In Pennsylvania c'è un problema con la legge che dovrebbe togliere l'omosessualità dagli atti osceni

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Sì, viviamo in un mondo dove c'è chi si schiera perché l'omosessualità compaia nello statuto degli atti osceni. Nello specifico è successo in Pennsylvania, ma siamo convinte che anche qui in Italia c'è - ahinoi - chi la pensa più o meno allo stesso modo (abbiamo in mente giusto qualche nome). Nello Stato USA il rappresentante democratico Mike Zabel aveva proposto un disegno di legge perché l'omosessualità venisse finalmente rimossa dall'elenco degli atti considerati immorali, ma la proposta è stata respinta dalla Camera controllata dai repubblicani. Hanno votato compatti e senza tentennamenti e questo - alla vigilia del mese del Pride - non può che dare un'idea di quanto l'omofobia sia ancora difficile lontana dall'essere sradicata.

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"In parole povere ai Repubblicani va bene che l'omosessualità sia considerata un crimine", ha twittato Malcolm Kenyatta sostenitore della proposta, mentre il rappresentante Brian Sims ha commentato amaramente l'accaduto scrivendo su Twitter "Che tu non debba mai vedere i tuoi colleghi votare per lasciare che il modo in cui ami sia catalogato come 'crimine'". Secondo LGBTQNation "le attuali leggi statali vietano ancora la distribuzione ai minori di materiali come libri, immagini e video che raffigurano atti di omosessualità", non solo, l'omosessualità è espressamente elencata insieme alla "bestialità sessuale" nello statuto sull'oscenità al Titolo 18. "Questa proposta non dovrebbe essere in alcun modo considerata controversa", ha commentato Zabel dopo la sconfitta, "Mi dispiace che non ce l'abbiamo fatta, ma continueremo a provarci".

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Negli Stati Uniti dopo l'arrivo alla Casa Bianca di Joe Biden si sta assistendo a una duplice tendenza. Da un lato il Presidente ha promesso una "marcia verso l'uguaglianza" per lesbiche, gay, bisessuali e transgender americani se fosse diventato presidente. Per questo, insieme a diversi ordini esecutivi, ha promosso l'Equality Act che modifica il Civil Rights Act del 1964 per includere la protezione per l'orientamento sessuale e l'identità di genere insieme a razza, religione, sesso e nazionalità. Il disegno di legge per ora è passato alla Camera dei Rappresentanti controllata dai democratici, ma si è bloccato al Senato (vi ricorda qualcosa?). D'altra perte, però, sono molti gli Stati repubblicani che - forse proprio per opporsi alla posizione di Biden - stanno cercando di limitare i diritti LGBT+ tramite leggi interne. Solo nei primi 90 giorni del 2021, per dire, sono state presentata più di 80 proposte di legge contro le persone transgender: più di tutte quelle del 2020 messe insieme. È in corso una vera e propria lotta che si combatte Stato per Stato, ma che, come sempre, ha ripercussioni sulla pelle di chi vive costanti discriminazioni per la propria identità sessuale. “Si tratta di una questione base dell'uguaglianza. Non rinunceremo a questa lotta ", ha detto il senatore della Pennsylvania Tim Kearney e noi qui in Italia possiamo dire lo stesso: stiamo ancora aspettando che il Ddl Zan passi in Senato.