Perché le donne in politica sono continuamente prese di mira per il loro aspetto?

Di Elisabetta Moro
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Photo credit: Ponomariova_Maria - Getty Images
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From ELLE

Perché le donne in politica sono continuamente prese di mira per il loro aspetto? Perché il loro corpo (e il loro modo di vestire) è sempre sotto scrutinio e sembra che, appena entrate in Parlamento, vengano prontamente divise in "troppo belle" o "troppo brutte"? Può sembrare assurdo che, nel 2021, siamo a qui a farci queste domande, ma basta ripercorrere la storia al femminile della politica italiana per farsi prendere dallo sconforto: insulti sessisti, sessualizzazione, continui riferimenti ai corpi. Se sei considerata "brutta" e "poco femminile" non hai diritto di parola, se sei "troppo carina" probabilmente hai usato le tue "doti femminili" per arrivare dove sei (e quindi non hai diritto di parola). Sembra che il corpo e l'aspetto fisico sia il principale nemico di qualsiasi donna che voglia essere presa sul serio.

Photo credit: Simona Granati - Corbis - Getty Images
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Non ha importanza il partito politico, destra, sinistra o centro gli attacchi alle donne per il loro aspetto si sprecano. Di recente Giorgia Meloni è stata definita "una scrofa", ma i problemi, come racconta Filippo Maria Battaglia nel suo saggio Stai zitta e va' in cucina, sono cominciati fin dai tempi della Costituente. Teresa Noce ex partigiana eletta nella prima legislatura del parlamento repubblicano viene definita "miss racchia" dai quotidiani mentre Lina Merlin, anche lei parte della Costituente, è stata descritta dai colleghi come "una specie di zitella mascolinizzata" mentre si discuteva il suo disegno di legge sulla prostituzione. L'era Berlusconi, poi, ha rappresentato l'apice dell'equazione donna-corpo. "Sono il primo a volere la presenza delle donne, carine e anche brave in Parlamento", dice il Cavaliere e nel frattempo tutti si chiedono se le politiche da lui sostenute, come Mara Carfagna, non siano entrate in Parlamento per meriti che hanno poco a che fare con le loro competenze.

Photo credit: Ivan Romano - Getty Images
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Se sei considerata bella, quindi, vieni accettata (forse) ma ti sorbisci continui riferimenti al tuo corpo e al tuo sex appeal a dire che sono gli unici meriti che hai. "Con queste copertine, la Boschi sarà ricordata più per le forme o per le riforme?" si chiede su Twitter il senatore 5 stelle Nicola Morra mentre Il Fatto Quotidiano pubblica una vignetta con il "cosciometro" della deputata. Nel 2014 Claudio Messora si lasci andare a fantasie sessuali su Gelmini, Carfagna e Prestigiacomo (il post si intitola "Una cosetta a tre") e Matteo Salvini, nel 2016 paragona Laura Boldrini a una bambola gonfiabile durante un comizio.

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Non sembra esserci una via di fuga: se, d'altro canto, sei considerata "brutta", se sei poco femminile o ti vesti in modo maschile e sobrio non sfuggi comunque ai giudizi sul tuo corpo. Rosy Bindi è l'esempio perfetto di tutto questo: per il governatore del Lazio Francesco Storace "Non è neppure una donna", mentre il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga dichiara "Pensavo che fosse brutta ma intelligente, mentre è brutta, cattiva e cretina".

Photo credit: Simona Granati - Corbis - Getty Images
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Il problema è profondo e va ben oltre la politica: le donne nella nostra società sono considerare prima di tutto "corpo". Prima di essere brave, competenti, intelligenti o spiritose sono un corpo da osservare. "Gli uomini agiscono, le donne appaiono. Gli uomini guardano le donne. Le donne guardano se stesse mentre sono guardate" scrive il critico d’arte John Berger. Lui si riferisce alle opere degli artisti classici ma la frase è applicabile a molti altri ambiti dove il corpo femminile è considerato "il corpo per eccellenza". Anche gli uomini (e i politici), infatti, vengono criticati per il loro aspetto, ma mai a livello così macroscopico e strutturale.

Del resto tutto questo ha radici antiche: alla base della filosofia occidentale si ritrovano alcune coppie di opposti che ben conosciamo come cultura-natura, ragione-istinto, pubblico-privato, mente-corpo e naturalmente uomo-donna. In questo modo la donna si trova associata al corpo e l'uomo alla mente ed è abbastanza facile intuire quale dei due poli sia il favorito nella nostra società. Questa associazione fa sì che tradizionalmente per le donne il corpo sia visto come la fonte primaria del loro potere, ma anche il tallone d'Achille su cui colpirle senza pietà. Ma allora forse dovremmo decostruire questo problema alla base: non coprendo e mortificando il nostro corpo né trasformandolo in un'arma. Dovremmo vivere la fisicità come qualcosa di (semplicemente) umano e riappropriarci dei nostri corpi - di tutti i corpi - come gesto politico al di là di schemi precostituiti. Forse il punto è proprio costruire una nuova narrazione della corporeità al di là di gerarchie e dicotomie e persino al di là del genere. Sarebbe possibile?