Palazzo Sacchetti, il set tardo rinascimentale de La Grande Bellezza è in vendita

Di Antonia Matarrese
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From Harper's BAZAAR

È stato magnifico set di alcune scene de La Grande Bellezza, premio Oscar 2014 come Miglior Film Straniero ma anche scenario, nel luglio scorso, di una diretta web per la presentazione della collezione Epilogo by Gucci. Il romano Palazzo Sacchetti, vanto di quella via Giulia progettata dal Bramante all’inizio del Cinquecento e ancora miracolosamente ovattata, è ora in vendita (a cura di Sotheby’s Realty Italy). Ad una cifra top secret ma sicuramente all’altezza del suo rango. Ci troviamo nel cosiddetto “quartiere fiorentino” della Capitale e gli ultimi proprietari, i marchesi Sacchetti, dal raffinato stemma argento e nero, approdarono sulle rive del Tevere proprio partendo dalle sponde dell’Arno (erano banchieri ostili ai Medici) intorno alla seconda metà del XVII secolo. Acquistarono il palazzo di via Giulia dagli Acquaviva nel 1648 e da allora Giulio Sacchetti, vescovo di Frascati e poi cardinale, iniziò a costruire la quadreria più bella dell’epoca: oltre 700 pezzi che, una volta venduti al Papa Benedetto XIV, costituiranno il primo nucleo della Galleria Capitolina.

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L’edificio, disegnato da Antonio da Sangallo il Giovane (alcuni bozzetti sono conservati agli Uffizi di Firenze) che fu il primo proprietario, ha mantenuto in gran parte la sua struttura originaria: tre piani, cortina in mattoni, cortile con porticato, un ninfeo centrale decorato a stucco. Il tutto in un contesto decisamente alla moda per l’epoca. Un indirizzo giusto, insomma. Fra le curiosità che riguardano Palazzo Sacchetti e il suo giardino c’è la storia dell’oleandro (nerium oleander) qui piantato per la prima volta a Roma dove è conosciuto col nome di “ammazza l’asino”. Pianta notoriamente velenosa. E, a proposito di avvelenamenti, lo scrittore francese Émile Zola ambientò nei saloni affrescati del palazzo il suo romanzo Rome (1896) che fa parte del ciclo Le tre città, dopo Lourdes e prima di Paris: la storia narra del principe Dario che morì dopo aver mangiato fichi letali destinati allo zio, il cardinale Boccanera, antica famiglia della nobiltà papalina. Sullo sfondo, la storia d’amore tormentata e impossibile fra il giovane Dario e sua cugina Benedetta. Finzioni letterarie che arricchiscono il fascino di questa magione sempre aperta agli artisti internazionali.

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Ora i padroni di casa del Terzo Millennio, mecenati o no che siano, potranno accaparrarsi uno spicchio considerevole di “grande bellezza”: il piano nobile da duemila metriquadri con terrazza e balconi, tagli più piccoli per complessivi mille metriquadri oltre a cinquecento metriquadri di ninfeo.

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