Paul Smith celebra i 50 anni di carriera tra ipnotiche righe multicolor e magiche onde arcobaleno

Di Valentina Mariani
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Photo credit: Courtesy photo
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From ELLE

Fenomenologia di un gentleman. Era il 2016 quando ci incontrammo per la prima volta nel suo studio londinese a Covent Garden, per un'intervista. Ricordo di avergli chiesto quale fosse il suo colore preferito. Lui rispose "tutti", e di rimando mi chiese quale fosse il mio. Provai a descrivergli una particolare tonalità di blu che adoro. Durante il nostro colloquio successivo, qualche anno dopo, si premurò di arrivare con una splendida sciarpa in quell'esatta tonalità, lasciandomi senza parole. Oggi, a 74 anni compiuti da poco, Paul Smith ( nella foto sopra) ne festeggia 50 di attività. Lo incontro di nuovo, ed è subito chiaro che il suo entusiasmo è lo stesso di sempre.

La prima volta che ho visto il suo studio era come un bazar pieno di oggetti. È ancora così?

Sì, e probabilmente si è riempito ancora di più negli ultimi anni. Di solito potevo girare attorno al tavolo sulla mia bicicletta, adesso quel passaggio è completamente bloccato.

Come stilista ha appena compiuto cinquant'anni. Cos'è cambiato dagli esordi?

La moda si muove velocissima, nel tempo è diventata sempre più un business. All'inizio c'erano i rapporti personali, e piccole boutique in cui vivere vere esperienze. Ora, con la pandemia, si fa tutto online, ma in epoca pre-Covid le città si erano riempite di fast shops a scapito di splendidi negozi a gestione familiare. Confido in una controtendenza.

Come festeggerà il suo giro di boa?

Con un libro a cura di Tony Chambers (Paul Smith, ed. Phaidon, ndr) che racconta di me e del mio lavoro attraverso 50 oggetti: è appena uscito.

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Il suo sogno era diventare ciclista, ma dopo alcuni incidenti ha deciso di cambiare i suoi piani. Rimpianti?

Nessuno, penso che non sarei mai stato così bravo da diventare un professionista. Ma seguo ancora le gare ciclistiche. Ora, per esempio, sto guardando il Giro d'Italia.

So che ama molto il nostro Paese...

Da anni ho una casa vicino a Lucca. Io e Pauline passiamo l'estate lì. Facciamo lunghe passeggiate, ci godiamo i piaceri locali.

Cosa significa per lei la parola"moda"?

Credo che oggi non corrisponda più a quello che era una volta, ma mi auguro che gli eventi ci guidino sempre più verso la sostenibilità. Molti colleghi hanno chiesto di tornare a lanciare le collezioni in tempi più dilatati: lavoreremmo tutti meno, ma molto meglio. Il vero cambiamento deve partire dai grandi, da quelli che hanno le risorse economiche.

Photo credit: Matteo Valle
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Anni fa iniziava la giornata alle cinque, in piscina. Lo fa ancora?

Sì, anche oggi per esempio. Vado a nuotare al Royal Automobile Club di Londra. Amo il mattino; oggi alle sette e mezzo ero già in riunione col mio team.

Se potesse invitare quattro persone del passato a cena, a casa sua, chi sceglierebbe?

Senza dubbio i miei genitori e mio fratello, che non ci sono più, e mia sorella, che invece c'è ancora. Non abbiamo mai avuto una vera cena di famiglia tutti insieme.

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Lei e Pauline (Denyer, sua moglie, ndr) siete soci fin dagli inizi della sua carriera. Pensa che la vostra relazione l'abbia aiutata nel lavoro?

Stiamo insieme da tantissimo tempo. Io ho lasciato la scuola a quindici anni, e non ho alcun tipo di formazione accademica nell’ambito della moda. Pauline è stata la mia insegnante (si è diplomata al Royal College of Art, ndr), a casa. Al tavolo della cucina mi ha insegnato a tagliare i modelli.Abbiamo costruito una carriera assieme, non sono mai stato da solo. Lei è sempre stata severissima riguardo la buona qualità dei prodotti, e molto attenta alla produzione. Io, invece, sono bravo nell'elaborare nuove idee. È questione di equilibrio. Lei ha i piedi per terra, io sono il sognatore.

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