Padre Lombardi: Ratzinger non voleva la sofferenza di Gabriele"

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Padre Federico Lombardi ricorda "volentieri" e "con affetto" nella preghiera Paolo Gabriele, l’ex maggiordomo che trafugò documenti riservati pontifici per consegnarli a Gianluigi Nuzzi, morto dopo una lunga malattia. Padre Lombardi, che all’epoca dei fatti era il portavoce del Vaticano e fu proprio lui a coniare il termine Vatileaks, come racconta all’Adnkronos aveva saputo solo di recente del cancro da cui era affetto l’ex maggiordomo di Ratzinger con il quale, come dice, ha sempre avuto "un buon rapporto pure se superficiale".

"Ho saputo di recente che era malato ma io non ho più avuto rapporti con lui. Quindi non ho seguito dopo la sua vicenda. Ho però un ricordo affettuoso di lui e della sua famigliola con tre bambini. Aveva una bella famiglia e li ricordo con molto affetto, li ricordo anche adesso volentieri nella preghiera sperando che il Signore li aiuti a portare questo dolore".

Padre Lombardi torna indietro nel tempo: "Per me la vicenda di quel che è avvenuto è rimasta sempre un mistero. Quella consegna di documenti, estremamente grave, non vedevo come si potesse giustificare. Non ho avuto mai una spiegazione ragionevole del fatto".

Ratzinger in qualche modo ha perdonato l’ex maggiordomo concedendogli la grazia. "Quella - dice oggi Lombardi - fu la conclusione della vicenda in cui il Papa aveva manifestato la sua umanità; aveva desiderato che ci fosse un processo per cercare di stabilire la verità dei fatti e la giustizia con una giusta sentenza ma il Papa non desiderava la sofferenza delle persone. Né di Paolo Gabriele né della sua famiglia".