Perché Trump ha preso 72 milioni di voti, secondo Barack Obama

Di Redazione
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Photo credit: Getty Images - Getty Images
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From Esquire

Barack Obama è tornato a parlare.

La vittoria di Joe Biden si è ormai delineate definitivamente con le affermazioni in Arizona e Georgia. 306 grandi elettori, come quelli che aveva preso Trump nel 2016, e un vantaggio tale non solo da escludere qualunque ribaltone dovuto a possibili riconteggi e ricorsi, ma anche da demoralizzare Trump nel suo slancio eversivo. Il presidente sconfitto oggi è tornato a sproloquiare di brogli su Twitter, ma pochi giorni fa ha parlato in pubblico demoralizzato e ingrigito, lasciandosi scappare una parziale ammissione di sconfitta.

In questo contesto è tornato a prendere la parola in una lunga intervista l'ex presidente Barack Obama, da molti ritenuto il vincitore morale delle elezioni quasi al pari di Biden e Kamala Harris (la vittoria di Trump nel 2016 era stata considerata una viscerale reazione conservatrice all'amministrazione Obama, il ribaltone del 2020 per mano dell'ex Vice di Obama dimostrerebbe che gli elettori si sono pentiti in fretta). Intervistato dalla CBS Obama ha escluso un suo coinvolgimento diretto nel gabinetto di Biden ("Michelle mi lascerebbe!") ma il momento più significativo dell'intervista è stato probabilmente quello in cui la giornalista Gayle King gli ha chiesto perché, secondo lui, Trump abbia comunque preso 72 milioni di voti. Molti meno di Biden (che alla fine potrebbe sfiorare gli 80 milioni) ma lo stesso un numero enorme, che in qualunque altra elezione avrebbe rappresentato un record.

Photo credit: Drew Angerer - Getty Images
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Il senso della domanda era: come mai un Presidente considerato disastroso, imbarazzante e totalmente incapace da molti osservatori del mondo progressista è riuscito ugualmente a conservare un consenso così largo? "Quello che questo risultato ci dice - ha risposto Obama - è che noi americani siamo ancora profondamente divisi. La visione del mondo che i media consumati da quegli elettori ha ancora un peso enorme".

Insomma, Obama più che di Trump sembra preoccupato della cosiddetta post-verità, il fenomeno a cui stiamo assistendo ancora in questi giorni, per cui molti elettori (addirittura il 70% dei repubblicani secondo un sondaggio di Politico) sono convinti che le elezioni siano state truccate o viziate da brogli, pur in assenza del benché minimo elemento concreto per affermarlo. "Diventa molto difficile funzionare per la nostra democrazia, se ciascuno opera sulla base di fatti completamente diversi".

Infine, Obama ha voluto dare un consiglio a Trump, da ex Presidente a Presidente: "Noi occupanti dello Studio ovale siamo per definizione temporanei. Quando il tuo tempo scade il tuo lavoro è mettere il Paese al primo posto e andare contro il tuo ego o la tua delusione. Il mio consiglio a Trump è: se vuoi essere ricordato come qualcuno che ha messo il Paese al primo posto fallo, adesso".