Per Jane Campion è finalmente un buon momento per le registe

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Photo credit: Stephane Cardinale - Corbis - Getty Images
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C'è chi dice che il #MeToo non ha portato a niente, che è stato solo un momento di passaggio, che è già finito nel dimenticatoio. C'è anche chi dice che è stata solo una moda e una ricerca di attenzioni, ma questa è un'altra storia. In ogni caso Jane Campion non è di questa idea: "Tutto quello che posso dire è che da quando è nato il movimento #MeToo, sento un cambiamento sostanziale nel tempo", ha detto la regista giovedì mattina in una conferenza stampa alla 78° Mostra del Cinema di Venezia, "È come se fosse caduto il muro di Berlino". Campion è stata la seconda regista nella storia a venire candidata a un Oscar e la prima a vincere la Palma d'Oro a Cannes: di sessismo nel mondo del cinema ne sa qualcosa e dunque sentirla così speranzosa per il futuro delle donne fa bene al cuore.

Photo credit: Ernesto Ruscio - Getty Images
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"Penso che le donne stiano andando molto bene", ha detto Campion citando come esempi Julia Ducournau (Titane) che ha vinto la Palma d'Oro a Cannes questo luglio e naturalmente Chloe Zhao che, con il suo Nomadland, ha vinto l'ultimo Oscar per la regia e che ora si trova a Venezia come membro della giuria. Campion è consapevole che i numeri sono ancora piuttosto sfavorevoli e mostrano che il cambiamento sta arrivando molto lentamente: alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2020, le registe in concorso erano 8 mentre nel 2021 sono solo 5 su 21 film in concorso. Eppure la regista è fiduciosa e crede che ormai si sia avviato un processo virtuoso che non si fermerà. "È una grande perdita per tutti che non ci siano abbastanza voci femminili", aggiunge.

Campion è stata nominata all'Oscar per la regia di Lezioni di piano nel 1993 e a Venezia porta il dramma Netflix The Power of the Dog con Benedict Cumberbatch e Kirsten Dunst. Ha raccontato che quello datole da Netflix è stato il budget più grande che abbia mai avuto e che ha deciso di portare sul grande schermo il romanzo storico di Thomas Savage dopo esserne rimasta profondamente affascinata. "In genere, non finisco quasi mai i romanzi, ma in questo mi ci sono davvero immersa", ha dichiarato, “Nelle settimane successive, scene e temi del libro continuavano a tornarmi in mente, quindi non potevo dimenticarlo. Poi ho capito che si tratta di un libro profondo che lavora sulla psiche".

Nel film, Benedict Cumberbatch interpreta Phil Burbank, il crudele proprietario di un ranch che castra gli animali a mani nude e non sopporta la nuova moglie di suo fratello, Rose (Kirsten Dunst): "È il cuore spezzato e l'anima oscura di questa storia” ha spiegato Campion. Si tratta di un personaggio chiaramente radicato nei tropi della mascolinità tossica, come conferma lo stesso Cumberbatch: "Penso che per me la tossicità sia qualcosa che è un prodotto della sua cultura, della sua educazione, delle sue circostanze", ha detto l'attore, “Non è qualcosa di effettivo. Scaturisce dalle circostanze. Quindi posso capirla. Posso esaminarla e valutarla. Non perdonarla, ma comprenderla". The Power of the Dog ha fatto ieri il suo debutto a Venezia alla faccia di chi pensa ancora che le donne non possano dirigere un western crudo, sporco e al contempo profondo ed emotivo: forse le cose stanno davvero cambiando.

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