Un’Ape (a pois) come boutique, l’idea di Anna Brambilla: “Vendo uno stile di vita”

In un’epoca in cui parole come “street food” e “concept store” sono diventati vocaboli di uso comune, e soprattutto di tendenza, c’è chi ha deciso di prendere il meglio da questi due concetti per crearsi un’opportunità per cambiare vita, magari lanciando un nuovo trend: è il caso della genovese Anna Brambilla, 31 anni e una laurea in Scienze della Comunicazione, da qualche mese orgogliosa titolare della prima Ape a Pois italiana, su cui sfreccia per le strade e le spiagge della Liguria portando con sé abiti e accessori che trova in giro per il mondo e seleziona per i clienti.

Un’avventura nata dalla passione per la moda, dall’ingegno e dalla necessità di reinventarsi in un momento in cui il lavoro, e lo stile di vita che conduceva, erano diventati una gabbia. E’ la stessa Anna a raccontarcelo durante una delle tappe del suo “fashion tour” in giro per Genova, dove sono molti i locali e le manifestazioni che hanno ospitato lei e la sua Ape azzurro cielo carica di merce coloratissima, scovata negli angoli remoti di Bali (è il caso degli abiti batik, suo pezzo forte) o in giro per il Web: “Ho vissuto 2 anni a Roma, e ho notato che il concetto di street food, di shopping in movimento, era sempre più attuale. Ho pensato all’Ape perché è un mezzo relativamente semplice da guidare e soprattutto caratteristico. Anche se non è mancata qualche difficoltà, almeno all’inizio”.

Da che cosa è nato tutto?
Direi dai batik: sono tutti fatti a mano da una signora di 45 anni nella sua bottega di Bali, con una tecnica che si tramandano da sempre. Ero in vacanza con il mio fidanzato, li ho visti e me ne sono innamorata. Ne ho provato qualcuno, ma non riuscivo a decidermi, poi ho avuto l’illuminazione: comprarne 20 e portarli con me a casa per poi venderli alle amiche con il passaparola. E’ stato un successo.

Com’era la tua vita prima di diventare la creatrice e la proprietaria dell’Ape a Pois?
Vendevo spazi pubblicitari per un’agenzia di viaggi francese. Una vita frenetica. A un certo punto ho deciso di cambiare, visto anche il successo riscosso dagli abiti e dagli accessori che vendevo facendo qualche evento piccolo, a casa, con amici e conoscenti. Ho pensato che se c’erano persone che venivano sino a casa per vedere la mia merce, portargliela direttamente in strada sarebbe stato ancora più efficace.

La svolta quando è arrivata?
Questa è la mia prima stagione, ad aprile ho trovato quest’Ape del 1989, il proprietario era un ragazzo che la utilizzava pochissimo, e a giugno, dopo avere ottenuto la licenza da ambulante, ero su strada a vendere. Nel frattempo mi facevo vedere in giro sull’Ape per incuriosire, una sorta di “tour promozionale”

E ha funzionato? Come hanno reagito i potenziali clienti?
Molto bene: erano incuriositi, hanno capito subito che io avevo pochi pezzi, ma tutti particolarissimi, unici nel loro genere e fatti a mano. Sono partita subito bene

Quali sono i pezzi forti dell’Ape a Pois?
Io tengo poche cose, accuratamente selezionate e fatte a meno. Sono pezzi quasi introvabili, di solito unici: non è soltanto una questione di necessità (l’Ape non può in effetti contenere molte cose, ndr) ma anche una scelta. Devo differenziarmi, come ho fatto scegliendo il mezzo di trasporto

Perché non un negozio, un vero e proprio business?
Un po’ per una questione di costi: un affitto costerebbe troppo, invece con l’Ape posso permettermi di non lavorare, o lavorare meno, senza per questo andare in perdita. E un po’ perché dovevo emergere dalla folla: se avessi aperto uno store fisso sarei stata soltanto l’ennesima tra le tante

Un’idea semplice, ma geniale. Come hai costruito il tuo campionario?
Tutto nasce dai batik, disponibili in diversi modelli e taglia unica: si adattano sia a fisici più minuti, sia a quelli più curvy. I primi tempi sono andata io a Bali a prenderli, poi ci siamo accordati con la persona che li confeziona, ormai un’amica, e in un inglese che capiamo solo noi, via mail, abbiamo stabiliti quali e quanti pezzi ordinare per l’estate. Anche in questo caso c’è l’assicurazione della qualità, e dell’unicità: non è come una fabbrica, che fa centinaia di pezzi con un continuo ricambio, io aspetto anche due mesi per avere i batik, li confeziona lei personalmente.

E dopo avere intuito il potenziale dei batik, hai deciso di allargare il raggio d’azione.

Esatto. Sempre a Bali ho conosciuto Veronika Guzalian, una giovane stilista di origini bergamasche che crea bikini in una lycra meravigliosa, e non mi sono fatta sfuggire l’occasione. E poi i miei amati Mon Fouta: sono teli di cotone grezzo originariamente utilizzati per asciugarsi durante l’hammam, mi arrivano dalla Tunisia. Io li prendo grezzi, li confeziono con il mio packaging e il mio brand e li rivendo come teli da spiaggia

Se dovessi descrivere il tuo lavoro, in poche parole, quali utilizzeresti?
Il mio è un lavoro di ricerca e selezione, vendo non soltanto abiti, ma uno stile di vita: un’esperienza di slow shopping, perché mentre acquisti puoi fare due chiacchiere, capire da dove arrivano gli abiti che stai osservando, berti uno spritz nel locale che mi ospita… Insomma, ritagliarti qualche minuto per te e trovare cose che non troveresti da nessun’altra parte. Persino gli uomini, pur non tenendo cose per loro, vengono da me: lo fanno per cercare regali alle fidanzate, sanno di non dover andare in giro come forsennati per comprare, mi trovano seguendomi sui social e quando acquistano sanno di avere appena comprato un pezzo unico

Quanto sono importanti, i social network, per l’Ape a Pois?
Fondamentali. Da poco ho aperto anche uno store online, che sta andando bene, ma è il concetto dell’Ape che attira i clienti, e io devo avere il modo di informali su dove sarò, se a un evento, a una manifestazione, a una fiera o nello spazio privato di un locale: è a Instagram e a Facebook che affido i miei programmi, postando aggiornamenti sugli spostamenti dell’Ape

Che ormai è diventata quasi la tua casa…
Sì, oggi la conosco benissimo, anche se all’inizio ho avuto qualche problemino: non avevo mai guidato neppure uno scooter! Poi però ho imparato, con il tempo e per necessità, a badare alla sua manutenzione, a gestirla. Oggi sono diventata un piccolo meccanico: se si guasta so pure aggiustarla

A guardarti oggi sembri molto serena. Rimpiangi la tua vita di prima?
Per niente. Oggi sono molto più tranquilla, prima lavoravo per deadline, solo su commissione, zero spese pagate, capitava di avere due settimane per portare 50mila euro di budget pubblicitario. Oggi scelgo io quando e come lavorare, faccio una cosa che mi piace, e che sta ingranando. L’investimento iniziale è stato completamente ripagato, e sono solo alla prima stagione

Quali sono i progetti per il futuro? Ti piacerebbe che nella sua unicità l’Ape a Pois diventasse un brand?
Molto, e ci sto pensando. Magari un franchise, anche se sarebbe molto complicato da gestire. Ho moltissime idee, magari un’Ape a Pois for Kids, dove vendere cose per bambini. Ma nei prossimi mesi (quelli invernali, ndr) mi dedicherò a farmi contatti, riprenderò in mano il mio spirito da commerciale per organizzare il lavoro in maniera tale da ritrovarmi, nella nuova stagione, ad avere posti e date per farmi conoscere. Questa avventura è nata in pochissimo tempo, ho trovato l’Ape e sono partita, ma non ho alcuna intenzione di fermarmi