Quando ci terremo per mano. Intervista con Alessandro Zan

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Photo credit: Flavio e Frank
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Alessandro Zan è uno dei politici italiani più discussi negli ultimi mesi. Conosciuto come primo firmatario e relatore della proposta di legge contro omofobia e transfobia, le disabilità, le discriminazioni e le violenze per l’orientamento sessuale, il genere e l’identità di genere, un disegno di legge che porta il suo nome, “ddl Zan", è amato e supportato soprattutto dalle nuove generazioni che lo seguono nelle piazze e desiderano salutarlo dopo ogni incontro pubblico. Zan ha 47 anni ed è nato a Mestrino (Padova), luogo che cita spesso perché da lì è partito il suo percorso di attivista e politico. Un percorso lungo, a tratti difficile, che ha deciso di raccontare nel suo primo libro, Senza paura (Piemme), in libreria dal 14 settembre.

Onorevole Zan, di che cosa non bisogna avere paura?

Tenersi per mano con la tua compagna o il tuo compagno è una cosa bella, ma non per tutti. Tante coppie omosessuali evitano di farlo pubblicamente per timore di essere aggredite verbalmente o fisicamente. Tutto ciò è una limitazione inaccettabile. Senza paura è la voce di speranza per l’Italia che verrà, ma anche l’approccio alla battaglia che stiamo conducendo tutte e tutti insieme.

Che cosa invece fa paura a lei?

L’indifferenza, perché produce discriminazione. Il sentire diffuso che quella per i diritti civili sia battaglia di “altri”, un sentimento che genera odioso benaltrismo, mettendo sempre in secondo piano le conquiste di civiltà. Quando invece sarebbe fondamentale avere la consapevolezza che ogni lotta per l’uguaglianza è patrimonio di tutta la società nel suo insieme. Sotto questo profilo, le nuove generazioni sono molto più consapevoli di quelle precedenti.

Nel primo capitolo racconta la storia di Chiara, rifiutata dai genitori perché innamorata di una ragazza e costretta a cercare un rifugio nella casa Arcobaleno di Milano. In che modo la legge Zan difende il diritto di amare?

Questo ddl estende la legge Reale-Mancino che contrasta l’odio razziale, etnico e religioso anche all’odio omotransfobico, misogino e abilista. Prevedendo così un’estensione del codice penale anche ai crimini che hanno colpito Chiara, diventata per me un riferimento importante. Nel 2020 abbiamo già approvato la parte del ddl Zan che riguarda l’istituzione e il finanziamento di centri antiviolenza e case rifugio per le vittime. La politica è proprio questo, dare strumenti alle persone per affrontare la propria vita. Non dobbiamo dimenticare che in tutta Italia ci sono migliaia di storie come quella di Chiara.

Da mesi il suo disegno di legge è fermo al Senato. Quando si tornerà a discutere e quali tappe sono previste?

In queste prime settimane di settembre continuerà l’esame al Senato con l’ultima parte della discussione generale e poi con i voti sugli emendamenti, che sono mille, 700 dei quali presentati dalla Lega.

Quali sono i punti contestati in questo ddl da parte dell’opposizione?

Sono tanti, c’è chi sostiene che “l’omofobia non esiste”, c’è chi dice che questa è “una legge liberticida” o che si tratta di una norma che “consente di scegliere il proprio sesso e “introduce l’ ideologia gender nelle scuole”. Tutte fake news. l dati riportati nella Rainbow Map sul contrasto alle discriminazioni e alle violenze basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere portano l’ltalia al 35esimo posto in una classifica di 49 Paesi, tra la Lituania e l’Ucraina, a distanza siderale dai Paesi europei avanzati. Un risultato terribile, figlio di un ritardo nell’approvazione di politiche antidiscriminatorie che si accumula da decenni. Purtroppo in ltalia una certa parte politica ne ha sempre fatto una questione ideologica e di bandiera, quando in realtà i diritti sono patrimonio di tutta la società. Un esempio è la Francia: lì una legge durissima contro l’omotransfobia fu approvata dalla destra di Chirac nell’ormai lontano 2004.

Il 54 per cento degli italiani pensa che esista oggettivamente il problema della discriminazione su base religiosa, etnica e di orientamento sessuale. Anche questo è un dato importante.

l sondaggi inoltre ci dicono che oltre il 60 per cento degli italiani è favorevole al ddl Zan, addirittura oltre l’80 per cento nella fascia d’età 18-35. Questo è un bel segnale di speranza per il futuro. Inoltre sono convinto che nella società questa battaglia sia già vinta: in questi mesi infatti abbiamo assistito a una mobilitazione straordinaria e inedita, soprattutto dei giovani che dai social e dalle piazze hanno lanciato un messaggio fortissimo alla politica e alle istituzioni. Non possiamo perdere questo treno di civiltà per l’ennesima volta.

Durante questo percorso, anche la Chiesa ha riacceso il dibattito. Quanto influisce il parere della Chiesa su questi temi?

Chiaramente la Chiesa ha ancora un peso notevole nel dibattito pubblico italiano. Non dobbiamo però confondere Chiesa e mondo cattolico, come un’entità unica e granitica. In questi mesi infatti ho ricevuto centinaia di messaggi di incoraggiamento da parte di credenti e associazioni cattoliche – perfino di sacerdoti. Anche all’interno dell’universo cattolico c’è un dibattito importante in corso. In fondo la lotta a ogni discriminazione e odio è un messaggio cristiano.

ll ddl Zan è la scuola prevede interventi e progetti contro la discriminazione a scuola. Quale dovrebbe essere il ruolo della scuola e perché ci sono difficoltà su questo punto?

La scuola ha l’autonomia di attivare progetti contro le discriminazioni e a favore del rispetto di tutte le differenze, in attuazione dei princìpi di eguaglianza e di pari dignità sociale sanciti dalla Costituzione. Ad esempio, il 17 maggio, in occasione della Giornata mondiale contro l’omotransfobia (già istituita dalle Nazioni Unite e dal Parlamento Europeo) le scuole hanno la possibilità, e dunque non sono obbligate, di organizzare momenti di sensibilizzazione con i ragazzi per “promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione” e contrastare i pregiudizi e il bullismo. La scuola è dove si formano i cittadini di domani e non solo è decisiva, ma è anche la cura per spezzare il ciclo di discriminazioni.

Anche per lei non è stato facile fare coming out, soprattutto con suo padre Lamberto. Mi racconta com’è andata?

Come racconto nel libro, le famiglie possono essere un rifugio nella tempesta o una montagna da scalare. Dopo averlo detto a mia madre Clara, lo dissi anche a lui, che si mise una mano in fronte e si dovette sedere. Non fu semplice inizialmente ed è stata una strada lunga per lui, ma anche per me. Dopo il mio coming out ho avuto quasi la sensazione che un tappo fosse saltato all’improvviso e tutta l’energia repressa venisse fuori insieme.

Quando ha capito di avere la comprensione della sua famiglia e quanto è stato importante ai fini della sua crescita umana e politica avere quel supporto?

La comprensione è arrivata quando il silenzio è finito e mio padre è diventato il mio più grande sostenitore, cambiando le sue idee per amore, come lo sono da sempre mia madre e i miei due fratelli. Non sarei diventato la persona che sono senza di loro.

Photo credit: Piemme
Photo credit: Piemme

Nel libro scrive: «L’amore non è fuori dalla partita, l’amore è la partita». La parola “amore” c’è quasi in ogni capitolo.

L’amore, inteso in ogni sua forma, è l’antidoto all’odio e l’arma più forte di cui disponiamo. Lo penso davvero, senza retorica. Una società che ama le differenze e la pluralità è una società che riconosce e dunque ama se stessa. Per questo La nostra battaglia contro l’odio è il sottotitolo del mio libro.

Ha detto di non essere innamorato, ma fidanzato con la politica. Com’è possibile?

Sono stato innamorato in passato, ho avuto relazioni importantissime. Sì, ora sono single e quando dico che sono fidanzato con la politica è più che altro una battuta, ma lo dico perché in questi anni ha davvero assorbito e assorbe molte delle mie energie e del mio tempo. Che posso farci? Ho scelto una fidanzata molto esigente.

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