Per la Treccani i sinonimi che offendono le donne non sono più validi (leggi non si possono più usare)

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Photo credit: Ada daSilva - Getty Images
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La Treccani dice basta al sessismo. Da oggi chi cercherà il termine "donna" sul vocabolario non troverà più sinonimi dispregiativi come "cagna" e "zoccola". Sembra incredibile dover salutare questa novità linguistica come un traguardo di civiltà dei nostri tempi moderni, eppure prima che Repubblica ospitasse due mesi fa un dibattito tra un gruppo di attiviste e la stessa direttrice del vocabolario Treccani Valeria Della Valle, nessuno pareva essersi accorto del problema. A sollevare per prima la questione è stata Maria Beatrice Giovanardi, che grazie all'appoggio di altre cento attiviste è riuscita a ottenere una revisione del lemma, dal quale sono state derubricare tutte quelle espressioni dispregiative e insultanti che risultavano catalogate come sinonimi della parola "donna". D'ora in avanti questi termini verranno assorbiti da "prostituta" con l'impegno di dare maggiore risalto in futuro alle qualità intellettuali, sociali e morali del genere femminile come donna di Stato, di legge, di scienza.

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Un primo passo verso la normalizzazione di una parola che per secoli si è trovata a fare i conti con una società maschilista e misogina, che non a caso ha prodotto proverbi popolari come "chi disse donna disse danno", "donne e buoi dei paesi tuoi", "chi vuol vivere e star sano, dalle donne stia lontano", "le donne ne sanno una più del diavolo". "Fin dalle origini la Treccani si è rinnovata in base ai cambiamenti del costume e della società — ha detto Valeria Della Valle dalle colonne di Repubblica —. Questa tradizione si manterrà nei cambiamenti che verranno apportati alla voce "donna" dei sinonimi, opera che aveva conservato per inerzia usi linguistici del passato, ormai superati. Pur non avendo io né diretto né lavorato mai a questo dizionario, ho condiviso con alcune delle firmatarie della lettera la necessità di fare qualche cambiamento e qualche taglio. I dizionari devono testimoniare l'uso scritto e parlato, buono e cattivo, rispettoso e volgare, naturalmente avvertendo quando si tratta di usi offensivi". Una chiarificazione che infatti oggi troviamo nella versione online del vocabolario in forma di postilla sotto la parola "donna". Accanto ai corrispettivi usi alterati di "donnetta" e "donnaccia" si legge: "In numerose espressioni consolidate nell’uso si riflette un marchio misogino che, attraverso la lingua, una cultura plurisecolare maschilista, penetrata nel senso comune, ha impresso sulla concezione della donna. Il dizionario, registrando, a scopo di documentazione, anche tali forme ed espressioni, in quanto circolanti nella lingua parlata odierna o attestate nella tradizione letteraria, ne sottolinea sempre, congiuntamente, la caratterizzazione negativa o offensiva".

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Non si tratta insomma della tanto banale quanto in voga cancel culture, che con la sua azione di boicottaggio culturale nega le ombre del passato, autocondannandosi a riviverle in un prossimo futuro. Quella operata dalla Treccani — e qualche mese fa anche dall'Oxford Dictionary, sempre su sollecitazione della Giovanardi — è un'operazione che mira a porre nella giusta luce tutti i termini registrati nella lingua italiana, contestualizzandone tempi e modi di utilizzo e cercando di sfrondare il becero insulto, che resta sì registrato nel vocabolario, ma come voce autonoma e non come supposto sinonimo di "donna".