Quando stronchiamo i film siamo sicuri di essere sempre alla loro altezza come spettatori?

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Photo credit: Jeff Mendelson / EyeEm - Getty Images
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«Quando diciamo che un film è bello? Quando assomiglia a quelli che ci sono piaciuti in passato e quando lo capiamo. Se un film esce dai canoni e se non lo capiamo diciamo che è brutto. Peccato, perché molte delle cose più importanti sono proprio quelle che non capiamo».

Dice più meno così Penélope Cruz nei panni della regista Lola Cuevas nel film Competencia oficial, in Concorso, diretto dai registi argentini Mariano Cohn e Gastón Duprat. Sono parole che dovremmo sempre ricordare, tutti, quando distribuiamo pagelle di bellezza o bruttezza ai film come a tutte le altre cose della vita.

Capita, a Venezia, di sentir definire brutti, e magari anche di veder coperti di insulti, e di sentir sdegnosamente rifiutati, proprio i film che rompono le regole, che non confermano il nostro gusto consolidato, che ci pongono di fronte al nuovo e al diverso.

E invece una “Mostra d’arte cinematografica” dovrebbe servire anche a questo: non solo e non tanto al glamour e/o al red carpet, pur sacrosanti, ma anche e soprattutto a portarci verso l’Altro e ad esplorare nuove frontiere nella nostra idea di cinema e di mondo. Molti film presenti quest’anno lo fanno. Siamo sicuri di essere sempre alla loro altezza come spettatori?

Photo credit: Francesco Margutti
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