Quando sarai vaccinato potrai fare quello che vuoi?

Di Simone Cosimi
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Photo credit: Hannah Peters - Getty Images
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From Esquire

I vaccini sono in fase di somministrazione in Gran Bretagna, negli Stati Uniti (dove ne sono già state inoculate oltre 600mila dosi) e in altri paesi. Dal 27 dicembre si inizierà anche in Europa con qualche migliaio di dosi nel simbolico “Vaccine Day”, per poi iniziare a fare sul serio (si spera, del piano vaccinale italiano si sa ancora molto poco, padiglioni-primula a parte) dall’Epifania. Ma cosa succederà quando qualcuno riceverà la sua prima dose e poi concluderà il richiamo? Potrà tornare subito alla vita di prima? Certo che no.

Il New York Times ha messo insieme alcune prescrizioni e indicazioni a seconda delle diverse situazioni in cui ciascuno di noi si ritroverà dopo essere stato vaccinato. Prima da solo, poi circondato da amici e familiari che saranno stati vaccinati (magari anche prima di noi), infine in una situazione prossima all’immunità di gregge. In tutti i casi, prudenza e intelligenza rimarranno la stella polare che dovrà orientare le nostre scelte e i nostri atteggiamenti. Anche perché, lo abbiamo sottolineato molte volte, parecchi aspetti dei vaccini rimangono da capire nel dettaglio: se gli immunizzati possano comunque trasmettere l’infezione, quanto duri l’immunità e se sia efficace allo stesso modo anche sull’ultima variante individuata in Gran Bretagna o in diverse fasce d'età.

Photo credit: GETTY
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Insomma, più che un biglietto di prima classe per ripiombare al 2019 o “tornare alla normalità”, i vaccini saranno uno strumento che dovrà spingerci a pensare “a come andare oltre”. E per andare oltre dovremo comunque rassegnarci all’idea che alcuni pezzi della nostra esistenza ne usciranno mutati.

Una volta che saremo vaccinati, cioè una o due settimane dopo aver ricevuto la seconda dose, le loro vite non cambieranno più di tanto. Perché è probabile che chi sarà intorno a noi non sarà ancora immunizzato. Se sarà ovviamente più sicuro andare per negozi o uffici, e chi ci lavora sarà senz’altro più protetto, si dovrà comunque continuare a indossare le mascherine evitando gruppi numerosi di persone e ritrovi al chiuso quanto più possibile. Se anche saremo vaccinati, infatti, potremmo forse trasmettere l’infezione (anche se i primi dati sembrerebbero promettenti anche in termini di riduzione della contagiosità) e comunque poter sempre sviluppare una qualche forma di Covid-19: l’efficacia del vaccino Pfizer-BioNTech è del 95%. Significa che c’è il 5% di probabilità di ammalarsi e finché l’epidemia cavalca quel 5% può pesare molto di più visto che le occasioni di contatto con un individuo positivo sono ben più numerose rispetto a un tempo di pace.

Quando amici e familiari saranno vaccinati, socializzare con loro sarà ovviamente più sicuro anche al chiuso. Tuttavia sarà ancora il caso di evitare ampi gruppi e per alcuni esperti anche viaggi non necessari. In quei contesti non ci sarà d’altronde alcuna possibilità di sapere, almeno per come stanno al momento le cose e ad eccezione di alcuni voli "Covid-free" o simili soluzioni, se le persone intorno a noi saranno o meno vaccinate. Per cui il rischio, per loro e in parte per noi, rimarrà comunque elevato. Sarà insomma il momento in cui riprendere alcuni incontri privati e di persona o concederci una cena con la famiglia o gli amici vaccinati ma in cui porre ancora molta attenzione a tutto il resto. “L’immunità non è un interruttore acceso o spento – spiega al NY Times Eric Lofgren, epidemiologo della Washington State University – è un rapporto reciproco. Se saremo sotto la soglia dell’immunità di gregge, il virus continuerà serenamente a circolare nella popolazione e c’è in fondo sempre una possibilità che il vaccino per certe persone non funzioni del tutto”.

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La vita tornerà alla normalità solo quando l’intera popolazione di riferimento potrà godere di un livello sufficiente di protezione contro Sars-CoV-2. Nei primi due o tre mesi dal via alle vaccinazioni i diversi governi non potranno d'altronde che vaccinare una percentuale molto bassa dei propri cittadini. In Italia a gennaio arriveranno 4,3 milioni di dosi da Pfizer, buone per un paio di milioni di persone. Ma con l’arrivo di altre soluzioni, come i primi carichi di Moderna alla fine del mese e più avanti di AstraZeneca, CureVac, Janssen e diversi altri, la capacità salirà e se la macchina entrerà a regime già per la fine della primavera dovremmo poter raggiungere qualche milione di italiani immunizzati.

Secondo l’Aifa sarà possibile procedere al ritmo di 1,5 milioni al mese nei primi tre mesi. Poi l’arrivo di altre forniture dovrebbe consentirci di saltare da quei tre o quattro milioni di persone di fine marzo, intorno al 5% della popolazione, al 15% entro il secondo trimestre - cioè 7,5 milioni di vaccinati entro giugno - e al 50% entro il terzo, cioè 25 milioni entro settembre. Dal calcolo sono stati esclusi i 9 milioni di minori di 16 anni per i quali l’immunizzazione è sconsigliata.

Nel frattempo, la maggioranza di non vaccinati rimarrà suscettibile all’infezione e sarà fondamentale che i vaccinati non scambino l’immunizzazione per una tana libera tutti, proprio perché potrebbero comunque contribuire a diffondere il virus. Dovranno continuare a indossare le mascherine, evitare gruppi al chiuso e prestare attenzione a chi li circonda. Secondo gli esperti, la normalità o qualcosa di simile sarà fra noi il prossimo autunno. Negli Stati Uniti potrebbe avvenire anche entro l’estate, secondo le previsioni più ottimistiche.

Quando la maggioranza della popolazione sarà vaccinata sarà ovviamente molto più sicuro circolare e tornare alle attività precedenti. Secondo molti esperti occorre una copertura di almeno il 70% ma è una stima che andrà chiarita e meglio dettagliata nel corso delle somministrazioni. Si potrà tornare alle feste, alle attività di gruppo e il prossimo Natale le famiglie potranno riunirsi in tranquillità, cosa che quest’anno è ovviamente sconsigliata e comunque raccomandata con ogni misura precauzionale.

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Nel frattempo non tutto sarà concluso: aree con coperture inferiori del vaccino potranno continuare ad assistere a focolai e picchi d’infezione, specie d’inverno, anche all’interno di un paese che magari in termini generali avrebbe raggiunto il livello previsto di immunità di gregge. Senza contare i paesi in via di sviluppo. E proprio l’inverno potrebbe trasformarsi in una stagione non più segnata solo dal virus influenzale ma anche legata a nuovi ceppi del Covid contro i quali potremmo doverci vaccinare di anno in anno, almeno certe categorie e finché la virulenza rimarrà elevata.

Insomma, se le attività sociali fossero legate a un ipotetico budget di rischio, senz’altro i vaccini lo aumenteranno e di molto. Ma se ne investiremo gran parte su un fronte dovremmo poter essere costretti a stringere su un altro. Se viaggeremo per incontrare degli amici, per esempio, magari potremo scegliere di evitare rischi ulteriori uscendo a cena in posti affollati. Insomma, la protezione vaccinale ci obbligherà comunque a modulare le situazioni.

La prossima estate sarà probabilmente più serena e “aperta” sia per la naturale evoluzione di un virus respiratorio legata agli atteggiamenti sociali all’aperto che ne disincentivano la circolazione che per l’elevato numero di persone immunizzate. Ma per il prossimo inverno dovremmo aspettarci una ripresa di casi e ospedalizzazioni salvo una campagna di immunizzazione davvero di successo.

Nel “new normal”, insomma, dovremo continuare a portare le mascherine specialmente in certe stagioni o in posti affollati, a testarci in loco o presentare l’esito di test per imbarcarci in aereo o per altre simili attività e tutto sommato sarà un bene. Già la circolazione del virus influenzale di quest’anno, per esempio, appare significativamente inferiore al solito grazie all’ampio uso di mascherine, obbligatorio un po’ ovunque, all’igiene e al distanziamento fisico. I cambiamenti che ci porteremo dietro ci daranno una mano a evitare altri problemi in futuro.