A Pompei l'Antiquarium torna a stupire con un nuovo allestimento

Di Ciro Marco Musella
·3 minuto per la lettura
Photo credit: Foto di Mina Grasso
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From ELLE Decor

Sono quasi strazianti quei minuti di Viaggio in Italia nei quali i coniugi Joyce assistono al ritrovamento dei due corpi di Pompei . Nel film di Roberto Rossellini, la vista del calco in gesso della coppia degli amanti inquieta talmente Katherine Joyce, interpretata da Ingrid Bergman, da farla scappare dal luogo del ritrovamento per poi ritrovarla quasi rifugiata tra le strade che separavano le antiche domus. Rossellini, Goethe, Ingres, Picasso, le Corbusier, sono solo alcuni tra i tantissimi ad essere rimasti folgorati dalla smisuratezza di Pompei, la città che ha conosciuto l’evento più sublime - filosoficamente inteso - per antonomasia: l’eruzione del Vesuvio del 79. Dal 1748, quando Roque Joaquin de Alcubierre, l’ingegnere del re di Napoli Carlo III, scoprì per la prima volta il sito archeologico, Pompei non smette di sorprenderci, come rivelano gli ultimi ritrovamenti che diventeranno visibili nell’Antico Antiquarium, finalmente ristrutturato e pronto ad accogliere i visitatori con un percorso progettato da COR arquitectos e Flavia Chiavaroli.

Photo credit: Foto di Mina Grasso.
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Era il 1874 quando Giuseppe Fiorelli, l’archeologo che ideò la tecnica dei calchi per i cadaveri, designò gli spazi sottostanti la terrazza del Tempio di Venere come il luogo per esporre alcuni dei preziosi ritrovamenti fatti. Nel 1926 l’archeologo Amedeo Maiuri ampliò il Museo che fu poi gravemente danneggiato durante la seconda guerra mondiale. Riaprì nel 1948 per poi richiudere nell’80 a causa del Terremoto.

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Dopo 36 anni di chiusura, ha riaperto nel 2016 ma è solo oggi che l’Antiquarium torna finalmente a splendere con il nuovo percorso che permetterà di compiere un viaggio dalle origini di Pompei fino all’eruzione che, pur decretandone la fine, ha reso la città immortale. Reperti, calchi, oggetti della quotidianità, statue e tanto altro tornano a stupire nelle 11 sale espositive grazie all’allestimento che, come una pièce teatrale, si articola su quattro atti, come raccontano dallo studio COR arquitectos.

Photo credit: Foto di Mina Grasso
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Come primo obiettivo, i progettisti hanno restituito l’assialità ottocentesca tra le sale aprendo a fughe prospettiche. Il secondo atto è stato invece dedicato alla definizione dei supporti espositivi, partendo dal restauro delle vetrine espositive degli anni Cinquanta. Immersi negli spazi luminosi del Museo, le opere statuarie sono poste su lastre di pietra lavica, mantenendo lo stesso linguaggio materico utilizzato nelle vetrine. Allo stesso modo, le iscrizioni, i bassorilievi e gli affreschi a parete sono appesi in posizioni strategiche, rievocando il tema del frammento caro a chi si occupa di reperti archeologici. Così, tra la sala Summa Pompeiana, passando per il secolo oscuro, fino ad arrivare all’ “ultimo giorno”, si potranno vedere le testimonianze dell’immenso patrimonio pompeiano, dagli affreschi della Casa del Bracciale d’oro al triclinio della Casa del menando fino ad arrivare alla recente scoperta dei calici delle vittime della villa di Civita Giuliana.

Photo credit: Foto di Mina Grasso
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Il percorso, curato dalla Dottoressa Luana Toniolo, si serve anche di due supporti digitali, un web-bot e una narrazione audio che dal percorso espositivo accompagna il visitatore alla scoperta di alcuni punti di interesse del Parco Archeologico di Pompei. L’atto finale, quindi, non può che consistere nel godere del nuovo allestimento compiendo un viaggio nella Storia. HIC HABITAT FELICITAS, direbbero a Pompei.

Photo credit: Foto di Mina Grasso
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www.corarquitectos.com
www.flaviachiavaroli.com