Presidente virologi, 'monoclonali? Valutarli anche in prevenzione'

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Anticorpi monoclonali come cura precoce nei pazienti Covid per i quali sono indicati, ma anche in prevenzione nelle persone che non rispondono in modo efficace alla vaccinazione. Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia (Siv-Isv), invita a "valutare l'uso di questi farmaci come profilassi in casi specifici. E' un'opzione suggerita a suo tempo da Rino Rappuoli", scienziato pioniere nel settore dei vaccini e dei 'Mab', "e auspicata anche a livello internazionale", sottolinea in un'intervista all'Adnkronos Salute l'esperto, ordinario di Microbiologia e Microbiologia clinica all'università degli Studi di Brescia, direttore del Laboratorio di microbiologia dell'Asst Spedali Civili.

"Quello che oggi sappiamo - spiega - è che solo un monoclonale, sotrovimab, è stato dichiarato attivo anche contro la variante Omicron di Sars-CoV-2, ma allo studio ce ne sono e ce ne saranno sicuramente anche altri. E poi sta arrivando l'antivirale Paxlovid che potrebbe essere molto importante. L'armamentario farmacologico anti-Covid va coltivato con grande attenzione - evidenzia lo specialista - come strumento complementare ai vaccini nei casi in cui, per qualsivoglia motivo, questi non sono attivi o non funzionano completamente in un soggetto magari non perfettamente immunocompetente". In altre parole, "laddove il vaccino non riesce a proteggere perché il paziente non risponde, ci vuole il farmaco. E la cosa più importante sulla quale ragionare - esorta Caruso - è che in questi casi ci vorrebbe il monoclonale come preventivo".

"Finora questi farmaci li abbiamo somministrati come cura nelle fasi iniziali di malattia in determinati pazienti, ma in persone non immunocompetenti, o che non hanno prodotto una sufficiente risposta immunitaria in seguito a vaccino, possono offrire anche una protezione passiva - precisa all'Adnkronos Caruso, il numero uno dei virologi italiani - Bisogna cominciare a pensare di trattare preventivamente alcuni pazienti, già con il monoclonale attualmente disponibile e attivo contro Omicron. Perché se un dializzato o un trapiantato, per fare degli esempi concreti, non sviluppa una risposta ottimale con il vaccino, nemmeno dopo la terza dose, più che pensare a una quarta, una quinta o una sesta, sarebbe il caso di valutare una profilassi con anticorpo monoclonale. Una terapia preventiva che possa metterlo in sicurezza in quei mesi così delicati".

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