"Proprio a me" sì, anche Selvaggia Lucarelli ha vissuto 4 anni di amore tossico e ora è pronta a raccontarli

Di Elisabetta Moro
·3 minuto per la lettura
Photo credit: Mondadori Portfolio - Getty Images
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Noi la consideriamo una tosta, tostissima, una che intimidisce anche i più arroganti con la sua penna sferzante e le sue opinioni pungenti. Lei, Selvaggia Lucarelli, pensava lo stesso: si considerava una donna forte, che non lasciava spazio a cedimenti e invece è successo "proprio a lei": si è trovata intrappolata in una relazione tossica durata 4 anni, una dipendenza affettiva di cui ora, a distanza di tempo, è pronta a parlare. Lo fa nel suo nuovo podcast "Proprio a me" realizzato per Chora Media e che da domani sarà disponibile su tutte le app free e tratterà appunto di dipendenze affettive, di relazioni che ti consumano tra momenti meravigliosi e baratri profondissimi. "Mi sono bucata per quattro anni. Non mi infilavo una siringa nel braccio perché la mia droga non era una sostanza, era una relazione". Un incipit che lascia il segno (e non avevamo dubbi).

"Dare alle cose il nome giusto è importante", spiega Lucarelli al Corriere della Sera, "Molti confondono gli amori infelici con le dipendenze affettive. Io volevo che chi ha attraversato quello che ho vissuto io si riconoscesse: non è infelicità, è malattia". E quindi non c'entra quanto sei "forte", se chiediamo a chi l'ha vissuto "Com'è potuto accadere a una come te?", se ci stupiamo, forse è proprio perché ancora non si parla abbastanza del problema. "Ci può inciampare chiunque", spiega Lucarelli a ANSA, "Anzi certi uomini vanno a cercare proprio donne all'apparenza forti, come è successo a me, ma per quanto dovremmo riconoscere i campanelli d'allarme sono loro invece a trovare il nostro punto di fragilità". Niente vittimismo, però: "Ho avuto la mia parte di responsabilità", continua la giornalista, "lui si è infilato in una serie di mie pieghe e lati irrisolti. È stato un incontro sfortunato e io ho amplificato in questa relazione tutte le mie problematiche". Ecco perché Lucarelli è molto chiara: è una malattia e bisogna farsi aiutare. No, non dalle amiche: loro purtroppo "In queste vicende hanno un ruolo disperato". "Ti vedono governata da una cosa su cui non hai alcun controllo e non possono fare niente", spiega, "Diventi inaffidabile, non fai nulla per salvarti e loro si stancano di soccorrerti perché capiscono che se non ti salvi da sola non ti salverà nessuno".

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La vicenda si è conclusa molti anni fa: "Ai tempi mi ero appena separata dal mio ex marito, il padre di mio figlio", racconta Lucarelli che ha accennato alla relazione tossica anche in alcuni libri come Che ci importa del mondo e Dieci Piccoli Infami. Dentro, però, cresceva la voglia di dedicare a quella esperienza la giusta attenzione: "Poi è successo che davanti a un caffè Daria Bignardi, con la quale ci passiamo il testimone nelle Mattine di Radio Capital, mi chiedesse perché fossi a Milano. Ero arrivata per amore, risposi, e poi ero rimasta per guarire da quell’amore. Guarire non è un verbo consueto, abbinato all’amore. Lei era stupita che potesse essere capitato a una come me. Ne riparlammo in tivù a L’assedio e per me è stata una liberazione. Lì ho provato il desiderio di condividere questa esperienza". Ora il podcast è diventato realtà e possiamo aspettarci una narrazione in pieno stile Lucarelli, senza sconti né pietismo. Si parlerà di relazioni in grado di toglierti la dignità, la gioia di vivere, la libertà. In totale saranno 6 puntate da 30 minuti che andranno a comporre "Un manuale per riconoscere le relazioni sbagliate, evitarle e uscirne vivi" tramite le storie di chi è riuscito a superare. "Bisogna farsi aiutare", conclude Lucarelli, "E non dall’amica che ti sgrida, ma da psicologhe che curano le dipendenze affettive".