettatore a riflettere sulla normalizzazione della violenza e sul paradosso di un problema apparentemente nascosto, ma in realtà perfettamente visibile. Che cosa, dunque, è uno spazio sicuro? I MASBEDO, in Daily Routine, denunciano il dominio maschile e l'ossessione depravata del possesso come un consueto rituale giornaliero. Così come fa Basir Mahmood, che, in Sunsets, everyday, riflette sulla quotidianità della violenza e sulla rassegnazione che spesso ne consegue. Anche Eva Giolo decide di ritrarre l'abitudinarietà degli abusi e la precarietà degli equilibri che sottendono le relazioni affettive, inscenando in Flowers blooming in our throats una serie di gesti dall'ambigua interpretazione. Perché, si sa, la violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci. Figuriamoci di chi professa amore.


Photo credit: Courtesy Eva Giolo, Fondazione In Between Art Film e Elephy
Photo credit: Courtesy Eva Giolo, Fondazione In Between Art Film e Elephy

Il progetto, ideato dalla fondazione presieduta da Beatrice Bulgari, scenografa e costumista in numerosi film tra cui Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, e curato da Leonardo Bigazzi, Alessandro Rabottini, Paola Ugolini, ruota intorno a otto pellicole della durata di 45 minuti ciascuna. Film che, grazie alla partecipazione alla XIII edizione de Lo schermo dell'arte - festival di cinema e arte contemporanea, saranno visionabili fino al 22 novembre in streaming on demand sulla piattaforma "Più Compagnia", sviluppata in collaborazione con MyMovies.it (insieme agli oltre 40 film partecipanti al festival).