Un altro nero ucciso sul campo di battaglia della Pennsylvania

Giulia Belardelli
·Giornalista, HuffPost
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(Photo: JIM WATSON via Getty Images)
(Photo: JIM WATSON via Getty Images)

“Vinciamo la Pennsylvania, vinciamo tutto”. Che l’affermazione di Donald Trump corrisponda al vero è tutto da vedere, ma di sicuro riflette l’importanza del Keystone State in quella che è stata definita la battaglia per l’anima d’America. La campagna elettorale del presidente ha investito pesantemente in questo Stato in bilico - Swing State, nella grammatica elettorale americana – perché memore del suo peso decisivo nella vittoria del 2016. Lunedì Trump ha tenuto non uno ma ben tre eventi elettorali nello Stato, cartina di tornasole di un disperato bisogno di voti da cacciare anche in extremis. Anche perché la Pennsylvania è, insieme alla North Carolina, uno degli Stati in cui la Corte Suprema – nella nuova composizione a 9, dopo la conferma di Amy Coney Barrett – è chiamata a esprimersi sulla richiesta dei repubblicani di non conteggiare le schede postali arrivate dopo l’Election Day.

Qui davvero ogni voto conta, nella lotta per accaparrarsi i 20 grandi elettori che sono la posta in gioco più cospicua tra gli Stati in bilico dopo la Florida. I sondaggi, su cui pesa lo stigma del fallimento di quattro anni fa, attribuiscono a Joe Biden un solido vantaggio a livello nazionale: secondo un’analisi del Financial Times sulle medie dei sondaggi di RealClearPolitics, il candidato democratico è avanti a livello nazionale con una media di 8,5 punti. Tuttavia Trump ha ancora davanti a sé una strada per la rielezione: una strada che, secondo il Financial Times, passa quasi inevitabilmente dalla Pennsylvania. Il vantaggio di Biden, infatti, si riduce in questo Swing state a poco più del 5%: un errore nelle rilevazioni, uno spostamento tardivo verso il presidente o entrambi potrebbero aiutare Trump a ottenere un’altra vittoria a sorpresa come quella del 2016.

Anche Biden ha effettuato molte più visite in Pennsylvania rispetto a qualsiasi altro Stato in bilico. L’ultima soltanto ieri, quando l’aggressività mediatica del rivale – che lo accusava di voler abolire l’industria del petrolio e quindi una marea di posti di lavoro – lo deve aver spinto a un cambio di programma. L’ex vice di Obama si è presentato a sorpresa in un centro elettorale di Chester: “La grande differenza tra noi e loro – ha dichiarato - è che noi non facciamo comizi super spreader”.

Il punto è che, per le sue caratteristiche, la Pennsylvania è uno Stato che ha qualcosa da offrire a entrambi i candidati. “Philadelphia e Pittsburgh separate dall’Alabama”, così è stato descritto uno Stato caratterizzato dalla presenza di due grandi città a tendenza democratica, che si trovano a cavallo di aree rurali in gran parte conservatrici. Se nelle zone rurali del centro la preoccupazione principale è che nessuno tocchi il fracking – una tecnica di fratturazione idraulica per l’estrazione di gas naturale e petrolio – una città come Philadelphia è stata la meta scelta da Barack Obama per assestare la sua scossa ai liberal impigriti d’America.

Non solo. Nelle ultime ore Philadelphia è diventata anche il nuovo epicentro delle proteste contro gli abusi di potere della polizia ai danni dei cittadini afroamericani, dopo l’uccisione del 27enne Walter Wallace. Gli agenti hanno dichiarato di avergli ordinato “più volte” di gettare a terra il coltello ma lui ha continuato ad “avanzare verso” di loro. Solo a questo punto avrebbero aperto il fuoco, sparando “più volte” e colpendolo al petto e alla spalla. Wallace è stato dichiarato morto in ospedale subito dopo, mentre la protesta divampava in città: una trentina di agenti feriti, dieci arrestati e diversi negozi saccheggiati, il bilancio della nottata. Il padre della vittima, Walter Wallace Sr., parlando all’Inquirer ha detto che il figlio era in cura e aveva problemi di salute mentale.

L’episodio, tristemente simile a molti altri, non sembra però destinato a impattare più di tanto sulla contesa elettorale. L’obiettivo di Trump, infatti, è mantenere o riconquistare la fiducia che la classe operaia (ex) democratica gli ha accordato quattro anni fa. In Pennsylvania non vinceva un repubblicano dai tempi di George HW Bush nel 1988. Biden - che in Pennsylvania, a Scranton, ci è nato - ha sostenuto durante le primarie che le sue radici nella classe operaia lo avrebbero aiutato a riconquistare i democratici che hanno abbandonato il partito per Trump.

Il presidente ha cercato di minare ripetutamente questo argomento, dipingendo il rivale come un nemico della classe operaia. “Joe Biden è un globalista irriducibile che ha spazzato via le vostre acciaierie, chiuso le fabbriche, ucciso i posti di lavoro nel carbone. . . e ha sostenuto ogni orribile, terribile, ridicolo accordo commerciale nel corso di mezzo secolo ”, ha detto a Lititz, una piccola città situata nel centro della Pennsylvania. Il repubblicano ha anche cercato di sfruttare un commento fatto da Biden nel dibattito della scorsa settimana, quando il democratico ha detto che avrebbe abbandonato i combustibili fossili, prima di chiarire in seguito la sua dichiarazione. E ha riprodotto un video modificato di Biden che diceva di opporsi al fracking, che è importante per l’economia dello Stato. “Joe Biden vuole distruggere l’economia della Pennsylvania con una sentenza economica di morte”, si legge nella didascalia.

Guardando alla sua storia, d’altronde, non stupisce che la Pennsylvania sia così centrale per il futuro della storia americana. Teatro di molte prime volte, dalla firma della Costituzione nella Independence Hall di Philadelphia (era il 17 settembre 1787) alla realizzazione del primo pozzo petrolifero della storia (il 27 agosto 1859, nel paesino di Titusville), il Keystone State vale bene il suo nickname: “chiave di volta” per uscire, comunque vada, dalla lunga incertezza.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.