Perché in Georgia è stato annullato il Pride di Tbilisi

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Photo credit: VANO SHLAMOV - Getty Images
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Sarebbero dovuti essere cinque giorni di festa, si sono trasformati in un incubo. A Tbilisi, Georgia, era tutto pronto per l'annuale Gay Pride, ma sono bastati alcuni gruppi di estrema destra e della Chiesa ortodossa per gettare la capitale nel caos e costringere gli organizzatori a cancellare la parata. Dalle prime ricostruzioni sembra che ad aizzare la folla sia stato il gesto di un uomo che, insieme a dei compagni, si è arrampicato fino al balcone della sede del Tbilisi Pride, distruggendo bandiere e stendardi arcobaleno prima di fare irruzione nell'edificio. Il solito facinoroso esaltato – verrebbe da pensare – eppure in piazza a guardarlo e a incitarlo erano in molti. E il gesto, infatti, non è rimasto isolato, ma è stato l'inizio di un'autentica spedizione punitiva contro attivisti Lgbtq+ e giornalisti che sono stati minacciati, insultati e malmenati.

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Cinquanta reporter picchiati, la sede del Pride distrutta, un turista polacco scambiato per omosessuale e assalito solo perché portava un orecchino e una persecuzione contro gli organizzatori dell'evento che continua ancora adesso: è questo il primo bilancio di una giornata nera non solo per la comunità Lgbtq+, ma anche per la democrazia e il governo georgiano, che non ha saputo né ha voluto prendere le distanze da questi atti di violenza, costringendo gli organizzatori a cancellare la manifestazione. Il ministero dell’Interno della Georgia ha detto infatti di "condannare tutte le azioni motivate dalla violenza, incluse le forme di violenza nei confronti dei giornalisti", ma ha sottolineato che gli attivisti erano stati avvisati di possibili proteste e atti di violenza legati alle contro-manifestazioni organizzate dai gruppi contrari all’evento e che pensare di organizzare un Gay Pride è stato irragionevole.

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Dichiarazioni che puzzano di connivenza e che non sono piaciute a molti cittadini della capitale che ieri, in risposta a questi gesti, hanno portato la loro solidarietà alla comunità Lbgtq+, partecipando a una manifestazione di protesta di fronte al Parlamento. "Non abbiamo potuto marciare per il nostro Pride ieri, ma abbiamo potuto farlo oggi" – fanno sapere gli organizzatori, che martedì sono scesi a Rustaveli Avenue insieme a 7mila dimostranti con tanto di bandiere arcobaleno in segno di solidarietà per il Pride cancellato. Sopra di loro uno splendido arcobaleno a portare un po' di colore a questa triste pagina di storia. A terra alcune tracce ancora fresche di quell'orda impazzita, che facendo a pezzi un cartellone colorato si è illusa di poter cancellare dal Paese un'intera comunità.

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