Perché si sta parlando di Oli London l'influencer che sostiene di aver effettuato una "transizione razziale"

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Photo credit: Barcroft Media - Getty Images
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"Finalmente sono coreano! Ho effettuato la transizione. Sono così felice di aver completato il mio cambiamento. Sono stato intrappolato per otto anni in un corpo che non era il mio". Ok, piano. A pronunciare queste parole è l’influencer inglese Oli London che sostiene di aver effettuato una "transizione razziale" per diventare simile alla popstar coreana Jimin dei BTS. Oli ha fatto una sorta di coming out definendosi “non binari* e corean*”, ha chiesto che si utilizzino i pronomi they/them per identificarlo ma anche il nome Jimin e l'aggettivo "coreano". Se tutto questo vi sembra assurdo e anche piuttosto problematico, beh siete in buona compagnia.

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London sta facendo molto parlare dopo aver effettuato ben 18 interventi di chirurgia estetica per assumere tratti coreani e aver pubblicato un video su YouTube dove sostiene che la cultura coreana sia parte della sua identità e racconta come gli interventi chirurgici abbiano portato a una transizione da persona bianca a persona appunto coreana. Molte persone hanno parlato di appropriazione culturale, di come London sfrutti la cultura asiatica per il proprio business a volte anche con poca accuratezza e arrivando a stereotipare le tradizioni coreane in modo quasi caricaturale. L'influencer ha anche prodotto una propria bandiera che consiste nella bandiera coreana colorata con i colori LGBT+ e sembra quindi evidente il suo tentativo di equiparare la transizione di genere a quella che viene definita "transizione razziale".

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Non è la prima volta che se ne parla: già nel 2017 aveva fatto discutere la vicenda di Rachel Dolezal, una donna bianca che si identifica come nera. Il suo caso aveva portato ad accesi dibattiti specie dopo la pubblicazione sul giornale accademico femminista Hypatia di un paper che paragonava la sua esperienza a quella di una donna trans. Il punto più spinoso dell'intera faccenda, infatti, sembra proprio essere questa assimilazione che strizza l'occhio a posizioni transfobiche di chi sostiene che "se un uomo può identificarsi come donna allora possiamo anche identificarci come animali o cose" e via dicendo. Si aprono quindi molte domande: identità di genere e etnia sono sullo stesso piano? Possiamo davvero sostenere di sentire dentro di noi l'appartenenza a una diversa etnia? C'è chi ha fatto notare che per quanto le divisioni razziali siano un costrutto sociale (così come il genere) alla base c'è in primis una diversa colorazione della pelle che è ereditaria: se sei bianca e ti identifichi come nera mantieni comunque il tuo white privilege. Un altro aspetto che è stato sollevato è come l'identità di genere sia un fattore personale: certamente è legato alla cultura in cui siamo immersi, ma riguarda principalmente la percezione di noi stessi. L'etnia, invece, come sostiene la filosofa canadese Cressida Heyes "Non riguarda il momento contingente, ma l'intera eredità" ovvero una narrazione collettiva che ha a che fare con le proprie origini e i propri antenati. Difficile quindi poter equiparare i due fenomeni: il rischio è quello di invalidare sia l'esperienza delle persone trans sia quella delle persone che subiscono costantemente discriminazioni legate al proprio aspetto e alle proprie origini.

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