Perché in India stanno bruciando le foto della nipote di Kamala Harris? E cosa sappiamo di lei?

Di Elisabetta Moro
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Photo credit: Paul Archuleta - Getty Images
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"Quando ero piccola tornavo a casa piangendo perché vedevo intorno a me cose ingiuste", spiega Meena Harris in un video sui social, "Mia mamma e mia zia si sedevano ad ascoltarmi in cucina e poi mi dicevano: 'Bene, ora che farai per cambiare le cose oltre a piangere?'". Questo è lo spirito delle donne Harris, l'eredità lasciata dalla mamma di Kamala e Maya, Shyamala Gopalan Harris, importante ricercatrice sul cancro al seno e attivista per i diritti civili arrivata negli USA dall'India negli Anni 60. Oggi la nipote della vicepresidente USA continua a battersi per le ingiustizie, continua a far sentire la sua voce anche e soprattutto quando è scomoda e fa indignare i potenti. Cosa farai per cambiare le cose? "Non mi farò intimidire, non resterò in silenzio" ha scritto qualche giorno fa Meena Harris dopo che in India la sua foto è stata bruciata durante alcune manifestazioni a favore del governo di Narendra Modi. Ma cosa sta succedendo? E cosa sappiamo di lei?

Iniziamo col dire che Meenakshi Ashley Harris ha 36 anni ed è laureata in legge ad Harvard, è avvocata e attivista per i diritti civili. Nel sostenere le donne ha fondato la Phenomenal Woman Action Campaign un'azienda che produce capi di abbigliamento con messaggi di empowerment femminile (indossati da celeb del calibro di Serena Williams, Viola Davis e Lizzo) i cui proventi finanziano associazioni femministe e antirazziste. È anche autrice di best seller per bambini - tra cui Ambitious Girl e Kamala & Maya’s big idea che racconta la storia della madre e della zia - e madre di due bambine che spesso vediamo sui suoi social giocare assieme alla zia. Insomma, Meena Harris sa il fatto suo e si batte per le cause in cui crede senza badare troppo alle conseguenze. L'ultima riguarda proprio il suo Paese di origine: Harris junior si è unita a altre personalità tra cui Rihanna e Greta Thunberg nel denunciare sui social la difficile situazione dei contadini indiani che da mesi protestano contro la riforma voluta dal governo che rischia di farli soccombere di fronte alle grandi società di distribuzione. Il governo sta reprimendo duramente le proteste e, come riporta il The Guardian, la polizia sta isolando i manifestanti con trincee, recinzioni di filo spinato e il blocco della rete internet.

Il governo indiano si era già indignato con Rihanna dopo che la cantante aveva denunciato i fatti su Twitter postando un articolo della CNN: il ministero degli Esteri indiano aveva prontamente pubblicato un comunicato per prendere posizione "sui recenti commenti di individui ed entità straniere sulle proteste dei contadini". Ora, però, la cosa è andata ben oltre e i sostenitori del premier Modi sono scesi per le strade a bruciare le foto di chi aveva osato fare cattiva propaganda al governo di Delhi: oltre a Rihanna anche Greta Thunberg e Meena Harris sono finite nel mirino. "Strano vedere la tua immagine bruciare in strade lontane. Purtroppo, sappiamo bene cosa ci farebbero quegli uomini indignati dalla voce delle donne, se fossimo in India", ha scritto Harris su Twitter alludendo alle violenze sessuali subite dalla sindacalista indiana ventitreenne Nodeep Kaur di cui l'avvocata si sta facendo portavoce sui social.

C'è chi si chiede se l'attivismo di Meena Harris non sia diventato un po' troppo "scomodo" ora che la zia è vicepresidente degli Stati Uniti. Proprio lunedì , ad esempio, mentre lei su Twitter definiva il leader Modi "un dittatore fascista", Joe Biden trattava con lui al telefono per convincerlo a rilanciare la lotta ai cambiamenti climatici e al terrorismo. Come racconta Repubblica, il Dipartimento di Stato si è anche affrettato a prendere le distanze dall'attivista specificando che si tratta di "opinioni di un privato cittadino" e che le parentele della nuova vice non influenzeranno la linea politica di Biden. Si sa che gli equilibri politici sono delicati, ma sarà difficile che Meena Harris si lasci zittire. "La rete è uno strumento cruciale per la libertà d'espressione", ha scritto, "Non resterò in silenzio". Nessuno mette a tacere le donne di casa Harris e la vicepresidente ne sa qualcosa.