"Pesavo 105 chili, mi nascondevo, ero un lupo solitario". Marco Mengoni si racconta

Di Redazione Gente
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Photo credit: Marco Mengoni
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Da bambino era schivo e solitario. "Speravo che qualcuno uscisse dai fumetti o dalla Tv per aiutarmi nelle scelte", dice. Oggi, a 32 anni, Marco Mengoni è un veterano della canzone italiana, con una carriera di oltre un decennio. Nato a Ronciglione in provincia di Viterbo, idolo delle ragazzine ma anche delle quarantenni, ha bruciato le tappe vincendo la terza edizione di X-Factor nel 2009, trionfando al Festival di Sanremo nel 2013 con L’essenziale, sbancando all’Mtv Europe Music Award. Un successo rapido, scandito da una sfilza di canzoni da primi posti in classifica e dai complimenti di Mina e Lucio Dalla, che duetta con lui in Meri Luis. Brani come L’essenziale, Guerriero, Credimi ancora, Solo, Hola, per citare i più noti, gli permettono di collezionare 50 dischi di platino già nel 2019. Un record a cui si accompagna una popolarità enorme, specie tra i giovanissimi, affascinati non solo dalla musica, ma anche dal suo impegno personale, dalla carica umana e sociale dei suoi brani. Le fragilità e le diversità vengono infatti presentate nei suoi testi come punti di forza anziché debolezze: “Ma che splendore che sei/ nella tua fragilità”, canta in Esseri umani, uscita nel 2015. Lo stesso anno Mengoni viene premiato dall’Autorità garante dell’adolescenza e dell’infanzia proprio per la sua attenzione nei confronti di chi teme di non essere accettato, di chi non osa parlare o non sa parlare: “Non a caso”, si legge sul sito dell’Autorità, “l’artista ha usato per il video di Esseri umani la lingua dei segni. E il terzo album si intitola Parole in circolo, perché le parole buone devono circolare. Mengoni è un simbolo e un punto di riferimento per molti ragazzi anche perché ha utilizzato la sua popolarità in rete in modo responsabile”.

Photo credit: Marco Mengoni
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Basta scorrere le interviste rilasciate nel corso degli anni per comprendere che il cantante parla senza problemi delle sue insicurezze, della sua timidezza, del disorientamento provocato dai cambiamenti del suo corpo durante l’adolescenza, della solitudine e della vergogna provata per qualunque cosa. Si comincia con l’infanzia, con il Marco timido che se ne sta in disparte e spera nell’aiuto di un eroe della Marvel o di Diabolik. Il video di Guerriero parla proprio di questo, perché mette in scena un bambino solitario che riesce ad affrontare le prepotenze dei coetanei e le liti dei genitori grazie a un supereroe uscito da un fumetto: "Il guerriero “che resta in piedi e ti difende”, come dice la canzone, è la coscienza, l’anima, l’alter ego che ci aiuta a superare i momenti difficili e a scegliere la strada", ha spiegato l’artista. Questo non significa che Mengoni sia stato vittima dei compagni di classe. "Proprio bullizzato no", ha raccontato, "ma ognuno di noi ha assorbito un po’ di negatività a scuola: c’è sempre un gruppo che ti emargina. E io ero uno che tendeva a isolarsi". Figlio unico di una coppia di commercianti ("nessuno con il sangue blu"), il cantante ha spiegato che il periodo più difficile è arrivato con la scuola media. "Ero e sono tuttora un solitario; allora però mi ero un po’ allargato: pesavo 97 chili. Mi vergognavo molto, non chiamavo gli amici. A contraddistinguere la mia adolescenza è stata la solitudine. Sono stato chiuso in casa per anni, con vestiti larghissimi e capelli lunghi per mimetizzarmi. Ho raggiunto i 105 chili, forse mangiavo per combattere l’insicurezza. Ero un mangiatore seriale di Nutella: una volta ne ho divorato tre chili in una settimana. Ho avuto talmente tante coliche che sono finito anche in ospedale".

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Accettarsi è difficile. "A quell’età i tuoi complessi puoi capirli solo tu. Io mi vergognavo, per esempio, di uscire con gli occhiali da sole: mi sembravano troppo estrosi. Se mia mamma mi diceva “stai bene” oppure “non metterti i maglioni della taglia XXL”, non le davo retta. Il problema era solo nella mia testa, nell’accettazione del mio corpo. Mi coprivo tutto, con sciarpe e capelli lunghi". Per superare la timidezza, nel tempo libero lavora nel bar di alcuni amici di famiglia. "Ho iniziato a 14 anni e la necessità di lavorare a contatto con il pubblico mi ha aiutato molto. Fare il cameriere è stata la prima forzatura, mi sono messo alla prova. Poi, con i soldi, ho iniziato a fare musica in modo un po’ inconsapevole, iscrivendomi a uno stage al Tuscia In Jazz Festival. Non avevo una grande cultura musicale, avevo ascoltato a malapena Summertime di Ella Fitzgerald. A 14 anni non sapevo nulla". Sempre con i primi risparmi, compra un computer, casse audio, un software per creare musica. "Frequentavo l’Istituto d’arte, ero il primo della classe e anche l’unico ad avere 10 in condotta. Il bullismo me lo facevo da solo. Sono sempre stato poco sociale, un lupo solitario: mi vergognavo a fare tutto, anche a mettere una maglietta". A 19 anni prende una decisione importante: "Mi sono trasferito a Roma, dove ho cominciato a lavorare in uno studio di registrazione come fonico. Ho fatto la fame per molto tempo: per arrotondare, la sera lavoravo in un pub a Frascati". Nel frattempo, il suo aspetto è mutato: "Quasi naturalmente, forse per un cambiamento ormonale, sono arrivato a pesare 62 chili, ne ho persi quasi 40. Ora sono 83". Nella capitale si iscrive all’università, ma la partecipazione a X-Factor, nel team di Morgan, lo allontana dagli studi di lingue straniere. Dove si vola è il titolo del brano che lo porta alla vittoria e gli permette di firmare un contratto da 300 mila euro con la Sony Music. In breve, il ragazzo che si nascondeva dentro abiti troppo larghi è assediato dalle fan, innamorate dei suoi occhi scuri, del naso sottile che lui ha detestato a lungo, del fisico asciutto. "Ci sono orde di ragazze che mi seguono", racconta a Vanity Fair nel 2011. "C’era una mamma che cercava di spingermi in camera la figlia. Mi sono un po’ spaventato. Io me vergogno pure de annà a comprà il latte". Oggi sostiene di essere migliorato perché riesce a chiamare un taxi senza troppe difficoltà, ha fatto pace con il suo naso, presta la propria immagine a sostegno di campagne ambientaliste. Ha perfino creato una serie di podcast dedicati alle sue chiacchierate con personaggi che appartengono a mondi diversi. Continua però a mantenere una riservatezza ostinata sulla sua vita privata: "Se mi chiedono perché in una canzone parlo di una mia sofferenza, rispondo perché riguarda il mio essere musicista. Non m’inoltro, però, nelle mie vicissitudini personali. La vita privata ce l’ho, ma fa parte di me".

E preferisce non risolvere la questione della sua presunta omosessualità, alimentata anche dalla canzone del rapper Fabri Fibra, Non ditelo (2010): “Secondo me Mengoni è gay ma non può dirlo perché poi non venderebbe più una copia”. "Capisco di avere atteggiamenti che possono far pensare all’omosessualità e a volte li esaspero", ha dichiarato Marco nel 2011. "Mi piace molto giocare su questa ambiguità, mi intriga il mistero. Prendo esempio da tantissimi artisti che su questo hanno costruito carriere intere, partendo da David Bowie fino al nostro Renato Zero". Ma se gli chiedono se si riconosce di più nell’immagine di oggi o in quella del Marco che è stato, risponde: "Mi vedo con i chili in più, mi è di aiuto, mi porta a fare sempre di più, sempre meglio, a non mollare la guardia mai, a non tornare là. È una fase della mia vita che mi porto dietro e con la quale combatto meglio il mostro che non c’è più. Se voglio una cosa la raggiungo con tutti i mezzi possibili".

Testo di Silvia Casanova

Tutte le foto sono state pubblicate da Gente