Pinterest dovrà risarcire un'ex dipendente per discriminazione di genere, e la cifra è da record

Di Carlotta Sisti
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Photo credit: Chayantorn - Getty Images
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From ELLE

Tra tutti i social network, Pinterest è sempre stato quello più estraneo a polemiche, accuse, scandali. Rassicurante e leggero, non ha mai virato verso l'attivismo come di recente ha fatto TikTok (che rimane, comunque, un social molto divisivo) e non ha mai nemmeno più di tanto accusato un declino, come è invece successo a Facebook. Pinterest è sempre rimasto nel suo, fonte di ispirazione tanto per l'arredo casa, quanto per i tatuaggi sulle dite o il make up del momento. E forse proprio per questa sua placidità connaturata, che colpisce di più la vicenda conclusasi il 14 dicembre e che lo ha visto accettare di risarcire con una somma pari a 22,5 milioni di dollari una propria ex dipendente, Françoise Brougher, che lo ha accusato di discriminazione di genere.

Nel dettaglio, la causa legale, intentata da Brougher lo scorso agosto, sosteneva che Pinterest aveva iniziato a fare mobbing contro di lei (allora direttrice operativa), escludendola dalle riunioni e, in ultimo, licenziandola nell’aprile del 2020, dopo che Brougher si era lamentata del divario salariale di genere all’interno dell’azienda e aveva riportato dei commenti sessisti di un collega. Il cv di Brougher, giusto per inquadrare la vicenda, era ed è notevole: arrivata nel 2018 a Pinterest all'età 52 anni con l'incarico di direttrice operativa, la donna aveva ricoperto ruoli importanti nel settore pubblicitario a Google e nella società di tecnologia finanziaria Square. Tuttavia nel 2019, anno in cui Pinterest si è quotata in borsa, Brougher ha scoperto che fino a quel momento era stata pagata meno dei suoi colleghi uomini di pari livello.

Ma non solo: subito dopo aver intentato causa, Brougher ha raccontato più nel dettaglio la sua esperienza a Pinterest in un post dal titolo eloquente The Pinterest Paradox: Cupcakes and Toxicity. Dal fatto di essere continuamente discriminata, a quello di essere esclusa dalle decisioni più importanti, che spesso venivano prese in modo non ufficiale, nella "riunione dopo la riunione", la donna ha raccontato di un ambiente lavorativo non solo subdolo, ma anche violento. C'è, infatti, un episodio su tutti, quello in cui il direttore finanziario di Pinterest, Todd Morgenfeld, dopo averla messa in imbarazzo davanti ai colleghi di pari livello chiedendole "Qual è il tuo lavoro comunque?", al suo tentativo di chiarimento e confronto ha iniziato ad urlarle addosso per poi sbatterle il telefono in faccia. Dopo la discussione, ad aprile del 2020, è stata licenziata e le è stato chiesto di dire che andarsene fosse una sua decisione (vi ricorda niente?).

Photo credit: Spencer Platt - Getty Images
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Quello raggiunto da Brougher e Pinterest è uno dei più grandi accordi di risarcimento individuali per discriminazione di genere. Inoltre, circa 2,5 milioni di dollari della liquidazione saranno donati a ong che si occupano di empowerment delle minoranze nel settore tecnologico. Il colosso dei social, noto per avere una base di utenti dalla forte composizione femminile, ha affermato che l’azione faceva parte di uno sforzo più ampio per “migliorare la propria cultura” aziendale. Brougher è tra le più importanti dirigenti tecnologiche donna a presentare una causa per discriminazione di genere contro un ex datore di lavoro. "Il mio obiettivo - ha detto l'ex dipendente di Pinterest - era di far sì che i datori di lavoro si responsabilizzino sul tema del divario di genere, ma ancor più mi stava a cuore guidare un cambiamento.

Il fatto che il mio risarcimento sia stato reso pubblico aiuterà ad aumentare in modo più ampio la consapevolezza su questo problema". Insomma, la vittoria di Brougher crea un precedente prezioso, e molto probabilmente farà sì che le aziende prendano più sul serio le accuse di discriminazione di genere, con meno chance di vederle come cose che possono essere liquidate o insabbiate. Con il sostegno di tantissimi dipendenti del social, 200 dei quali hanno lasciato l'azienda, anche sulla scia di altre accuse a sfondo razziale, mosse da due lavoratrici di colore, Ifeoma Ozoma e Aerica Shimizu Banks, Brougher ha aggiunto che la discriminazione contro le donne dirigenti sarà risolta solo quando "esse stesse saranno più la norma che l'eccezione nei ruoli esecutivi. Quest'anno, il numero di società Fortune 500, cioè le maggiori imprese societarie statunitensi misurate sulla base del loro fatturato, con amministratori delegati donne ha raggiunto il record di 37, ovvero il 7%. "Voglio che più donne parlino - ha detto Brougher - ma, cosa più importante, voglio che più donne ai vertici."