Perché il 2020 è stato l'anno delle donne dello Champagne

Di Fabio Gibellino
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Photo credit: Alina Nechaeva - Getty Images
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From Harper's BAZAAR

La nuova chef de cave di Perrier-Jouët è una donna, si chiama Séverine Frerson ed è l'ultima protagonista di un anno che ha segnato la storia dello champagne. Dodici mesi scanditi dal più grande avvicendarsi di maestri di cantina mai visto e, soprattutto, dal numero di donne chiamate a occuparne la posizione. Ben quattro, in un mondo dove i cambiamenti di questa portata non sono poi così comuni. Nomine che certo possono aver fatto storcere il naso a qualche reazionario, ma che nella realtà delle cose non sono state viste dagli addetti ai lavori come un qualcosa di eccezionale.

Photo credit: Robert Jean-Francois
Photo credit: Robert Jean-Francois

Séverine Frerson è stata scelta per il suo curriculum, importante e maturato soprattutto in Piper-Heidsieck. Infatti a Épernay se qualcuno si sta chiedendo qualcosa, lo fa solamente guardando a quel lascito che dovrà andare a colmare e possibilmente personalizzare. Perché sostituire una figura come quella di Hervé Deschamps, ora pensionato, ma che per 27 anni è stato un riferimento sia per Perrier-Jouët che per l’Amicale des chefs de cave de Champagne presieduta per un ventennio, sarebbe complicato per chiunque. E lo stesso discorso vale per tutti.

Photo credit: Courtesy Eric et Julie Michael Ferire
Photo credit: Courtesy Eric et Julie Michael Ferire

A partire da Julie Cavil, protagonista di quella che potrebbe essere la nomina più importante dell’anno, quantomeno perché l’ha portata a diventare la chef de cave di una delle maison più celebri e più care di tutta la champagne: Krug. Traguardo di un percorso iniziato in seno all'azienda nel 2006 quando ha affiancato, per ben tredici vendemmie, l'allora maestro di cantina Eric Label fino a diventare, nel 2017, winemaking director.

Photo credit: Courtesy
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Sempre a Reims, da Jacquart, lo scettro del potere invece è stato affidato a Joëlle Weiss, membro dell'Union des oenologues en Champagne ma più famosa in terra d'oltralpe per essere stata corrispondente della rivista Terre de vins. Chiamata in causa a marzo, Joëlle Weiss ha sostituito un'altra donna, Floriane Eznack, che a suo tempo, era il 2011, è stata una delle prime e più giovani chef de cave della Champagne. Infine, a chiudere gli ultimi dodici mesi, c'è Alice Tétienne, che dopo un anno passato da Nicolas Feuillatte e cinque da Krug, dove era responsabile dei rapporti con i vigneron e membro del comitato di degustazione insieme a Eric Lebel e Julie Cavil, il primo aprile si è vista consegnare le chiavi di Henriot dopo l'addio di Laurent Fresnet, chiamato da Mumm per sostituire Didier Mariotti a sua volta approdato da Veuve Cliquot.

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Finito l'elenco dei nomi e dei meriti, e per contestualizzare il presente, è opportuno fare un passo indietro, perché la storia dello champagne in realtà è eternamente dipendente dalle donne. Infatti, e in principio, il perlage più famoso del mondo deve la sua celebrità a Jeanne Antoinette Poisson, detta madame di Pompadour, che da favorita del Re di Francia Luigi XV, e al di là del suo seno che avrebbe ispirato la coppa in cui berlo, ha fatto diventare lo champagne vino di corte al posto dei rossi di Borgogna. Non solo, perché anche le più grandi intuizioni in bottiglia appartengono a due donne, che da vedove hanno rivoluzionato il mondo conosciuto. La prima è Nicole Barbe Ponsardin che, lasciata sola da François Clicquot a soli 27 anni fece diventare la cantina del marito una delle etichette simbolo della regione con il nome Veuve Cliquot. E lo ha fatto producendo il primo rosé e il primo millesimato della storia. L'altra, Jeanne Alexandrine Louise Mélin, ereditò dal marito Alexandre Pommery quella che per merito suo diventerà la prima maison a capire, nel 1874, che lo champagne doveva essere secco (brut) e non dolce.

Photo credit: Courtesy
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Tornando invece ai giorni nostri, a decidere le dosi degli assemblaggi e la produzione dei millesimati ci sono anche altre donne, alcune delle quali in carica da decenni. La più longeva è Isabelle Tellier, che dal 1998 è alla guida di De Venoge. Isabelle Mary invece lo è dal 2005, anno in cui prese le redini dello champagne Marie Stuart, mentre nello stesso anno da Duval-Leroy decidono che l’ultima parola sul cosa dovrà essere versato in un calice sarà di Sandrine Logette, che per tutta risposta, e lavorando insieme a un’altra donna di grande tempra, Carol Duval-Leroy, ha creato un comité d’assemblage fatto di sei persone.

Photo credit: Courtesy
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La prima chef de cave della nuova era è invece Caroline Latrive, che dal 2012 guida lo stile di Ayala, ruolo conquistato dopo aver trascorso quattro anni al fianco del suo predecessore. A seguirla sono state Nathalie Laplaige, già allieva di un nome importante della Champagne come Laurent Fédou, che nel 2017 è diventata chef de cave di Joseph Perrier e, un anno dopo, Charlotte Eschbach, assunta al ruolo di maestro di cantina da J. De Telmont. E dire che un tempo, e nemmeno così lontano, alle donne era assolutamente vietato entrare in una cantina, perché si diceva avessero il potere (o la sfortuna) di trasformare il vino il vino in aceto!