Perché il vaccino di Oxford può farci sperare

E’ una corsa contro il tempo per trovare quanto prima un vaccino efficace contro il coronavirus. Nel mondo sono 163 i vaccini candidati contro il virus Sars-CoV-2 e ben 23 già sono in fase clinica. Nelle ultime ore uno su tutti fa sperare la comunità scientifica, quello sviluppato dall’Università di Oxford.

Sviluppato da Astrazeneca, in collaborazione con lo Jenner Institute dell'università di Oxford con il coinvolgimento anche dell'azienda italiana Irbm, i risultati delle prime fasi di sviluppo pubblicati su Lancet sono stati accolti con cauto ottimismo. Roberto Speranza, ministro della Salute, ha messo tutti in guardia: “Serve ancora tempo e prudenza. Ma i primi riscontri scientifici sul vaccino dell'Università di Oxford, il cui vettore virale è fatto a Pomezia e che verrà infialato ad Anagni sono incoraggianti. Continuiamo ad investire sulla ricerca scientifica come chiave per sconfiggere il virus”.

Il vaccino e la proteina spike

Ma in cosa consiste questo vaccino? Il ChAdOx1 nCoV-19, sigla che sta per “Chimpanzee Adenovirus Ox1 codificante per proteine di Sars-CoV-2”, è basato su un vettore virale non replicante e quindi innocuo in cui è stato introdotto il gene della proteina spike, la stessa con cui il coronavirus entra nelle cellule umane.

Dopo uno studio approfondito la speranza dei ricercatori è che con la vaccinazione le cellule producano la proteina che a sua volta attiva il sistema immunitario per neutralizzare l’infezione e la malattia in caso di contagio

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“Abbiamo ipotizzato che gli anticorpi contro la spike prevengano l’infezione ed è probabile che sia davvero così, visto che Sars-CoV-2 ha dimostrato di mutare poco” ha affermato Sergio Abrignani, direttore dell’Istituto nazionale di genetica molecolare Invernizzi.

Il vaccino, che dovrà superare ulteriori fasi di sperimentazione, è stato testato su 500 persone e ha mostrato la sua capacità di indurre la produzione di anticorpi e linfociti T.