Perché giugno è il mese del pride? La storia tutta da leggere, per non dimenticare

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Come ogni anno si apre con giugno il mese del Gay Pride, la festa che più di ogni altra colora e anima le città di tutto il mondo. Ma da dove nasce l'orgoglio gay e quali sono i motivi per cui ogni anno, da 50 anni, lo si celebra a giugno? A differenza di quanto possano far credere le apparenze, questa manifestazione nasce da un episodio tragico che il 28 giugno 1969 coinvolse la comunità Lgbtq+ di New York. Nel locale di Stonewall Inn in Christopher Street, nel Greenwich Village di Manhattan, avvenne una retata della polizia che sottopose gli avventori del pub a umilianti perquisizioni, fatte per accertare che gay, lesbiche, travestiti e transgender indossassero almeno tre indumenti corrispondenti al proprio sesso come prevedeva la legge, dal momento che il dresscrossing — la pratica cioè di vestire al contrario rispetto al genere riconosciuto dalla legge — era illegale.

Photo credit: Steve Eason - Getty Images
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Questi abusi erano purtroppo frequenti e consentiti dalla legge, ma quella sera per la prima volta la comunità Lgbtq+ decise di ribellarsi e un'allora giovanissima Sylvia Rivera, che sarebbe divenuta famosa nell'ambito dell'attivismo per i diritti transgender, lanciò una scarpa contro la polizia. Fu l'inizio di una serie di moti di ribellione che quella notte e molte altre a seguire infiammarono il quartiere di Manhattan con i cosiddetti moti di Stonewall. Da un sentimento di rancore ed esasperazione (all'inizio la manifestazione era chiamata "Christopher Street Gay Liberation Day March") queste proteste si tramutarono, a partire dal 1970, in vere e proprie celebrazioni dell'identità gay, da intendersi non più come qualcosa di sbagliato da nascondere e condannare, ma come una delle tante inclinazioni della Natura, che per tutte le sue specie, anche quella umana, ha previsto la diversità.

Photo credit: David McNew - Getty Images
Photo credit: David McNew - Getty Images

I colori della bandiera arcobaleno, disegnata dall'artista e attivista Gilbert Baker e dal 1978 simbolo del Gay Pride, vogliono rappresentare proprio questa liberazione, questa gioia di mostrarsi per quello che si è, senza temere pregiudizi, odio e discriminazione da parte della società, che per troppo tempo ha imposto regole e convenzioni su come le persone dovessero comportarsi o vestire, obbligando migliaia di omosessuali e transgender a vergognarsi delle proprie inclinazioni e a temere il giudizio degli altri. A riprova di come siano stati fatti molti progressi, ma di come la strada verso un'effettiva parità sia ancora lunga, ricordiamo che dal 17 maggio 1990 l'omosessualità non è più considerata una malattia mentale dall'Oms, ma che la declassificazione della transessualità dai disturbi psichici è arrivata soltanto il 19 giugno 2018, appena tre anni fa. Per questo è necessario mantenere la guardia alta e schierarsi sempre dalla parte dei diritti civili, anche partecipando all'annuale parata gay, che da 51 anni rappresenta una rottura gioiosa con il passato, un modo festoso per ricordare a se stessi e al mondo le proprie libertà fondamentali e un grande esempio di come sia possibile trasformare una narrazione discriminatoria e tossica in una narrazione di gioia.