In Polonia è entrata in vigore la legge che vieta l'aborto ed è un passo indietro inaccettabile

Di Elisabetta Moro
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Photo credit: Piotr Lapinski - Getty Images
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From Cosmopolitan

Un passo avanti e due indietro. Questa è, spesso e volentieri, la triste realtà dei diritti delle donne. Continuiamo a protestare, a farci sentire, a sensibilizzare, eppure poi, in un modo o nell'altro, la nostra libertà di scelta viene sempre e comunque messa in discussione. Oggi essere frustrate e - diciamolo forte e chiaro - anche molto arrabbiate è più che legittimo perché dalla Polonia è appena arrivata una notizia che speravamo di non dover sentire. Certo, sapevamo che il diritto all'aborto era sempre più a rischio sotto il governo di estrema destra del premier Mateusz Morawiecki: lo scorso aprile, nel pieno della crisi sanitaria, i parlamentari polacchi avevano pensato bene di sfruttare il momento di emergenza globale per attaccare duramente la legislazione - già piuttosto restrittiva - sull'aborto tramite una proposta di legge che, grazie alle proteste dei movimenti femministi polacchi, era stata poi rimandata in commissione. Ad ottobre, invece, era stata la volta di una sentenza della Corte Costituzionale che stabiliva l'illegittimità costituzionale dell’aborto per gravi malformazione del feto. Anche in questo caso, però, avevamo tirato un mezzo sospiro di sollievo perché - sempre a seguito di enormi mobilitazioni - l'entrata in vigore della sentenza era stata posticipata. Ora, però, si è aggiunto un altro triste tassello: ieri la contestatissima norma che di fatto vieta l'aborto in tutta la Polonia è entrata in vigore venendo pubblicata a sorpresa nella Gazzetta Ufficiale. Le piazze polacche sono state invase dai manifestanti che - giustamente - non hanno nessuna intenzione di trattenere la loro rabbia.

Il punto è che, anche prima di questi ultimi sviluppi, la legislazione sull’aborto della Polonia era una delle più restrittive in Europa: consentiva infatti l’interruzione di gravidanza solo in tre casi, vale a dire pericolo di vita per la madre, stupro e grave malformazione del feto. Di fatto, però, il 98% delle procedure abortive del paese venivano praticate proprio per quest’ultimo motivo e, proprio per questo, la nuova norma finirà per imporre un divieto quasi totale alle interruzioni di gravidanza. Nella nota delle motivazioni la Corte ha chiarito anche che ci sarà un certo margine in cui il parlamento potrà intervenire per concedere qualche modifica ed escludere dall’applicazione della legge i casi di malformazione gravi, ma la decisione resta comunque un grave attacco ai diritti femminili. Come riporta The Guardian, il partito Legge e Giustizia al potere in Polonia è stato accusato di politicizzare il tribunale costituzionale e di usarlo per portare avanti la sua agenda ultra-conservatrice sull'aborto. Le proteste sono ricominciate e nei prossimi giorni avranno luogo in tutte le principali città polacche.

"Lo stiamo chiedendo a tutti: per favore, uscite, siate motivati, così possiamo camminare insieme, lasciare un segno", ha detto Marta Lempart leader del gruppo femminista Stajk Kobiet ("Sciopero delle donne"). "Stiamo parlando di incompetenza, corruzione e dell’assoluto declino dello Stato", ha aggiunto, "questi uomini stanno facendo ciò che sanno fare meglio: portare via i diritti e le libertà dei cittadini". L'attacco alla libertà delle donne di decidere del proprio corpo è, infatti, solo uno dei tanti segnali che mostrano la pericolosa svolta autoritaria e ultraconservatrice del governo polacco. No, le proteste non si fermeranno.