A Pratica di Mare, dove arrivano i vaccini

Di Redazione Gente
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Photo credit: Daniele Porelli, responsabile dell'hub nazionale dei vaccini
Photo credit: Daniele Porelli, responsabile dell'hub nazionale dei vaccini

Qui all’aeroporto militare di Pratica di Mare, dove all’inizio di tutto atterravano i giganteschi 767 grigi che riportavano a casa i nostri connazionali da Wuhan, c’è un immenso hangar che ospitava i velivoli in manutenzione. Oggi custodisce i vaccini consegnati dalle aziende produttrici. E le nostre speranze d’uscire dalla pandemia. Che questa base fosse la giusta sede per l’hub nazionale dei vaccini anti Covid lo ha deciso il Coi, il Comando operativo di vertice interforze guidato dal generale Luciano Portolano, e a spiegarci il perché, mentre ci scorta dentro l’hangar, blindato e inaccessibile più di un bunker, è il colonnello pilota Daniele Porelli, capo delle operazioni della Divisione aerea di sperimentazione aeronautica e apaziale, oggi responsabile dell’hub. "La base è stata scelta per la posizione strategica, alle porte di Roma e al centro dell’Italia, dunque ideale per la distribuzione dei vaccini su tutto il territorio nazionale, ma anche per le garanzie di sicurezza che un aeroporto militare operativo 24 ore su 24 può offrire, poi potenziate da personale armato di sorveglianza". Quel che salta all’occhio appena si varca l’ingresso è una distesa di freezer grandi come tir “parcheggiati” con ordine, indispensabili per scongiurare l’interruzione della catena del freddo delle fiale. Nove shelter frigo da dodici metri e sei lunghi la metà che funzionano all’unisono, come suggerisce inequivocabilmente il rumore di fondo dei motori, e va da sé che sia stato necessario adeguare la rete elettrica e predisporre un nuovo generatore per scongiurare black-out.

Photo credit: Livio Anticoli
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"La prima cosa che facciamo appena riceviamo un carico di vaccini è stoccarli dentro gli shelter frigo alla temperatura indicata dalla casa produttrice", spiega il colonnello Porelli. Meno 20 gradi per Moderna e più 5 per AstraZeneca, in attesa dell’arrivo di Johnson & Johnson ed escludendo Pfizer, che per via delle estreme temperature di conservazione richieste viene distribuito dalla casa farmaceutica. "Prima di accettare la consegna si procede a verificare l’integrità delle confezioni e le condizioni dei vaccini grazie a un data logger, un apparecchio digitale che registra costantemente le temperature e accompagna il vaccino per tutto il suo viaggio". Un’operazione che spetta al personale sanitario militare e al team dei farmacisti del ministero della Salute guidato da Giovanna Gambarelli. "Controlliamo la tracciabilità della catena del freddo, le specifiche amministrative e la correttezza delle condizioni all’arrivo al sito di stoccaggio secondo le schede tecniche delle aziende", precisa la responsabile farmaceutica dell’hub vaccinale della Difesa. "Ma monitoriamo anche le temperature fino alle destinazioni finali, che sia il piccolo ospedale di Giarre o lo Spallanzani di Roma".

Photo credit: Livio Anticoli
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Intanto, tra shelter e scatole coibentate, donne e uomini delle Forze armate sono impegnati a spacchettare le palette dell’ultima consegna di Moderna e a riconfezionare i vaccini per il trasferimento. Concentrazione massima, gesti rapidi e precisi, lavoro di squadra: è così che cresce a vista d’occhio la pila dei box termici pronti a partire. Trenta scatole di vaccini per ogni box, in ognuna dieci fiale da dieci dosi, protette da sei lastre refrigerate per garantire il mantenimento della giusta temperatura durante il trasporto, che avvenga su mezzi gommati refrigerati delle Forze armate o del corriere Sda. O a bordo di aerei militari, ma in questo caso all’interno di un altro box frigorifero. "Per portare le lastre a meno venti", dice il generale di Brigata Claudio Zanotto, supervisore farmaceutico della Difesa, "bisogna metterle prima negli abbattitori ad azoto liquido e poi “stagionarle” nei frigoriferi fino all’utilizzo. Quanto durano? Se tenute in frigo a 2,8 gradi, 36 ore. Ma se la temperatura esterna è più alta, l’autonomia si abbassa".

Photo credit: Livio Anticoli
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Non è facile, non lo era neanche riportare a casa gli italiani che si infettavano da qualche parte nel mondo un anno fa. "Continuiamo a farlo", ci spiega il generale di divisione aerea Mauro Lunardi, comandante della Divisione aerea di sperimentazione aeronautica e spaziale di Pratica di Mare, "per esempio trasportando pazienti Covid che necessitano di essere trasferiti con velivoli dotati di barelle di biocontenimento. Qui invece siamo in grado di gestire quattro milioni di dosi a settimana, ma non simultaneamente: arriviamo a un milione e mezzo giorno, con un intervallo per consentire il ripristino delle condizioni operative, a patto che i vaccini non siano tutti dello stesso tipo, per via delle diverse esigenze di conservazione". E adesso che il commissario per l’emergenza, il generale Francesco Paolo Figliuolo, promette d’allungare il passo e arrivare a 500 mila vaccinazioni al giorno? "Metteremo in campo i mezzi necessari", precisa il comandante Lunardi, "e i trasferimenti aerei giocheranno un ruolo sempre più centrale".

Photo credit: Livio Anticoli
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Si comincia a correre, insomma, anzi a volare, anche se qui a Pratica di Mare lo si fa già da tempo. Non ci sono notti, non ci sono domeniche, e quando arriva una consegna tutto deve essere pronto nel minor tempo possibile. A stabilire date e orari di partenza poi è il Coi, braccio operativo del Capo di stato maggiore della Difesa, attraverso l’Operazione Eos: come la dea greca dell’alba che ogni mattina si alza per aprire le porte al giorno. "Noi siamo abituati a pianificare missioni internazionali e gestire emergenze in giro per il mondo", sintetizza il colonnello Diego Giarrizzo dalla sala operativa del Coi, a Roma. "Riceviamo le indicazioni dalla struttura commissariale e facciamo un piano di distribuzione che trasmettiamo a Pratica di Mare. Ma, se serve, deve poter essere cambiato". L’emergenza, appunto. "È successo con il blocco di AstraZeneca, ma anche più banalmente se una regione richiede una quantità maggiore di dosi", dice Giarrizzo. Nell’hub dei vaccini intanto ci sono più di duecento box contrassegnati con etichette per il tracciamento pronti a partire per novantasei destinazioni, con camion refrigerati e un velivolo che farà prima scalo alla base militare di Sigonella, a Siracusa, per poi proseguire verso quella di Decimomannu, a Cagliari. Il colonnello Daniele Porelli aspetta il carico in pista, lo segue fin su nella pancia del velivolo e si allontana solo quando l’Hercules stacca l’ombra da terra. E ora? "Ora si ricomincia daccapo, perché stanno per arrivare un milione e trecentomila dosi di AstraZeneca e bisogna ripristinare l’operatività". Daccapo, fino alla prossima fornitura. Fino a quando non tornerà la luce.

Testo di Rossana Linguini

Tutte le foto sono state pubblicate da Gente