Quali sono le regole per il "divorzio perfetto", le risposte e i consigli dell'esperta

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Photo credit: Westend61 - Getty Images
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Di divorzio si parla e si riparla e c'è chi dice che, ormai, sposarsi non è più così di moda, lo è molto di più separarsi. I dati del resto ce lo confermano: secondo l'ISTAT nel 2019 abbiamo avuto oltre 11mila matrimoni in meno rispetto all’anno precedente mentre secondo l'Associazione nazionale divorzisti, nel 2020, con il lockdown, c'è stato un aumento annuo delle separazioni del 60% (e ce lo aspettavamo). I numeri in ogni caso possono variare, ma una cosa rimane: divorziare non è facile, è costoso, spesso impegnativo a livello pratico e sfibrante dal punto di vista emotivo. Eppure in molti casi è necessario, fondamentale e quindi ben venga. Il punto, forse, è il solito "divorziare è facile se sai come farlo" ed ecco perché abbiamo chiesto all'avvocato Valeria De Vellis, specializzata in diritto di famiglia, dei minori e della persona, di darci qualche consiglio per il "divorzio perfetto" (ammesso che esista) e fare il punto sulla situazione italiana. De Vellis, pugliese d'origine e madre di due figli, vive e lavora a Milano. Ha alle spalle una lunga carriera come avvocato divorzista (De Vellis preferisce utilizzare il maschile per la sua professione), è stata relatrice alla Scuola Superiore della Magistratura e nei corsi di specializzazione per gli psicologi forensi presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha maturato grande esperienza nei casi di violenza domestica e mobbing familiare oltre che in tema di unioni civili, contratti di convivenza, divisioni patrimoniali e in ambito ereditario. Tra le altre cose, ha difeso Silvio Berlusconi nel divorzio Berlusconi-Lario ed è autrice di diversi articoli e saggi in materia di diritto di famiglia e di patti prematrimoniali. Ecco perché affidiamo a lei tutte le nostre domande, i dubbi e - perché no - anche le paure.

Photo credit: Courtesy Photo - Valeria De Vellis
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Basandosi sulla sua esperienza lavorativa, secondo lei quali sono le tre regole per il “divorzio perfetto”?

1. Rivolgiti subito a un esperto ed evita il “fai da te”.

2. Non pensare al divorzio come a un fallimento, né come a una vendetta: il divorzio serve a progettare il futuro tuo e dei figli, non per chiudere i conti con il passato.

3. Liberati dal senso di colpa, il prima possibile. Chi si sente in colpa spesso firma pessimi accordi e non fa il genitore come dovrebbe. Aggiungo che è molto importante fare un elenco dei costi di casa e pensare alle abitudini dei figli prima di riorganizzare la loro vita, abitudini che vanno il più possibile confermate. Bisogna essere molto concreti, non farsi governare dall’emotività.

In che modo la componente di genere incide sul divorzio al giorno d’oggi? Ad esempio le disparità economiche - spesso a sfavore della componente femminile visto il gender gap - possono ancora penalizzare le donne?

Intanto, se esiste una disparità reddituale tra i genitori quello più ricco deve contribuire in misura prevalente al mantenimento dei figli, che hanno il diritto di proseguire il tenore di vita che aveva la famiglia unita: per esempio, devono poter frequentare le stesse scuole, andare in vacanza come facevano prima della separazione dei genitori e poter continuare a vivere nella casa familiare.

Photo credit: d3sign - Getty Images
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Quanto ai rapporti tra coniugi, la disparità economica oggi non penalizza le donne, se è il frutto di una scelta condivisa, fatta in funzione della famiglia. In altre parole, bisogna vedere, caso per caso, come si è arrivati alla situazione di disparità: se la moglie, in accordo con il marito, ha sacrificato le sue aspirazioni professionali, o vi ha rinunciato del tutto, per occuparsi della famiglia e dei figli, ha diritto all’assegno divorzile, soprattutto quando, come spesso accade, ha difficoltà a inserirsi nel mercato del lavoro a causa dell’età o della mancanza di pregresse esperienze lavorative. Anche la durata del matrimonio è importante.

A me piace l’attuale orientamento, perché sostituisce il principio della “solidarietà” con quello della “autoresponsabilità”: è giusto che ciascuno dei coniugi si assuma le responsabilità delle sue scelte di vita. Credo però che le donne oggi non possano più pensare al matrimonio come a una sorta di investimento per tutta la vita, le donne devono puntare su sé stesse, questa è la vera parità.

Dal punto di vista economico in caso di divorzio in che misura viene preso in considerazione il lavoro di cura quando svolto principalmente da uno dei due coniugi?

Viene preso in considerazione, perché il coniuge che ha accudito i figli in via prevalente ha diritto all’assegno divorzile: la Cassazione ha affermato chiaramente che l’assegno di divorzio ha anche natura “compensativa”, cioè serve a compensare il coniuge che ha avuto un ruolo trainante all’interno della famiglia, permettendo all’altro di dedicarsi alla carriera. Certo che se una moglie ha avuto a disposizione colf e baby sitter allora le cose cambiano. Bisogna vedere caso per caso, non esistono regole valide per tutti. Viene valorizzata la storia del singolo matrimonio, come è giusto che sia.

Quali sono le problematiche più comuni riguardo all'affidamento dei figli? Ha notato un cambio di approccio da parte dei genitori negli ultimi anni?

Ho notato un cambio di approccio dei giudici: oggi tendono a dare tempi paritetici con i figli a entrambi i genitori, attuando un principio che è già una prassi consolidata in altri Paesi, per esempio in Inghilterra.

Photo credit: hoozone - Getty Images
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Poi ci sono purtroppo i casi di violenza, quelli in cui i figli assistono alle violenze, fisiche e psicologiche, di un genitore ai danni dell’altro. L’OMS ha sottolineato, nel suo report sulla violenza, che i bambini vittime di violenza assistita presentano un rischio più elevato di sviluppare problemi affettivi e comportamentali, tra cui ansia, depressione, scarsi risultati scolastici, basso livello di autostima, disobbedienza, incubi e disturbi fisici, cioè mostrano molti dei disturbi psicologici presenti nei bambini vittime di abuso. Un problema di cui non si parla abbastanza.

Ci racconta un caso che le è rimasto particolarmente impresso nel corso della sua carriera?

Certamente il caso di Silvio Berlusconi. Nessuno avrebbe mai pensato che i giudici potessero eliminare del tutto un assegno così alto, per di più retroattivamente. Ma io ho portato avanti un principio, quello per cui al divorzio si deve tener conto anche di quello che è stato già dato al coniuge “debole” nel corso del matrimonio.

Un grande giurista, Piero Calamandrei, diceva che per trovare giustizia bisogna esserle fedeli sempre; la Giustizia, come tutte le divinità, si manifesta solo a chi ci crede. Dobbiamo crederci.

Photo credit: Courtesy Photo - Valeria De Vellis
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Che cosa vorrebbe cambiare nella legge italiana di oggi con riferimento alla famiglia?

Vorrei che ci fosse la possibilità di fare i patti prematrimoniali. Oggi in Italia non c’è ancora una legge, quindi i giudici considerano per lo più nulli i patti in vista del divorzio.

Ma perché se due coniugi possono decidere insieme le regole del ménage familiare, gli investimenti della famiglia, il regime della comunione o della separazione dei beni non possono programmare anche il loro eventuale, futuro divorzio? Non è meglio fare i patti quando c’è l’amore, piuttosto che rinviarli a un momento in cui l’amore è finito e spesso ha lasciato il posto al rancore?

Mi auguro che venga approvata subito una legge, magari ispirata all’esperienza inglese. Sono convinta che i divorzi sarebbero più facili e veloci, meno conflittuali e, soprattutto, meno dolorosi, anche per i figli. E non verrebbe sminuito il valore del matrimonio, né aumenterebbero i divorzi, anzi! Sarebbe una legge di grande civiltà.

Photo credit: Luke Chan / EyeEm - Getty Images
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