Passeggiata letteraria, filosofica e poetica sul senso di un nuovo inizio

Di Alessia Musillo
·4 minuto per la lettura
Photo credit: Henrik Sorensen - Getty Images
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Cos'è un inizio? È la nuova scrivania di un ufficio. No, è un'alba di un nuovo giorno. È quando chiudiamo la porta di un amore per aprire il portone di una nuova relazione; oppure è quando iniziamo a leggere una favola, nonostante ne conosciamo già il finale: "e vissero tutti felici e contenti". Che l'inizio sia la partenza per un viaggio? Sì, ma è anche cambiare casa.

La risposta si trova leggendo. Se la scienza insegna che l'alba non sia altro che la prosecuzione del cosiddetto "giorno dopo giorno", è chiaro che l'inizio, tecnicamente, non esiste se non dispone di una carica filosofica. Sulla nuova scrivania, portiamo tutto quello che impariamo dalla vecchia; da una porta del cuore che si chiude, ereditiamo ciò che ci servirà per affrontare un nuovo amore. Così, se non decidiamo noi stessi che un evento sia un inizio, le cose che accadono si susseguono come una ruota che gira senza fine (e di conseguenza senza origine). "L'atto, il fatto di cominciare, di dare avvio a qualche cosa" è la definizione di Treccani che taglia la testa al toro. Vivendo in un mondo digitalizzato, potremmo dire che l'inizio sia un pulsante start tirato in giù.

Con un paio di citazioni celebri potremmo risvegliare la filosofia eterna e dire che "l’inizio è la parte più importante del lavoro", come scrisse Platone ne La Repubblica - un dialogo che prese forma fra il 360 e il 390 a.C. - oppure, che "su di un cerchio ogni punto d’inizio può anche essere un punto di fine" a detta di Eraclito. E proprio alla filosofia antica si ispira Ilaria Gaspari, autrice giovanissima (e talentuosa) che, nel 2019, ha pubblicato un libro dal titolo Lezioni di felicità. Esercizi filosofici per il buon uso della vita. Il suo è un grande inizio: la storia di una lei alle prese con una relazione finita - quindi un cuore spezzato - e un trasloco - quindi una casa da chiudere e un'altra da aprire. Per curare la tristezza invoca i precetti immortali della filosofia greca: "Non raccogliere ciò che è caduto", "Quando ti sfili dalle coperte, arrotolale e spiana l'impronta del corpo" le suggerisce Pitagora; atarassia e aponia, eredita dagli insegnamenti degli stoici; Zenone invece le tende la mano e le insegna un nuovo senso da attribuire al tempo. Se questo non è (ri)cominciare!

"Penso spesso che sarebbe bello ricominciare ogni giorno come se fosse il primo, come se fosse l'alba, quando non si sa mai che cosa succederà perché ci si trova in una suspence dell'esistenza estremamente fragile" si legge nel manuale Scritto di notte, indubbiamente l'opera più straordinaria frutto della penna di Ettore Sottsass. Il designer e lo scrittore, nelle pagine iniziali della sua autobiografia, scrive prima degli addii e poi degli inizi, prima delle conclusioni e poi delle origini. E per aprire le porte anche alla letteratura contemporanea, al filone romanzesco, un nuovo inizio cerca (e trova) anche la protagonista dell'ultimo libro di Daria Bignardi: Oggi faccio azzurro (2020), fresco fresco di pubblicazione. Galla, come l'imperatrice Galla Placidia, passa dalle giornate sul divano persa nel ricordo di un matrimonio fallito a rinascere in qualche modo, a dare un senso (nuovo) al dolore. Nessuna filosofia stavolta, ma tanta psicanalisi.

Il 2021 alle porte, che cerca di riscattarsi dalle difficoltà dell'anno precedente, pare un inizio - perché lo carichiamo di speranza e sentiamo la necessità di voltare una pagina dai fatti pesanti. C'è una poesia, di Cesare Pavese, oggi così attuale che descrive quello che succederà - in un nuovo, ipotetico, inizio. "Sarà un cielo chiaro / si apriranno le strade / sul colle di pini e di pietra. / Il tumulto delle strade / non muterà quell'aria ferma. / I fiori spruzzati / di colori alle fontane / occhieggeranno come donne / divertite. Le scale / le terrazze le rondini / canteranno nel sole. / S'aprirà quella strada, / le pietre canteranno, / il cuore batterà sussultando / come l'acqua nelle fontane - / sarà questa la voce / che salirà le tue scale. Le finestre sapranno / l'odore della pietra e dell'aria / mattutina. S'aprirà una porta. / Il tumulto delle strade / sarà il tumulto del cuore / nella luce smarrita. / Sai tu - ferma e chiara.

Con questa poesia, Passerò da Piazza di Spagna, il poeta piemontese chiude la sua celebre raccolta del 1951, intitolata Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Del resto, come non ricordare che sugli inizi - fonti di speranza - il grande maestro della letteratura del Novecento ci aveva già insegnato qualcosa ne Il Mestiere di vivere (1952) quando scrisse: "l'unica gioia al mondo è cominciare".