Premio Domina: ecco chi sono le 8 donne eccezionali premiate e specialissime

·8 minuto per la lettura
Photo credit: COURTESY
Photo credit: COURTESY

Kasia Smutniak è la protagonista della serie Sky Original Domina (su Sky e Now) e ambassador dell'omonimo premio istituito dalla piattaforma televisiva. In occasione della serie dedicata a Livia Drusilla, moglie dell'imperatore Augusto, infatti, Sky ha istituito il Premio Domina, il primo tutto al femminile, assegnato a donne eccezionali che si sono distinte nel proprio lavoro. Ecco le vincitrici. Una l’ha scelta Elle. Perché ha dimostrato che l’empowerment passa anche dalla moda. Abbiamo intervistato le otto super donne alle quali è stato assegnato, cominciando da Marina Spadafora, scelta proprio da noi di Elle.

Marina Spadafora

Photo credit: COURTESY
Photo credit: COURTESY

Si è mai sentita discriminata sul lavoro?

Mai. Sono cresciuta convinta che le donne siano molti più avanti, più cool e più informate di tanti uomini. Ho sempre vissuto il mio genere come un plus e penso di aver trasmesso più o meno consciamente questa convinzione a chi mi circondava. Diciamo che ho soffocato sul nascere, senza neppure doverlo esplicitare, ogni possibile tentativo di discriminazione.

Qual è il suo punto di forza?

La curiosità. Stupore e meraviglia mi hanno sempre portata a esplorare territori sconosciuti. Vengo da una famiglia di industriali del tessile, ma prima di diventare a mia volta stilista ho lavorato a Los Angeles per una decina d'anni, facendo i mestieri più disparati. A un certo punto ho persino venduto le cravatte di Valentino senza poterle mostrare, perché fisicamente non le avevo in showroom.

Che fare perché tutte le donne abbiano lo spazio che meritano?

Per prima cosa, le donne devono cominciare a credere di più in se stesse. Sta alle famiglie educare le ragazze a capire quanto siano forti: basta vestire le bambine come bambole! Solo le "ex bambine" più volitive e indipendenti potranno instillare il rispetto per le compagne nei loro figli maschi. Accanto a questo, va condotta una seria battaglia per colmare il gap salariale. La situazione attuale – specie in Italia – è inaccettabile.

Perché pensa che la battaglia sul living wage nella moda sia così cruciale?

La stragrande maggioranza dei lavoratori del tessile, nel Sudest asiatico, sono donne. Dar loro denaro significa farlo fruttare per il bene della famiglia e della società.

Stefania Andreoli

Photo credit: COURTESY
Photo credit: COURTESY

Si è mai sentita discriminata sul lavoro?

In senso stretto, non direi. Vero anche che io ho scelto una carriera autonoma. Forse c’è un tentativo di detrazione in alcuni commenti di chi è confuso dal fatto che io sia preparata, curata e sicura di me, come se addosso a una donna sia sconveniente pensare con un cervello custodito da una testa con la piega fatta di fresco, ed esserne persino soddisfatta.

Il suo punto di forza?

Credo che funzioni, da sempre, il mio sforzo per la cura. Io lavoro moltissimo – nel senso che sono affaticatissima – ma se mi consegni la tua storia, un’idea o una scadenza e io ti dico che ci sto, puoi stare più che certo che le tratterò come il progetto più prezioso del mondo. Conferisco importanza, ed è difficile ignorarlo.

Che fare perché tutte le donne abbiano lo spazio che meritano?

Nella serie c'è una battuta in cui a Gaio viene detto: “Tua moglie è l’uomo più intelligente di Roma”. Temo che ai giorni nostri siamo ancora lontani dalla possibilità di smantellare gli stereotipi sulle qualità di una donna senza dover prendere in prestito quelle comunemente attribuite agli uomini. Il mio impegno in questa direzione è totale: si tratta di costruire la cultura più rispettosa ed elevata possibile dentro cui far abitare le nostre scelte.

Antonia Klugman

Photo credit: COURTESY
Photo credit: COURTESY

Si è mai sentita discriminata sul lavoro?

Nella mia storia ha contato la scelta di diventare imprenditrice quando avevo solo 27 anni. La cucina è competitiva ma meritocratica; ha le stesse difficoltà di tutti i contesti professionali a scarsa presenza femminile, in cui viene richiesto di investire energie proprio nel periodo della vita in cui normalmente ci si costruisce una famiglia.

Il suo punto di forza?

Credo il coraggio. Ho combattuto molto per costruirmi quella “stanza tutta per me” di cui parla Virginia Woolf. Avere uno spazio in cui poter essere libera e creativa presuppone innanzitutto l’indipendenza economica.

Che fare perché tutte le donne abbiano lo spazio che meritano?

Fintanto che le donne si dovranno occupare quasi da sole del lavoro di cura, tutto sarà più difficile per loro. Servono asili nido e scuole a tempo pieno, ma anche la revisione dei programmi didattici per eliminare le barriere che oggi frenano l’immaginazione delle nostre bambine.

Barbara Bonansea

Photo credit: imaxtree/@ barbarabonansea
Photo credit: imaxtree/@ barbarabonansea

Si è mai sentita discriminata sul lavoro?

Noi donne che giochiamo a calcio veniamo continuamente messe alla prova, a volte anche derise. Credo che ci sia molta ignoranza. Per mia fortuna, fin da piccola sono riuscita a non ascoltare i giudizi delle persone, anche perché fin da piccola, purtroppo, ho dovuto sentire dichiarazioni poco carine da parte di genitori ottusi. Ma la nostra forza è sempre stata quella di praticare con gioia la nostra passione.

Il suo punto di forza?

Penso sia proprio il mio carattere molto deciso e a cui poco importa il giudizio degli altri.

Che fare perché tutte le donne abbiano lo spazio che meritano?

È fondamentale una crescita culturale da parte di tutti, liberare l’umanità dal pregiudizio. Le donne sono esseri umani e come tali libere di fare tutto quello che vogliono e in cui credono. Siamo nel 2021 e mi sembra assurdo dover ancora parlare di questo.

Cristina Fogazzi

Photo credit: COURTESY
Photo credit: COURTESY

Si è mai sentita discriminata sul lavoro?

Non direi, ma le supposizioni circa il mio percorso imprenditoriale sono state veramente fantasiose. Dal finanziatore occulto, di cui ho dovuto svelare l’identità (lo sanno tutti, è il mio cane Otto) all’essere un progetto di marketing architettato da una multinazionale, di cose se ne sono dette molte. Sono quasi certa che se fossi stata un uomo nessuno si sarebbe preoccupato di mettere in discussione le mie capacità.

Il suo punto di forza?

L’onestà e la sincerità con le quali mi sono sempre rivolta alle persone che mi seguono. La determinazione. La continua ricerca e lo studio. L’inesauribile curiosità.

Che fare perché tutte le donne abbiano lo spazio che meritano?

Dobbiamo rompere gli schemi. Farci sentire. Il primo passo è sicuramente quello di credere in ciò che si fa e sviluppare delle competenze forti. Il mondo sta cambiando, l’empowerment femminile esiste e, anche se c’è ancora molto da fare, stiamo sicuramente sulla strada giusta.

Sonia Peronaci

Photo credit: COURTESY
Photo credit: COURTESY

Si è mai sentita discriminata sul lavoro?

Purtroppo sì. Molte strade ti vengono precluse e, a volte, il solo fatto di essere una donna determinata e che sa quello che vuole è motivo di isolamento. Quindi sì, in alcune occasioni mi sono sentita messa da parte, poco considerata e anche percepita dagli altri come pericolosa.

Il suo punto di forza?

Sicuramente la semplicità. Sono una persona che ama spiegare nel dettaglio, quindi sono molto tutoriale. Il fatto di voler far comprendere bene come fare una ricetta credo che sia stata la mia arma vincente, soprattutto all’inizio.

Che fare perché tutte le donne abbiano lo spazio che meritano?

Il passo fondamentale è capire che la donna è alla pari degli uomini; sembra scontato ma non lo è. In molti casi la condizione della donna è determinata da retaggi culturali antiquati, specialmente in alcuni Paesi. Fino a quando tutto il mondo non deciderà di risolvere queste divergenze, non potremo mai veramente rivendicare qualcosa.

Paola Fraschini

Photo credit: COURTESY
Photo credit: COURTESY

Si è mai sentita discriminata sul lavoro?

Per un po’ di tempo mi è capitato di gareggiare contro i maschi: non era una vera e propria discriminazione, ma loro avevano una forza fisica maggiore e tendenzialmente vincevano. Fortunatamente, dopo qualche anno maschi e femmine sono stati separati.

Il suo punto di forza?

Senz’altro l’allenamento mentale! Da sola, la preparazione fisica non è sufficiente. Ho studiato molto e applicato tecniche che mi hanno permesso di fare la differenza. Ho dedicato anche un libro a questo argomento, Come il leone e la farfalla.

Che fare perché tutte le donne abbiano lo spazio che meritano?

Mi fa soffrire il tema maternità. Sento ancora che le aziende preferiscono gli uomini perché non hanno questo “problema”. La nascita di un figlio dovrebbe essere rispettata di più, per permettere alla donna di sentirsi serena e libera di scegliere anche la famiglia.

Alice Pasquini

Photo credit: instagram/@alicepasquini
Photo credit: instagram/@alicepasquini

Si è mai sentita discriminata sul lavoro?

All’inizio, i miei colleghi uomini non mi prendevano molto sul serio. Oggi, davanti a un palazzo di sette piani, ai passanti sembra impossibile che una donna possa salire su un elevatore da sola; oppure, quando sono in compagnia di uomini, chi passa si rivolge principalmente a loro, per fargli i complimenti, come se una donna non potesse essere la mente dietro un murale.

Il suo punto di forza?

Ho dipinto oltre mille opere in tutti i continenti, su muri di grandi dimensioni esposti alle intemperie, ai passanti, ai cambiamenti delle città. La mia arte non sta nella permanenza, ma nel passaggio. Alla base della mia poetica c'è l'idea di offrire un’arte viva, in divenire.

Che fare perché tutte le donne abbiano lo spazio che meritano?

Ci vuole una narrazione da un punto di vista femminile. Con la mia arte racconto di donne reali, e non accade spesso.