Pd, renziani allo sbando

Alessandro De Angelis
Renziani alla Camera

Tana libera tutti. O meglio: Renzi libera tutti. Ormai è chiaro che lavora a un'altra Cosa, sia pur tra mille ambiguità. Perché i sondaggi, quelli veri, non sono così rassicuranti. Lasciando anche il grosso dei suoi al loro destino. Sconcerto. Smarrimento. Incertezza. Il Transatlantico pare un formicaio impazzito: "E ora? – chiede un parlamentare del Sud a Boccia – Io avevo una iniziativa convocata per Minniti, che dico alla gente?". Non è un caso isolato, anzi. Senza il proprio leader e senza il candidato al congresso c'è un intero mondo spaesato. Nelle stesse ore Nicola Zingaretti, in un'iniziativa molto affollata all'università con Cacciari, in una sala molto affollata parla del suo "nuovo Pd", aperto alla società civile, inclusivo, per nulla rancoroso. L'accordo per una gestione plurale prevede Paolo Gentiloni nel ruolo di presidente, la candidatura alle Europee di Carlo Calenda al Nord, e un ruolo di primo piano per Gianni Cuperlo, l'anima più di sinistra e di "discontinuità" radicale col renzismo.

È in questo clima che Luca Lotti, uno che va al sodo, e Lorenzo Guerini, l'altro artefice dell'operazione Minniti, si attaccano al telefono: "Fermi tutti, almeno per 24 ore. Il tema non è uscire o no, ma è costruire una corrente, tenere assieme tutti i nostri". Il tentativo delle prossime 24 ore è quello di costruire una diga, prima del rompete le righe finale, accelerato dalla prospettiva di una disfatta congressuale. Perché si capisce che l'ex segretario ha in mente un soggetto nuovo: non una scissione, fatta di ceto politico e nomenklatura, ma proprio un'altra cosa. È su questo che è maturato il gran rifiuto di Minniti. Nel corso dell'ultimo incontro, l'ex ministro dell'Interno ha chiesto a Lotti e Guerini un impegno solenne, scritto, a considerare il Pd l'unica casa comune escludendo progetti di scissione. Fonti degne di queste nome raccontano che i due lo avrebbero anche preso ma che, alla fine di un giro di telefonate, sono stati...

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