Perché non riusciamo più fare a meno delle serie tv crime?

Di Donna Sannetta
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Photo credit: Eva Novelli
Photo credit: Eva Novelli

From Harper's BAZAAR

Nella mia vita, ho fatto una crociera sulla Queen Mary e due sulla Queen Elizabeth II. Sono stata ovunque, dalle calotte polari della Groenlandia alla Vale do Javari, ho visto l'ultima fiammata agonizzante di sole dietro i ghiacci dello Spitsbergen.

Centinaia di balli, fuochi d'artificio che brillavano interi patrimoni per aria. Ho aspettato l'alba macchiando il mio Grès (la maison di couture non quello porcellanato. N.d.A.) come le ginocchia dimun terzino. Ho volato su aerei privati tenuti insieme dal biadesivo e uno con la piscinetta. Dopo giorni di cammino mi sono arresa, mai più così sola: davanti il Kanjenjunga e, lontano, l'Everest. Ho sempre fatto uso disinvolto del mio corpo, essendo frigida non mi è costato granché. Ho sopportato tutto questo solo per un motivo: perché sapevo che poi sarei tornata a casa, mi sarei messa le ciabatte e la tuta e avrei guardato Un Giorno in Pretura sbriciolando nocciolato sul piumone.

Io adoro le riprese dei processi, le confessioni dei serial killer, i documentari americani su casalinghe pannose col Père Lachaise sotto la taverna, le bionde di Somewhere Drive che aspettano il giovedì sera per brandire il batticarne e accanirsi sul marito grassottello («Era tanto un amore!»), poi prendono la Toyota, fanno il giro dell'isolato e, tornate a casa, gridano come dei gabbiani al 911 che qualcuno ha trasformato Ted (di cognome Larossa o Angiulo) in una cotoletta alla milanese.

Mi piacciono molto le diciottenni indipendenti che si chiamano Tiffany, raccattano uomini sposati sulle chat e, tutte operose, se li ammazzano in macchina dopo un Mouth-Scalding Cheese Minnesota Burger al Phooseephachack Valley Mall di Tampa.

Ma non potrei fare la poliziotta. Perché a queste signorine (cappottino peloso rosa e cannolo sulla spalla) quando viene detto che sono sospettate di aver sfilettato il malcapitato, negano candidamente, placide. Come se gli avessero chiesto dove acquistare l'insalata belga (introvabile, del resto, insieme alle puntarelle). Poi però, nel momento in cui gli inquirenti (Kirk Lapozza e Jade Giaccaluso) intendono requisire il Samsung glitterato, si dimenano come Linda Blair ne L'Esorcista e parlano con la voce di Marylin Manson. Vuoi mettere l'imbarazzo?

Neanche a dirlo, mi identifico più nella vaporosa criminale bionda che, col fazzolettino per asciugare le lacrime, finalmente confessa: "Era carino ma al secondo appuntamento mi ha chiamato: piccola. So che non posso essere perdonata per quello che ho fatto ma vorrei scusarmi lo stesso con i familiari della vittima".